Guerre e disastri naturali fanno aumentare il lavoro minorile in agricoltura

La Fao avverte: «Questa tendenza mina gli sforzi per porre fine a fame e povertà»

[12 giugno 2018]

Il lavoro minorile è definito come «un lavoro inappropriato per l’età, che ha conseguenze per la scolarizzazione dei bambini e che può nuocere alla loro salute, alla loro sicurezza o alla loro morale». Ma non tutto il lavoro svolto dai bambini è considerato lavoro minorile; secondo La Fao, «Alcune attività possono aiutare i bambini ad acquisire importanti abilità di sostentamento e contribuire alla loro sopravvivenza e sicurezza alimentare». Ma una cosa è certa: «Gran parte del lavoro svolto dai bambini in agricoltura non è appropriato per la loro età. È spesso pericoloso e può interferire con il loro benessere. Ad esempio, quando i bambini lavorano su campi trattati con pesticidi, o restano svegli tutta la notte su barche da pesca, o trasportano carichi pesanti, queste attività interferiscono con il loro sviluppo fisico e sociale».
Secondo l’ultimo rapporto “Global Estimates of Child Labour” di Alliance87 dell’ International Labour Organization (Ilo) «Dopo anni di costante declino, il lavoro minorile in agricoltura negli ultimi anni ha ripreso a crescere, a causa anche dell’aumento dei conflitti e delle catastrofi provocate dal clima».

Quasi tre bambini su quattro che svolgono lavoro minorile sono occupati in agricoltura. Dal 2012 ci sono 10 milioni di bambini in più che lavorano in agricoltura.  Dei 152 milioni di bambini lavoratori, la stragrande maggioranza – 108 milioni – vengono occupati in agricoltura, nell’allevamento del bestiame, nella silvicoltura o nell’acquacoltura.  Quasi il 70% del lavoro minorile è lavoro familiare non retribuito. L’incidenza del lavoro minorile nei Paesi colpiti da conflitti armati è del 77% superiore alla media globale. Quasi la metà di tutto il lavoro minorile del mondo avviene in Africa – 72 milioni, un bambino su cinque, e la stragrande maggioranza lavora in agricoltura – seguita dall’Asia con 62 milioni.

Oggi, in occasione della  Giornata mondiale contro il lavoro minorile, la Fao i avverte che «Questa preoccupante tendenza, non solo minaccia il benessere di milioni di bambini, ma mina anche gli sforzi per porre fine alla fame e alla povertà».

Secondo i dati delle agenzie Onu, «Il numero dei minori che lavorano in agricoltura è aumentato in modo notevole, passando dal 2012 a oggi   da 98 a 108 milioni, dopo oltre un decennio di continuo declino. Conflitti prolungati e disastri naturali legati al clima seguiti da migrazioni forzate hanno spinto centinaia di migliaia di bambini nel lavoro minorile. Le famiglie nei campi profughi siriani in Libano, ad esempio, sono inclini a ricorrere al lavoro minorile per assicurare la sopravvivenza della famiglia. I bambini rifugiati svolgono una serie di compiti: lavorano nella produzione di aglio, nelle serre per la produzione di pomodori, nella raccolta di patate, fichi e fagioli. Sono spesso esposti a molti pericoli e rischi, come pesticidi, scarsa igiene del campo, alte temperature e affaticamento nel fare lavori fisici impegnativi per lunghi periodi. Allo stesso tempo, gli sforzi per eliminare il lavoro minorile in agricoltura devono fare i conti con sfide persistenti, a causa della povertà rurale e della concentrazione del lavoro minorile nell’economia informale e nel lavoro familiare non retribuito».

La Fao fa notare che «Il lavoro minorile in agricoltura è una questione globale che nuoce ai bambini, danneggia il settore agricolo e perpetua la povertà rurale. Ad esempio, quando i bambini sono costretti a lavorare per lunghe ore, la loro opportunità di frequentare la scuola e sviluppare le loro capacità è assai limitata, il che interferisce con la loro capacità di accedere a opportunità di lavoro decenti e produttive più tardi nella vita, comprese le opportunità in un settore agricolo modernizzato».

Daniel Gustafson, vice direttore generale della Fao, ricorda che «I bambini che lavorano per lunghe ore continueranno probabilmente a ingrossare le fila degli affamati e dei poveri. Poiché le loro famiglie dipendono dal loro lavoro, questo priva i bambini dell’opportunità di andare a scuola, il che a sua volta impedisce loro di ottenere posti di lavoro e redditi decenti in futuro. Poiché oltre il 70% del lavoro minorile in tutto il mondo si svolge in agricoltura, è fondamentale integrare il lavoro minorile nelle politiche agricole nazionali e affrontare la questione a livello di nucleo familiare. Altrimenti aggraverà ulteriormente la povertà e la fame nelle aree rurali. Dobbiamo spezzare questo circolo vizioso se vogliamo ottenere progressi verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Fame Zero non è possibile senza Zero lavoro minorile».
La Fao e i suoi partner stanno cercando di mettere fine alla dipendenza delle piccole fattorie familiari dal lavoro minorile, aiutando i piccoli contadini, fornendo accesso ai fattori produttivi e al credito, in particolare per le donne, e attuando pratiche agricole sostenibili per migliorare la produttività e far sì che le aziende a livello familiare siano abbastanza redditizie da impiegare gli adulti in un lavoro dignitoso. L’agenzia Onu sostiene inoltre i Paesi che integrano la lotta al  lavoro minorile nelle politiche, nella legislazione, nei programmi e nelle strategie nazionali. Come parte del suo più ampio approccio per eliminare il lavoro minorile in agricoltura, la Fao «promuove gli sforzi per aumentare i redditi delle famiglie rurali in modo che abbiano i mezzi per mandare i propri figli a scuola anziché farli lavorare».

La FAO ha anche sviluppato materiali informativi specifici per ogni singolo Paese che offrono indicazioni pratiche, come il Manuale per il monitoraggio e la valutazione del lavoro minorile nei programmi agricoli e la Guida visiva dei facilitatori: proteggere i bambini dai pesticidi!

In Libano, dove agli stirici rifugiati palestinesi si sono aggiunti centinaia di migliaia di  profughi siriani, palestinesi, la Fao  ha pubblicato un breve racconto per immagini sui pericoli dei pesticidi per i bambini più piccoli, spesso ancora analfabeti, destinato soprattutto ai bambini rifugiati siriani. L’agenzia sta anche lavorando su un’app mobile sotto forma di gioco, che analizza i rischi e i pericoli associati a diversi contesti agricoli come l’orticoltura, le colture nei campi e nelle serre.

In Uganda, la Fao, insieme ai ministeri dell’agricoltura, della zootecnia e della pesca e del lavoro, dello sviluppo sociale e di genere, organizza corsi di formazione per addetti agricoli locali, funzionari del lavoro, insegnanti delle scuole secondarie e studenti per promuovere il lavoro sicuro per i giovani e prevenire il lavoro minorile pericoloso in agricoltura in diversi distretti, comprese le comunità di accoglienza dei rifugiati nel West Nile.