Guterres: «L’Accordo di Parigi non è sufficiente,occorre una rivoluzione industriale ed energetica»

Troppi ritardi; «Gli Obiettivi di sviluppo sostenibile sono una nostra responsabilità collettiva»

[19 luglio 2018]

Chiudendo l’High-Level Political Forum on Sustainable Development (Hlpf), il segretario generale dell’Onu,  António Guterres, ha esortato tutti i governi del mondo a colmare i ritardi nella realizzazione dell’agenda 2030  del programma di sviluppo sostenibile. «Siamo in ritardo rispetto o stiamo addirittura tornando indietro» ha ammonito Guterres che, a 12 anni dalla data fissata per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg), ha elencato le tendenze preoccupanti e sfide crescenti: «Per la prima volta in un decennio, il numero di persone denutrite è aumentato, soprattutto a causa di conflitti, siccità e disastri legati ai cambiamenti climatici».

Il capo dell’Onu a anche sottolineato che «Sacche persistenti di povertà, la disuguaglianza tra i sessi, gli investimenti inadeguati in infrastrutture sostenibili chiave, il crescente numero di conflitti, l’erosione e la crisi dei diritti umani richiede una risposta umanitaria globale senza precedenti. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile sono la nostra risposta collettiva alla costruzione di una globalizzazione equa. Il multilateralismo è l’unico modo per affrontare le complesse sfide interconnesse e a lungo termine che abbiamo di fronte».

Anche la vice segretario generale dell’Onu Amina Mohammed ha evidenziato i progressi fatti nella lotta alla mortalità materna e infantile, contro il matrimonio dei minori, per diminuire la disoccupazione globale e la tasso di perdita della foresta in tutto il mondo, ma anche lei ha sottolineato che «Stiamo procedendo troppo lentamente, o perdendo slancio. Per la prima volta in un decennio, il numero complessivo di persone denutrite è aumentato – da 777 milioni di persone nel 2015 a 815 milioni nel 2016 – minando fondamentalmente il nostro impegno a non lasciare indietro nessuno».

Anche la presidente dell’United nations Economic and Social Council  (Ecosoc), Marie Chatardová, ha detto che, a prima vista, il mondo ha fatto dei progressi: la povertà estrema è un terzo del 1990, quando colpiva il 10,9% della popolazione mondiale, inoltre, il 71% ha accesso all’elettricità. Ben il 10% in più, ma un miliardo di persone rimane ancora al buio. La Chatardová ha spiegato: «Il progresso c’è, ma generalmente non a una velocità sufficiente per realizzare gli Sdg entro il 2030». Nonostante questi problemi. La presidente di Ecosoc è fiduciosa: «L’Agenda 2030 si sta traducendo in politiche e misure concrete, sembra che stiano prendendo piede nuovi modi di attuare le politiche, con molti esempi di approcci più inclusivi e basati sull’evidenza dei fatti».

Guterres ha deplorato il deficit di finanziamento per gli investimenti negli Sdg da parte degli Stati membri dell’Onu: «Dobbiamo sbloccare livelli significativi di finanziamenti necessari per attuare l’Agenda 2030, specialmente nei Paesi vulnerabili. I Paesi devono fare tutto il possibile per mobilitare le risorse interne».

Il presidente dell’Assemblea generale dell’Onu, Miroslav Lajčák, ha detto: «Non abbiamo tempo da perdere», ma ha anche evidenziato i quattro campi in cui sono stati fatti progressi globali: «Abbiamo iniziato a demolire la povertà estrema. Le innovazioni nel settore sanitario stanno consentendo alle persone di vivere una vita più lunga e più sana. Un numero minore di bambini è costretto a lavorare e sempre più sono dove dovrebbero essere: a scuola». Ma anche Lajčák non ha nascosto le «enormi sfide future» che dobbiamo affrontare: «I progressi  realizzati per ridurre la povertà estrema non hanno giovato a tutti e molti stanno ancora morendo a causa di malattie curabili. Una persona su sei ancora non ha acqua potabile sicura; donne e ragazze di tutto il mondo rimangono escluse o oppresse; e il pianeta si sta letteralmente sciogliendo. Inoltre, sappiamo che le nostre richieste di acqua, cibo, energia e alloggi sono già insostenibili». Per questo il presidente dell’Assemblea generale dell’Onu ha ricordato che «Il mondo sarebbe un posto molto spaventoso senza l’Agenda 2030 e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Senza l’unilateralismo dei 17 obiettivi, il protezionismo e l’estremismo avrebbero progetti ancora più grandi».

Guterres ha ripreso le preoccupazioni di Lajčák e ha nuovamente lanciato l’allarme sul cambiamento climatico: «Si sta evolvendo più velocemente di quanto facciamo noi”. La volontà politica è insufficiente per onorare gli impegni presi per tenere sotto controllo le emissioni di gas serra. La base per azione climatica è l’accordo di Parigi sul cambiamento climatico. L’obiettivo principale del testo concluso nel 2015 nella capitale francese è quello di limitare l’aumento della temperatura globale ben al di sotto di 2 gradi Celsius e il più vicino possibile agli 1,5 gradi. Ma dobbiamo riconoscere che Parigi non è sufficiente.  Dato che la trasformazione economica e sociale necessaria per restare ben al di sotto dei 2 gradi richiede niente di meno che una rivoluzione industriale ed energetica e non ci siamo ancora». Il segretari generale dell’Onu ha annunciato che convocherà un vertice sul clima  nel settembre 2019, con l’obiettivo di «stimolare maggiori ambizioni climatiche».

L’inviato dell’Onu per le politiche giovanili, Jayathma Wickramanayake, ha richiamato l’attenzione sul futuro del mondo che bussa alle nostre porte, sugli 1,8 miliardi di giovani tra i 10 ei 24 anni che svolgeranno un ruolo essenziale nell’Agenda 2030: «I giovani saranno quelli che guideranno  questo programma negli anni a venire. In effetti, in molti luoghi lo sono già. Essendo cresciuti in un mondo di innovazione tecnologica, i giovani di oggi sono più esperti di tecnologia digitale, sono la generazione più interconnessa di sempre al mondo. Per risolvere le questioni più urgenti del nostro tempo, dobbiamo sfruttare il dinamismo di giovani innovatori, attivisti, imprenditori e leader che hanno il potenziale per distruggere lo status quo ed essere una potente forza f per un cambiamento positivo».