Hollande: «La Francia entro il 2050 consumerà la metà dell’energia. 30% in meno di energie fossili entro il 2030»

Iva al 5% sul rinnovamento energetico, si alla Taxe carbone e “2.000 emplois d’avenir”

[20 settembre 2013]

Oggi il presidente francese François Hollande ha chiesto «una riduzione del consumo di energia finale del 50% entro il 2050 per mantenere gli impegni climatici della Francia». Hollande ha aperto con questo ambizioso impegno la due giorni della seconda Conférence environnementale in corso a Parigi, ma ha subito aggiunto: «Non ne facciamo un dogma, se arriveremo ad un po’ meno non sarà una calamità», riconoscendo che «il piano è audace».

Il presidente francese ha anche fissato al 30% l’obiettivo di diminuzione del consumo di energie fossili (petrolio, gas e carbone) entro il 2030, per lottare contro il global warming e ha spiegato: «Se riduciamo il nostro consumo, potremmo risparmiare da 20 a 50 miliardi entro il 2030 sulla nostra bolletta energetica, due volte lo choc della competitività. Una tale riduzione si tradurrà in una divisione da 3 a 6 volte della nostra bolletta energetica».

Proprio questo obiettivo di dimezzamento dei consumi totali di energia entro il 2050 è stato uno dei maggiori punti di disaccordo durane il “grand débat national sur l’énergie” che si è tenuto  in Francia nel primo semestre del 2013 e del quale François Hollande ha presentato la sintesi finale. Alcuni, a cominciare dalla grandi imprese,  giudicano questi obiettivi eccessivi e propongono un misero obiettivo del 20%.

Hollande non gli ha dato ascolto ed ha anzi ribadito che la “taxe carbone” «è giusta, efficace e giuridicamente incontestabile», e insistendo sull’importanza di tutelare il potere di acquisto della famiglie ha avvertito: «Conosco i guai che hanno passato coloro che avevano immaginato, nel quadro della Grenelle, una tassa sul carbone. Il Conseil constitutionnel non ha accettato questo progetto (…). Bisogna ripensarlo e fare in modo che sia allo stesso tempo giusto, efficace e giuridicamente incontestabile. Si tratta di finanziare la transizione energetica e dunque di ripartire quel che produrrà a beneficio delle famiglie e delle imprese in termini di compensazione sulla base dei prelievi. Non si tratta di una fiscalità supplementare. È una nuova fiscalità che per le famiglie si traduce in un certo numero di guadagni identificati, come il calo della Tva (l’Iva francese, ndr) sul rinnovamento termico ed il credito di imposta développement durable».

Si trattava di un discorso molto atteso dagli alleati ecologisti di Hollande, soprattutto per quel che riguarda il rinnovamento termico degli edifici e i mezzi di trasporto alternativi. Il presidente ha ribadito che «la transizione energetica non è una scelta di circostanza, non è un compromesso, non è un negoziato. La transizione energetica è una decisione strategica. Non è un problema, è la soluzione».

Per questo, con grande soddisfazione di tutto il comparto edile francese, «il tasso della Tva sui lavori di isolamento termico passerà al 5% nel 2014, al posto del 10% previsto. Questa misura ridurrà per prima cosa la bolletta energetica delle famiglie e sosterrà l’attività edile»

Hollande ha anche annunciato la creazione di «2.000 emplois d’avenir» per consigliare le famiglie nelle loro scelte per il rinnovamento termico delle loro abitazioni e ha promesso che nei prossimi anni istituirà «un fondo nazionale di garanzia del rinnovamento termico», gestito dalla banca di Stato, che dovrebbe anticipare le spese delle famiglie che scelgono di rinnovare energeticamente le loro case.

Il calo dell’Iva per il rinnovamento energetico dovrebbe avere un costo intorno ai 750 milioni di euro ed è una vittoria delle imprese delle rinnovabili e dell’edilizia che puntano a raggiungere 500.000 abitazioni “rinnovate” all’anno entro il 2017. L’Iva in Francia è al 20%.