I Buoni frutti, primo progetto di franchising sociale dell’agricoltura italiana

Marchio etico nazionale per valorizzare i prodotti dell’agricoltura sociale e le buone pratiche

[26 agosto 2015]

i buoni frutti

Dopo essere stata presentata a luglio a Roma, alla presenza del ministero delle politiche agricole e forestali e delle organizzazioni del settore agricolo, prende ufficialmente il via I Buoni Frutti, il primo progetto di franchising sociale in agricoltura a sostegno dell’innovazione e della diffusione di pratiche e prodotti di agricoltura sociale.  Si tratta di un’iniziativa del dipartimento di scienze veterinarie dell’università di Pisa e dell’Agenzia italiana per la campagna e l’agricoltura responsabile e etica (Aicare) e il team de I Buoni Frutti  spiega che «’idea è di utilizzare la tecnica del franchising commerciale adattandola a una funzione pubblica, per trasferire conoscenze ed esperienza da imprese e territori di successo verso nuovi interlocutori meno esperti. I Buoni Frutti si pone dunque come marchio etico a livello nazionale con l’obiettivo di valorizzare i prodotti  realizzati all’interno di percorsi di agricoltura sociale e promuovendone al contempo le buone pratiche».

Francesco Di Iacovo, dell’università di Pisa, sottolinea che «In Italia, l’agricoltura sociale è un mondo relativamente nuovo che coinvolge attori diversi: imprese agricole, cooperative sociali, associazione di volontariato, istituzioni pubbliche. La legge sull’agricoltura sociale è appena diventata legge dello Stato. Il riferimento normativo faciliterà così il lavoro di quanti nell’agricoltura sociale già operano e, allo stesso tempo, assicurerà chiarezza normativa per quanti si avvicineranno per la prima volta al tema. La legge nazionale, però, richiederà specifiche applicative volte a facilitare la corretta diffusione dell’agricoltura sociale, una direzione nella quale agisce I Buoni Frutti» .

Anche Francesca Durastanti, presidente di Aicare, evidenzia che «I Buoni Frutti vuole accelerare la diffusione delle buone pratiche di agricoltura sociale facilitando la diffusione regolata dell’innovazione e accompagnando processi di creazione di valore sociale ed economico utili per rispondere a parte dei bisogni oggi presenti nella società italiana».

I promotori dell’iniziativa fanno alcuni esempi  concreti di buone pratiche nell’agricoltura sociale, come  l’esperienza della provincia di Torino: «In tre anni, a seguito di un’azione coordinata da Coldiretti Torino e Università di Pisa, si è creata una rete di 35 imprese, 15 cooperative sociali, consorzi dei servizi e Comuni che è riuscita, senza investimenti pubblici  diretti, a includere al lavoro 38 persone a bassa contrattualità».  Mentre il progetto www.ortietici.it dell’Università di Pisa ha evidenziato che «i prodotti di agricoltura sociale creano valore per la comunità (per ogni kg di prodotto un risparmio di spesa pubblica di 0,74 € rispetto al costo di servizi alternativi, e 7 minuti di lavoro inclusivo di persone a bassa contrattualità con un’efficacia superiore rispetto a pratiche ordinarie), per i consumatori (0,70€ di risparmio rispetto a prodotti di pari qualità sui mercati ordinari) e per privati (un margine di 0,30€/kg per il progetto al netto dei costi)».