Più siccità, bombe d’acqua, ondate di calore e crimini violenti: ecco l'emergenza sicurezza

I cambiamenti climatici sono già arrivati in Europa: lo dimostrano i dati di 558 città

Anche in tutte le città italiane osservate le temperature sono aumentate, fino ai +2°C nel nord del Paese: la soglia che il mondo vuole evitare di infrangere nel 2100 qui è già stata toccata

[25 settembre 2018]

Otre 100 milioni di punti di raccolta di dati messi a disposizione dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf) stanno alla base dell’indagine che l’European data journalism network – una piattaforma giornalistica indipendente della quale fanno parte testate come la tedesca Spiegel o l’italiana Internazionale – ha condotto per misurare l’avanzata dei cambiamenti climatici in casa nostra, nelle città europee. Sono 558 quelle messe sotto osservazione, di cui 54 italiane, ed è la prima volta che dati di rianalisi sono disponibili su questa scala; il che significa che gli scienziati dell’Ecmwf hanno incrociato una varietà di fonti – come satelliti, stazioni meteo, boe e palloni meteorologici – mostrando una realtà ormai inequivocabile: i cambiamenti climatici non rappresentano più un rischio futuro, ma sono già in corso in casa nostra, influenzando il nostro benessere.

L’Accordo di Parigi sul clima, siglato nel 2015 e ratificato anche dall’Italia, impone alla comunità internazionale di contenere entro il 2100 l’avanzata del riscaldamento globale “ben al di sotto” dei +2°C rispetto all’era pre-industriale: è questa la soglia massima oltre la quale i cambiamenti climatici provocati dalle emissioni di gas serra antropiche saranno drammatici e irreversibili. Eppure i dati messi in fila dall’European data journalism network (EdjNet) mostrano come in tutte le 558 città osservate le temperature siano salite, e come 17 città europee abbiano già sfondato la soglia dei +2°C, con 83 anni d’anticipo. Tra queste c’è anche una città italiana, Belluno, dove il termometro segna esattamente +2°C: si tratta di dati aggiornati al 31 dicembre 2017, rispetto alla media annua registrata nel XX secolo.

Nel nord Italia il 2100 è già arrivato. Delle 54 città italiane prese in esame dall’inchiesta, nessuna mostra una temperatura stabile. La colonnina di mercurio è salita ovunque in Italia, con intensità maggiore al nord Italia rispetto al sud; si spazia infatti dai +0,3°C registrati a Siracusa, Gela e Cagliari ai già citati +2°C di Belluno. E nel nord Europa la situazione è ancora più allarmante, con città in Svezia, Finlandia e Norvegia che hanno già toccato (e superato) i +3°C.

Tutto questo ha già riflessi concreti sul nostro modo di vivere. La Rete europea per il giornalismo dei dati riporta molti esempi concreti al proposito. Anche se limitati a un paio di gradi o meno, gli aumenti delle temperature possono avere gravi conseguenze, spiega Mojca Dolinar, capo del dipartimento di climatologia dell’Agenzia ambientale slovena, un ente governativo: un’atmosfera più calda può assorbire più acqua prima di rilasciarla sotto forma di pioggia, spiega. Questo implica che i periodi tra le piogge diventino più lunghi e le siccità più severe. Dall’altro lato, in ragione dell’alta concentrazione d’acqua nell’atmosfera le precipitazioni tendono a essere più concentrate, e questo porta a inondazioni più violente. Anche in Italia questo trend è molto chiaro, con l’alternarsi sempre più frequente di siccità e bombe d’acqua, come mostrano chiaramente gli ultimi dati messi a disposizione dall’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).

Come aggiunge poi l’EdjNet, l’aumento delle temperature e in particolare in occasione di ondate di caldo, è il responsabile di migliaia di morti dal 2000 in Europa; anche in Italia si suppone che i 68mila decessi anomali registrati nel 2015 fossero legati principalmente a due fattori, ovvero clima estremo e crollo delle vaccinazioni.

C’è poi il fattore sicurezza: ieri il Consiglio dei ministri italiano ha dato il via libera al cosiddetto decreto  Sicurezza voluto dal vicepremier Matteo Salvini, che limitandosi sostanzialmente a restringere ulteriormente le condizioni per il permesso di soggiorno – abrogando quello per motivi umanitari – probabilmente non farà che aumentare l’immigrazione irregolare, quella maggiormente legata a casi di criminalità (anche se, in ogni caso, tutti i dati disponibili mostrano come oggi non ci sia nessuna “emergenza sicurezza” in Italia). Il decreto approvato, in compenso, glissa del tutto su quanto i criminologi hanno compreso sin dagli anni Ottanta, ovvero che – almeno negli Stati Uniti – i crimini violenti aumentano proporzionalmente alle temperature. I cambiamenti climatici rappresentano dunque anche sotto questo aspetto un enorme problema di sicurezza.

L’Italia sta però facendo pochissimo per affrontarli con il necessario vigore. Da una parte, come nota l’inchiesta dell’EdjNet, un po’ in tutta Europa gli sforzi per un adattamento concreto e coordinato ai cambiamenti climatici stentano a decollare a livello locale; dall’altra, a livello nazionale l’Italia sembra aver tirato i remi in barca. Ormai dal 2014 le nostre emissioni di gas serra hanno smesso di diminuire, e anche le tendenze recenti non sembrano in linea con gli obiettivo di più lungo periodo in fatto di energie rinnovabili e decarbonizzazione.