I cambiamenti climatici stanno rendendo sempre più aridi i paesi del Mediterraneo

Barilla center for food & nutrition: «Dobbiamo dar vita a una vera “rivoluzione alimentare” che porti a una trasformazione dell’attuale sistema in un’ottica di sostenibilità»

[18 settembre 2018]

La popolazione mondiale raggiungerà 10 miliardi entro il 2050, ma già oggi non riusciamo a sfamare tutti, alimentando feroci disuguaglianze: gli ultimi dati Onu disponibili rendono drammaticamente noto che 821 milioni di persone denutrite nel mondo (dato in aumento di 6 milioni rispetto allo scorso anno) si accompagnano a 672 milioni di obesi (a loro volta possibili vittime di malnutrizione). Uno scenario tragico che vede al centro il cibo e il modo in cui lo produciamo, consumiamo e purtroppo sprechiamo.

«Ogni anno nel mondo si gettano 1,3 miliardi di tonnellate di cibo e solo in Italia 145kg pro capite (secondo il Food sustainability index, ndr), circa 4 volte la quantità necessaria a sfamare le persone denutrite nel mondo – dichiara al proposito Luca Virginio, vicepresidente della Barilla center for food & nutrition (Bcfn) – Dobbiamo invertire questo trend e dar vita a una vera “rivoluzione alimentare” che porti a una trasformazione dell’attuale sistema in un’ottica di sostenibilità. La Fondazione Bcfn lavora per ribadire il ruolo centrale del cibo e dell’alimentazione in questo processo di cambiamento. Lo stiamo facendo con vari progetti, come il premio giornalistico Food sustainability media award, e lo faremo anche con il Forum internazionale su alimentazione e nutrizione a New York, dove parleremo della crisi nutrizionale globale e degli impegni che tutti i Paesi hanno preso affinché si possano raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030».

Affrontare i paradossi alimentari globali è fondamentale per raggiungere un futuro sostenibile in grado di garantire cibo per tutti, e mettono al centro (anche) il ruolo di grandi attori commerciali come Barilla. Se infatti ad esempio per l’Ispra – l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale in Italia – la “rivoluzione alimentare” necessaria per contrastare efficacemente lo spreco di cibo rende necessario «incentivare la diffusione di sistemi alimentari locali, ecologici, solidali e provenienti da piccole aziende», dall’altro lato la Fao ha appena posto l’accento sulla necessità di un commercio internazionale del cibo equo e sostenibile come “misura di sicurezza” in grado di limitare i danni all’agricoltura legati ai cambiamenti climatici.

Più in generale, sono proprio i dati Fao a mostrare chiaramente che tra le cause che hanno portato già oggi all’aumento dei numeri della fame nel mondo, oltre ai prolungati conflitti e alla recessione economica in alcuni Paesi, c’è l’impatto che la variazione climatica sta avendo sull’agricoltura.

Per analizzare meglio il fenomeno, la Fondazione Bcfn guarda allo studio “Food & Migration. Understanding the geopolitical nexus in the Euro-Mediterranean”, che prende in esame i Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, un’area geografica particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici. Lo studio analizza i numeri delle migrazioni in quest’area e li mette in rapporto con i cambiamenti climatici dovuti anche alla produzione agro-alimentare: secondo i risultati dell’indagine ci si aspetta, in concomitanza con estati che riscaldano a un ritmo del 40% superiore a quello globale, una diminuzione delle precipitazioni nel breve (2025) e medio (2050) termine dal 2 al 7%, contro un aumento previsto sul globo tra l’1 e il 4%. I dati mostrano che in futuro, nella regione del Mediterraneo, i cambiamenti climatici e la variabilità climatica potrebbero portare a un riscaldamento di 0.7°C nel giro dei prossimi 20 anni, per raddoppiare entro il 2050. Dati che mettono al centro l’importanza, per i Paesi mediterranei, di sviluppare sistemi agro-alimentari sostenibili, in grado di adattarsi ai cambiamenti climatici.