Riceviamo e pubblichiamo

I disastri dell’Ilva e i tentativi di rilanciare Taranto

[15 maggio 2014]

Maggio, oltre ad essere il mese delle elezioni europee è anche tornato il mese dell’Ilva, tema che negli ultimi tempi era passato in secondo piano nonostante rimangano attuali i problemi e la ricerca delle soluzioni a Taranto.

Il 30 aprile è morto Emilio Riva, il vecchio patron dell’acciaieria. Quasi uno scherzo del destino visto che il primo maggio c’è stato il concerto alternativo nella città pugliese, ormai nota più per la diossina che per l’acciaio. Un concerto con un successo superiore all’anno precedente, nonostante la concorrenza del concertone dei sindacati a Roma. «Signor Presidente del Consiglio, signori ministri, signor Presidente della Regione, signor sindaco e signori sindacalisti non dimenticate che continueremo a maledirvi ogni giorno per tutto ciò che potreste fare e non fate, per ciò che avreste potuto fare e non avete fatto», fu il duro commento sul palco di Michele Riondino, direttore artistico tarantino del concerto, che ha voluto proprio per accendere i fari sul dramma che la città sta vivendo a causa dell’inquinamento.

Vincenzo Fornaro era un pastore che ha dovuto abbattere le sue pecore perché malate e contaminate di diossina. Decise di denunciare l’inquinamento legato all’Ilva. È ora capolista alle elezioni per l’Europa nella circoscrizione Sud per Green Italia – Verdi Europei, a testimonianza dei danni che l’Ilva ha fatto all’altra economia di Taranto, quella che non fa ammalare e non uccide. «Io che ho vissuto sulla mia pelle quello che provoca la diossina non ho visto nessun sindacato difendere i diritti dei lavoratori rispetto al dramma ambientale e sanitario che ha rovinato la vita ai lavoratori e ai cittadini di Taranto», ha detto Fornaro. Un altro candidato della lista ecologista è Angelo Bonelli, da anni impegnato nella battaglia per una conversione ecologica dell’economia a Taranto al punto da candidarsi a sindaco nel 2012, riuscendo a farsi eleggere consigliere comunale.

Green Italia ha appena presentato a Roma una petizione per dire “stop all’Italia dei veleni”. Presenti Angelo Bonelli, Roberto della Seta, Francesco Ferrante e Monica Frassoni, che con la petizione chiederanno al presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi, alla presidente della Camera Laura Boldrini e al presidente del Senato Pietro Grasso di impegnarsi «per l’approvazione di una legge realmente incisiva sui reati ambientali, per l’istituzione di un fondo pubblico per le bonifiche e per dare piena attuazione alla Direttiva europea sulla responsabilità ambientale».

Ma oltre alla proposta nuove leggi, la tutela dell’ambiente e la lotta all’inquinamento sono al contempo proprio tra quei temi che soffrono anche il problema dell’eccessivo numero di leggi, sempre più spesso contrastanti tra loro al punto da creare seri problemi per garantire la certezza del diritto. Senza contare l’inquadramento dei responsabili, delle loro colpe e dei loro doveri.

Situazioni che, assieme ai mancati controlli, portano a veri e propri disastri sanitari e ambientali. Il rapporto epidemiologico Sentieri  dell’Istituto Superiore della Sanità sui siti a rischio inquinamento mostra per Taranto dati preoccupanti:

– un aumento di mortalità per il mesotelioma della pleura del 142% in più per gli uomini e del 110% in più per le donne;

– un aumento della mortalità per tumori maligni del sistema linfatico del 10% in più negli uomini e del 52% nelle donne;

– un aumento della mortalità per il tumore maligno del testicolo del 94% in più per gli uomini;
– un’incidenza oncologica del tumore maligno al polmone del 55% in più per gli uomini e del 44% in più per le donne e del per tumore alla tiroide del 58% in più per gli uomini e del 20% tra le donne.

Le polemiche dei rapporti dei sindacati con l’Ilva si allargano ad altri fronti, basti pensare che l’attuale commissario straordinario Enrico Bondi è ex amministratore delegato dell’Ilva. Una situazione intricata a cui si aggiunge la posizione di Paola Severino: da ministro del Governo Monti dovette decidere le sorti dell’impianto siderurgico, ma ora risulta consulente legale dell’azienda. Senza dimenticare la delicata posizione del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, che rischia di essere rinviato a giudizio sul caso Ilva assieme al sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, l’assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro e l’ex assessore Nicola Fratoianni, ora deputato.

Il lavoro delle associazioni Peacelink e Fondo Antidiossina ha permesso di portare avanti continue denunce e fatto diventare il caso Ilva prima nazionale e poi persino europeo. La Commissione europea ad aprile ha inviato all’Italia una seconda lettera di messa in mora, una situazione che potrebbe portarci, senza interventi adeguati, a sanzioni anche pesanti.

Ma il blackout non è solo ambientale. Ora i problemi restano la tutela dei posti di lavoro, in un momento di difficoltà aziendale anche a causa della crisi, e la tutela della salute dei tarantini e di chi abita in tutta l’area. Il governo sta tentando di ridurre la produzione inquinante dello stabilimento. Il piano industriale prevede, dopo tante vicissitudini, il rifacimento di un altoforno e l’installazione di nuovi filtri, oltre a interventi per la riduzione dei fumi e delle emissioni di gas. C’è anche l’impegno a ridurre l’utilizzo del carbone coke fino a una eventuale eliminazione. Il nocciolo della questione rimane l’impianto a caldo, che è quello più inquinante e che presenta serie criticità in un impianto, come quello di Taranto, che di fatto costeggia la città. Non si sarebbe dovuti arrivare a questa situazione di silenzi e connivenze, abbandonando al loro destino i cittadini di Taranto e tutte le attività (mitilicoltura, agricoltura, allevamento tra le altre) che sono state penalizzate quando non annientate dal gigante siderurgico, anch’esso adesso sommerso dalle incertezze legate alla sua sostenibilità (anche) economica.

di Emanuele Rigitano