I finalisti toscani del concorso storie di economia circolare

Una zuppa contro lo spreco, La SPA dei lombrichi e Rifò: cibo, humus e lana

[8 ottobre 2018]

Il concorso giornalistico storie di economia circolare, un contest di storie virtuose di economia circolare da raccontare con i diversi linguaggi: video, foto, radio, scrittura. Dopo la chiusura delle votazioni on line, il concorso è entrato nella fase finale, a novembre si conosceranno i vincitori, che verranno premiati l’11 dicembre.

Tra i  progetti più votati tre sono toscani: Una zuppa contro lo spreco, La SPA dei lombrichi e Rifò.

Una zuppa contro lo spreco  punta a salvare del cibo che altrimenti sarebbe gettato con le Disco Soupe, eventi che riescono a unire le persone e farle cucinare insieme contro lo Spreco Alimentare. I suoi ideatori spiegano che « Per produrre cibo viene impiegata tanta energia che ha un forte impatto sul nostro pianeta. Eppure oggi nel mondo si spreca un terzo di tutto il cibo che viene prodotto. Oltre a essere un’ingiustizia verso chi non ne ha abbastanza per sopravvivere, è anche un danno enorme per l’ambiente. La Disco Soupe nasce dal bisogno di porre maggiore attenzione nei confronti del problema dello Spreco Alimentare grazie ad eventi durante i quali, a ritmo di musica (da qui il titolo), si cucina e poi si mangia del cibo perfettamente commestibile ma che sarebbe stato buttato via. Disco Soupe Firenze nasce nel 2017 grazie a SenzaSpreco e dis.forme che, ispirandosi all’omonimo movimento internazionale, stanno proponendo molti di questi eventi nel territorio della provincia; a volte in città ed altre in paesi più piccoli. Ogni volta il processo è simile; vengono raccolti gli alimenti invenduti e donati dagli esercenti dell’area attorno all’evento (verdura, frutta e pane). Insieme ai partecipanti viene scelto il menù, vengono cucinate le diverse ricette e viene allestito il pranzo, offerto gratuitamente a tutti gli avventori. La quantità di cibo raccolto e la qualità delle ricette hanno sempre stupito il pubblico, andando così a sensibilizzarlo nei confronti dello spreco alimentare.
Ma soprattutto la Disco Soupe è un evento collettivo, che dimostra quanta energia si possa mettere in moto attraverso i processi di gruppo, e che lavorare insieme è la strada giusta per creare un futuro più sostenibile».

La SPA sei lombrichi trasforma un rifiuto speciale in un fertilizzante ricco di nutrienti per la terra. Bioxplosion, fondata nel 2016 a Migliarino, in provincia di Pisa, ha sviluppato e brevettato un sistema semplice da gestire per convertire il letame di cavallo in fertilizzante e sottolinea che «L’idea nasce all’interno della Tenuta Isola, famoso centro ippico per l’allenamento di cavalli da trotto, dove il letame prodotto dai circa 200 animali ospitati costituiva un rifiuto speciale costoso da smaltire. L’imprenditore Luca Mori ha sviluppato Bioxplosion insieme a Tommaso Pardi che si occupa della parte organizzativa e gestionale e alla giovane Violante Mori, responsabile della comunicazione. Con la collaborazione dell’Università di Pisa, il team di Bioxplosion ha sviluppato un sistema meccanizzato che crea un ambiente ideale per la vita dei lombrichi. Grazie all’incessante lavoro degli “spazzini della terra”, il letame viene digerito e purificato e si trasforma in vermicompost . Rispetto ad altri metodi di lombricoltura, Bioxplosion riduce il lavoro manuale e i rischi connessi alle gestione del ciclo produttivo.  La rete di distribuzione dell’humus di lombrico prodotto con il sistema Bioxplosion è attualmente attiva in Toscana, Lazio e Lombardia. È in corso uno studio per adattare il sistema alla trasformazione dei rifiuti organici urbani».

Rifò è un progetto impegnato a combattere la sovrapproduzione di rifiuti tessili, nel quale la materia “seconda” sostituisce la materia “prima”: il nuovo-antico mestiere della rigenerazione della lana. E’ infatti un laboratorio tessile che produce capi da cashmere e lana rigenerata nello storico distretto di Prato da cui attinge esperienza e risorse. «Rifò è un progetto giovane – dicono i suoi ideatori   – sostenibile ed innovativo seppur rispettoso del tradizionale mestiere della rigenerazione dei tessuti. Lo sfruttamento delle risorse del pianeta è a livelli difficilmente sopportabili nel lungo periodo. Il settore della moda produce più indumenti di quanti ne vengano venduti. La sovrapproduzione, insieme ai comportamenti consumistici, genera innumerevoli rifiuti tessili. Per esser più veloce e competitivo, il settore è diventato particolarmente energivoro ed inquinante.  Rifò si contrappone a questo modello producendo secondo la tecnica tradizionale della rigenerazione; quindi combatte il problema della sovrapproduzione perché ricicla gli scarti di tessuti già prodotti, produce solo dietro ordinazione e s’impegna sul fronte dell’inquinamento non utilizzando coloranti perché seleziona per colore gli scarti di lana e cashmere da rigenerare. Rifò ambisce, oltre a contribuire alla sostenibilità ambientale, a diventare un’azienda responsabile socialmente: lo sta già facendo sostenendo alcune realtà benefiche locali.
Rifò rappresenta quindi non solo un prodotto di qualità, fatto per durare e di design ma anche un progetto virtuoso, da seguire con entusiasmo e partecipazione».

Videogallery

  • Una zuppa contro lo spreco

  • La SPA dei lombrichi