I mille giorni di Renzi partono male. Lo Sblocca Italia non piace agli ambientalisti

[1 settembre 2014]

Oggi il premier Renzi, in tandem con i ministri Boschi e Delrio, ha presentato alla stampa e ai cittadini il sito che – in mille giorni a partire da oggi – nelle sue intenzioni dovrebbe racchiudere passo dopo passo tutti i provvedimenti del governo che garantiranno all’Italia di tornare «leader, non follower». Passo dopo passo, o meglio click dopo click, si sfogliano le pagine del sito, ma tutto quello che si trova al momento è racchiuso in slides e infografiche. Un po’ poco per la rivoluzione, ma i mille giorni partono adesso.

Preoccupa di più quanto già fatto. La prima delle infografiche cui ci si trova davanti visitando passodopopasso.italia.it è quella riferita allo Sblocca Italia, con i suoi silenzi da brivido. La parte del provvedimento già nota (senza nessun testo ufficiale a confermarla) basta però a far arrivare la bocciatura da parte del mondo ambientalista.

In particolare, secondo Legambiente il decreto “Sblocca Italia” approvato dal Consiglio dei ministri non è positivo. Il provvedimento, che ignora i suggerimenti inviati a suo tempo al governo, si presenta infatti come «un decreto omnibus che – in una stesura ancora non definitiva e con molti articoli ancora da completare nei prossimi giorni, prima che il Presidente Napolitano ne possa valutare la dubbia legittimità costituzionale – dimostra soprattutto confusione da parte del governo Renzi rispetto alla direzione verso la quale vuole portare il Paese per uscire dalla crisi»

Secondo l’associazione ambientalista, in particolare, «i pochi segnali positivi, come la proroga dell’eco-bonus e il rilancio di alcuni interventi ferroviari, si perdono in un decreto che tocca un numero infinito di temi senza alcuna idea di futuro, se non quella prevalente di rispondere agli interessi di alcune lobby. Lo si vede chiaramente nelle scelte che spingono l’asfalto (alle autostrade vanno infatti risorse pubbliche dirette e attraverso sgravi fiscali, con il sostegno ad interventi devastanti come quelli che si realizzeranno in Maremma, con la Tirrenica, e nelle Dolomiti, con la Valdastico), sul petrolio  (con vantaggi per le trivellazioni) e su nuovo cemento da semplificazioni per interventi edilizi e in aree demaniali».

Alcuni sprazzi di luce non mancano, come – oltre a quelli elencati da Legambiente – la possibilità di estendere su tutto il territorio nazionale un bonus per ristrutturazioni antisismiche compreso in una forbice tra il 50 e il 65% a partire dal 2015, ma si tratta di scelte non organiche e ancora aleatorie. A fare la parte del leone nel provvedimento – commentano Francesco Ferrante e Monica Frassoni di Green Italia  – sono le società concessionarie delle autostrade a cui si vorrebbe regalare un prolungamento delle concessioni, con buona pace della libera concorrenza. Un tentativo destinato a incontrare l’opposizione dell’Europa, e in merito al quale abbiamo già avviato un contatto e sensibilizzato la Commissione europea», stendendo nel frattempo un «tappeto rosso per chi vorrà sfruttare le relativamente scarse risorse di idrocarburi presenti in Italia», in aperto contrasto tra l’altro con l’appoggio garantito dallo stesso Matteo Renzi in una campagna elettorale schierata in difesa dell’energia rinnovabile.

Alla frenesia di Renzi sarebbe utile stavolta facesse da costruttivo contrappeso l’azione del Parlamento. Dove il decreto dovrà passare e, come si augura Legambiente, c’è (ci sarebbe) la possibilità di scegliere e «di stralciare le parti del provvedimento che risultano dannose per il Paese», puntando invece «su regole e procedure che consentano finalmente di sbloccare lavori la cui mancata realizzazione pesa negativamente sulla salute delle persone, sulla loro libertà di movimento, sull’economia; su opere veramente utili per i cittadini e il territorio a cominciare da investimenti nelle aree urbane, su ferrovie, trasporti, mobilità dolce e riqualificazione, ma anche sulla messa in sicurezza del territorio, le bonifiche, la depurazione, la sicurezza sismica, l’abbattimento di manufatti abusivi, impianti per chiudere il ciclo dei rifiuti. Semplificando sì, ma all’insegna della responsabilità e garantendo un sistema di controlli efficace».