I Paesi in via di sviluppo dovranno pagare più interessi sul debito a causa dei cambiamenti climatici

Nei prossimi 10 anni dovranno pagare fino a 168 miliardi di dollari in più a causa della loro vulnerabilità ai cambiamenti climatici di origine antropica

[3 luglio 2018]

Il nuovo studio “Climate Change and the Cost of Capital in Developing Countries (UN Environment, 2018)”, commissionato dall’United Nation environment programme (Unep) all’Imperial College Business School e alla School of Oriental and African Studies (SOAS) dell’università di Londra, ha rilevato che «i rischi climatici stanno aumentando il costo del capitale per i Paesi in via di sviluppo». I ricercatori hanno scoperto che «Per ogni 10 dollari che questi Paesi pagano per i pagamenti di interessi, un ulteriore dollaro è dovuto alla vulnerabilità del clima».

Lo studio, realizzato grazie al sostegno finanziario della MAVA Foundation, dimostra che negli ultimi dieci anni, un campione di Paesi in via di sviluppo ha dovuto pagare 40 miliardi di dollari aggiuntivi in pagamenti di interessi sul debito pubblico. I ricercatori stimano che «Questi costi aggiuntivi per gli interessi aumenteranno tra i 146 e i 168 miliardi di dollari nel prossimo decennio e potrebbero esacerbare le sfide economiche già affrontate dai Paesi poveri in tutto il mondo».

Per capire di cosa si parla, se questa somma fosse destinata all,adattamento climatico, con 62 miliardi si potrebbero rimboschire 1.291.666 km2 di alberi (1/5 della foresta pluviale amazzonica) o costruire dighe costiere lungo 9.538 km, quanto l’intera costa del Bangladesh, Barbados, Cambogia, Fiji, Haiti, Honduras, Sri Lanka e Vietnam.

E’ per questo che Selwin Hart ambasciatore delle Barbados negli Usa e co-presidente del V20 Working Group on Climate Risk, ha detto che «Questo studio rivoluzionario fa luce sulla necessità di affrontare l’aumento del costo del capitale per i Paesi più vulnerabili al mondo derivanti dal nostro successo nell’ottenere che i mercati finanziari prendano in considerazione il rischio climatico. Senza affrontare questa conseguenza involontaria, per noi diventerà sempre più difficile investire nell’adattamento climatico e nello sviluppo sostenibile».

Ma i ricercatori hanno anche scoperto che «Gli investimenti nella resilienza climatica possono contribuire a migliorare la salute fiscale a livello nazionale».

Charles Donovan, direttore del Center for climate finance and investment  all’Imperial College Business School, ha spiegato che «Il nostro lavoro dimostra che il cambiamento climatico non sta solo imponendo costi economici e sociali ai Paesi in via di sviluppo, ma sta anche amplificando i rischi esistenti che erano già stati valutati nei fixed income markets. Questi impatti cresceranno. La buona notizia è che gli investimenti nell’adattamento climatico non solo possono ridurre i danni sociali, ecologici ed economici, ma possono ammortizzare i deficit fiscali. Ma per essere efficaci, questi investimenti devono essere fatti ora».

I ricercatori dell’Imperial College Business School evidenziano che «Gli investimenti in progetti efficaci di mitigazione e di adattamento climatico  potrebbero comprendere piantare alberi e costruire dighe per la protezione costiera in paesi come Bangladesh, Barbados, Cambogia, Fiji, Haiti, Honduras, Sri Lanka e Vietnam».

Lo studio identifica diverse iniziative di mercato e politiche che potrebbero svolgere un ruolo nella riduzione del debito e degli interessi ma i ricercatori hanno scoperto che «Per essere efficaci da un punto di vista finanziario, le iniziative di adattamento climatico devono soddisfare almeno uno dei tre imperativi: ridurre i costi economici totali dell’impatto dei cambiamenti climatici, migliorare la velocità della ripresa economica e/o trasferire in modo economicamente conveniente il rischio finanziario correlato al clima».

Dallo studio emerge che gli investimenti interni nella preparazione della società «possono parzialmente mitigare gli impatti della vulnerabilità climatica sui tassi di indebitamento sovrani aumentando la resilienza sociale ed economica dei Paesi. A livello internazionale, gli sforzi cooperativi per misurare, monitorare e trasferire i rischi climatici offrono un’opportunità per prevenire un deterioramento della capacità di indebitamento sovrano nei Paesi meno sviluppati. Il monitoraggio degli indicatori finanziari utilizzati dalle principali agenzie di rating del credito è identificato come uno strumento fondamentale per anticipare gli impatti sui profili di credito sovrano».

Secondo Ulrich Volz, a capo del dipartimento di economia della SOAS University, «Gli investimenti che migliorano la capacità di adattamento e la resilienza dei Paesi vulnerabili al clima sono cruciali. Non solo aiuteranno i paesi vulnerabili a gestire meglio i rischi climatici, ma contribuiranno anche a ridurre il costo del loro indebitamento. Finora i mercati stanno attribuendo il valore sbagliato agli sforzi per mitigare i rischi climatici. Un tale fallimento del mercato implica che l’ostacolo per questi progetti è troppo alto e che i rendimenti su tali progetti sono proporzionalmente maggiori. Aiutare le persone ad affrontare il rischio climatico è un buon investimento».

Ne è convinto anche Simon Zadek, Consigliere speciale per la finanza sostenibile dell’Unep e visiting professor e senior fellow alla Singapore Management University, che conclude: «L’integrazione del rischio climatico nelle decisioni finanziarie è necessaria, ma l’inaccettabile logica dei mercati sta trasferendo i costi ai Paesi più poveri del mondo. Abbiamo bisogno di cooperazione internazionale e investimenti adeguati nella resilienza climatica per mitigare i maggiori costi di capitale che ora affrontano i Paesi in via di sviluppo».