I problemi della economia circolare visti dalle aziende italiane di raccolta dei rifiuti

I risultati del convegno Anco e Consorzi per l’economia circolare

[8 ottobre 2018]

Si è conclusa la convention dell’Associazione Nazionale Concessionari Consorzi (Anco) sull’economia circolare che si è caratterizzata per dibattito serio articolato e sereno, fra i Consorzi (presenti Conou, Cobat, Ecopneus, Conoe), esponenti del mondo della rigenerazione (Viscolube, Ramoil, AIR), rappresentanti della P.A. e della politica europea (Ministero dell’Ambiente e Parlamentare europeo) e del mondo ambientalista (Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Legambiente).

Secondo l’Anco, «Un elemento sembra accomunare un po’ tutti gli interventi: la necessità di svolgere una grande opera di autoeducazione della comunità per la costruzione della economia circolare. Lo hanno sottolineato Paolo Tomasi, presidente del Conou, parlando della necessità di inserire il mondo industriale nel processo di economia circolare con una attenta opera di informazione cui il Conou darà il suo contributo. E anche Giancarlo Morandi, presidente del Cobat, il quale ha però messo in guardia dagli effetti potenzialmente negativi che un regime non regolamentato di concorrenza potrebbe avere proprio su questo aspetto. Giovanni Corbetta, direttore di Ecopneus, ha evidenziato come l’efficacia dei controlli, che sono indispensabili, possa essere messo in forse da un regime illimitato di concorrenza in un settore di rilevante interesse pubblico, lamentando anche l’inerzia che ha dovuto rilevare talvolta da parte delle autorità pubbliche su rilevanti problemi normativi. Il presidente di Conoe, Tommaso Campanile, che ha ricordato il lungo cammino percorso dal Consorzio da lui guidato e il ruolo fondamentale che le aziende di raccolta hanno svolto in esso, si è detto pronto a fare la sua parte per l’adeguata informazione di ben 27 milioni di nuclei familiari, che sono quelli con cui fare i conti per quanto riguarda i due terzi degli oli vegetali e animali che tuttora sfuggono alla raccolta».

Il presidente di Anco, Franco Venanzi, ha ric ordato che per le aziende di raccolta il meeting è stato «una occasione per l’esame dei problemi che, in vista della economia circolare esse si trovano tuttora di fronte: la scarsità di impianti industriali cui conferire: lo faceva notare di recente anche il Direttore di Ispra Alessandro Bratti. La disomogeneità nella applicazione e interpretazione delle normative autorizzative, La qualità dei meccanismi di controllo previsti (un nome per tutti, il Sistri). L’incertezza dello stesso quadro di sistema, che proprio in questi giorni ha visto il ministro dell’ambiente Sergio Costa dare alcune linee guida sul sistema Rifiuti/Consorzi. I problemi di natura tecnico giuridica, con evidenti ricadute operative ed economiche, che riguardano la cosiddetta end of waste. Non sfugge l’importanza di questa tematica dopo le novità della normativa europea».

Ilde Gaudiello, dirigente alla pianificazione, tracciabilità e vigilanza sulla gestione dei rifiuti del ministero dell’Ambiente ha chiarito come «La stessa predisposizione degli statuti tipo da parte del Ministero dell’Ambiente dimostra come la finalità dell’interesse pubblico sia ben presente nell’opera del Ministero, aliena da ogni faziosità. Problemi certamente ce ne sono riguardo alla farraginosità della normativa stratificata nel tempo e alla ancora troppo debole omogeneità fra le politiche regionali sulle politiche autorizzative. Il “percorso comune” che il Ministero sta realizzando anche con gli stati generali dei consorzi è un modello di procedura guidato da un fondo di sensibilità etica e sociale che il Ministero ha ben presente. Non si vuole, ha ribadito la Dottoressa Gaudiello, una sorta di competizione al ribasso fra i consorzi, ma una concorrenza che sia competizione sinergica».

Stefano Maullu (Forza Italia, della Commissione ambiente del Parlamento europeo, ha auspicato  «Lo sviluppo di una “cultura del prodotto” nelle menti dei più giovani; una sorta di educazione che già dalle scuole insegni il valore dei materiali e l’importanza del riciclo. Solo così potremo portare a compimento il protratto di una economia strutturata in maniera circolare».

Per il mondo della rigenerazione – certo non secondario nel quadro di una voluta funzionante economia circolare – hanno parlato Antonio Lazzarinetti, Ad di Viscolube, e Maurizio Donnabella, di Ramoil, segnalando entrambi  l’importanza del lavoro necessario a raffinare la qualità del raccolto, con uno sforzo sinergico ad ogni livello. Mentre Giovanni Fini direttore dell’Associazione italiana rigenerazione oli vegetali ha evidenziato «L’enorme quantità che ancora sfugge alla raccolta in questo settore» e «Il pericolo che può derivare dalla importazione di olio esausto dall’estero a costi concorrenziali in quanto altrove la raccolta è sostenuta dallo Stato: da ciò deriva la necessità della organizzazione puntuale e precisa della filiera italiana che finora il Conoe ha garantito».

Stefano Leoni, della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, ha svolto una disamina delle condizioni per il progresso della economia circolare: «Il mercato, da solo, “non ce la fa”, e nel quadro complesso che si ha di fronte occorre una sinergia complessiva fra le amministrazioni, i produttori, gli stessi consumatori, in un quadro di economicità che deve essere sempre considerato».

Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, ha messo in guardia dallo «smantellare un sistema, quello dei Consorzi, fondamentalmente sano ed efficace, senza prima aver ben chiaro con cosa sostituirlo».

Venanzi ha concluso: «Non spetta evidentemente a noi dettare l’agenda politica però ci interessa che anche la voce di quegli operatori che concretamente fanno “andare la macchina”, comunque se ne vogliano considerare i risultati, sia presa in qualche considerazione. Siamo stati quindi ben lieti di poter ascoltare anche la voce del Ministero dell’Ambiente così come l’ha illustrata la dottoressa Ilde Gaudiello presente alla nostra convention, che ringrazio per la sua disponibilità. Di certo, possiamo comunque essere soddisfatti del servizio che le nostre aziende hanno prestato al “pubblico interesse” cui ha giustamente fatto riferimento il Ministro Costa, e questo in condizioni non sempre ottimali, appunto. In ciò, lo sottolineiamo con forza, il sistema dei Consorzi di filiera ha dato, nella nostra prospettiva, un contributo prezioso, che invitiamo a considerare con attenzione e rispetto».