Presentato a Milano il rapporto elaborato dal Forum PA

ICity rate 2017: più sei smart, più sei sostenibile?

L'innovazione tecnologica contribuisce all'innovazione sociale e alla sostenibilità ambientale, ma è proprio l'integrazione tra queste componenti che emerge come problema

[31 ottobre 2017]

Quanto sono smart le città italiane? Una domanda alla quale cerca di rispondere ogni anno, da 5 anni, il rapporto ICity rate compilato dal Forum PA (società del gruppo Digital 360) e presentato a Milano il 24 ottobre. Zeppo di dati riguarda i comuni capoluogo di 106 province italiane, una rete di città diffusa sul territorio nazionale (qui la sintesi).

Smart, intelligente, ma anche sostenibile, perché le tecnologie dell’informazione e l’Internet of things –  cioè gli oggetti che comunicano in rete – contribuiscono alla “innovazione sociale, culturale ed organizzativa per migliorare la qualità della vita, i livelli di occupazione, la competitività, come risposta ai bisogni delle generazioni attuali e future e garantendone la sostenibilità economica, sociale e ambientale”.

Questa è l’idea centrale della ricerca che si basa quest’anno su 113 indicatori che concorrono a definire 15 dimensioni della sostenibilità, che vanno dalla “povertà” alla “governance”, con uno sguardo attento alla “trasformazione digitale”, componente chiave della “smart city”.

Le 15 dimensioni vengono sintetizzate nell’indice generale della sostenibilità urbana sul quale si basa la graduatoria che vede Milano in testa. Si tratta di calcoli statistici che non vanno presi nel dettaglio della corsa al primo in graduatoria, ma per le loro indicazioni di larga massima. Per questo motivo meglio sarebbe raggruppare le 15 dimensioni all’interno delle tre grandi dimensioni della sostenibilità: ambientale, sociale ed economica. Si tratta di una sintesi che non compare nel rapporto, ma che nasce spontanea dalla metodologia proposta.

Quindi: acqua e aria, energia, mobilità sostenibile, rifiuti, verde urbano, e suolo e territorio concorrono a formare la dimensione ambientale; povertà, istruzione, cultura e turismo, legalità e governance formano quella sociale; crescita economica, occupazione, ricerca e innovazione e trasformazione digitale quella economica. Le mappe con le tre dimensioni insieme a quella dell’indice generale danno il quadro generale della sostenibilità delle città italiane.

Milano dalla mappa dell’indice generale risulta il polo principale. Sparisce l’Italia centrale e viene sostituita da una regione a cavallo dell’Appennino con un baricentro nella metropoli bipolare Bologna-Firenze, che mostra un tessuto integrato di città di medie dimensioni specialmente sul versante emiliano, meno su quello toscano.

La dimensione economica è significativa: il polo milanese domina su tutto il resto, che assomiglia a un deserto. La dimensione sociale mette in evidenza le città del nord-est, quelle padane e dell’Italia centrale. La dimensione ambientale mostra un’Italia più variegata: la metropoli milanese perde la preminenza e si evidenziano le zone appenniniche centrali.

Ma esiste una sinergia tra le tre dimensioni, che è proprio il tema centrale del rapporto ICity rate? Prendendo come indice dell’integrazione una somiglianza tra i valori delle tre dimensioni si può costruire una mappa dell’integrazione. La mappa mette in evidenza il blocco delle città padane dotate di una sostenibilità integrata.

Questo sembra l’aspetto più critico della sostenibilità: la mancata integrazione tra le tre dimensioni, specie nelle città del sud (ma non in quelle sarde). Anche Milano in testa alle graduatorie è carente sotto questo profilo, segno che il problema è trasversale.

Il problema merita attenzione. Usando i grafici in cui si posizionano le città secondo i valori di due dimensioni alla volta, si possono comprendere meglio le criticità. Che risultano soprattutto dal grafico dove dimensione economica e ambientale sono rapportate. Specialmente per i valori elevati della prima si perde il rapporto. Un po’ meno ma in maniera simile avviene per il rapporto tra dimensione economica e quella sociale.

L’integrazione sembra essere il problema che emerge dal rapporto Icity rate 2017: una integrazione territoriale che manca, salvo nell’area padana e intorno alla metropoli bipolare Bologna-Firenze, e una integrazione tra le tre dimensioni della sostenibilità. Un problema che riguarda sia le città del nord che quelle del sud, e che dovrebbe entrare come priorità dell’agenda urbana nazionale.