Domani la manifestazione a Larderello per difendere questa fonte rinnovabile

Il futuro della geotermia in Italia protagonista al Forum QualEnergia, grazie ai territori toscani

Un dibattito fra sfide tecnologiche e sensibilità delle comunità locali, con la spada di Damocle del taglio agli incentivi prospettato dal ministero dello Sviluppo economico

[30 novembre 2018]

Tra i 7.978 municipi italiani ce n’è solo uno che, al di fuori dei casi virtuosi presenti nel nord del Paese – e concentrati prevalentemente lungo l’arco alpino – è stato inserito da Legambiente nell’elenco dei 35 “Comuni 100% rinnovabili” 2018, presentato a Roma durante il Forum QualEnergia: si tratta del Comune geotermico di Montieri (GR), in Toscana, dove il naturale calore del sottosuolo viene impiegato per la produzione di energia elettrica oltre che per approvvigionare il sistema di teleriscaldamento locale.

Non è dunque un caso che nel corso del Forum l’incontro dedicato a Il futuro della geotermia in Italia: tra sfide tecnologiche e sensibilità delle comunità locali le aree geotermiche toscane abbiano ricoperto un ruolo assolutamente da protagonista. Nel corso del dibattito, che ha visto la partecipazione dei vertici CoSviG (il Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche) con Emiliano Bravi, nella doppia veste di vicepresidente del Consorzio e sindaco di Radicondoli (SI), e di Loris Martignoni, primo cittadino di Pomarance (PI) in rappresentanza degli altri sindaci geotermici che quotidianamente si occupano della gestione sul territorio della coltivazione della risorsa geotermica, è stato sottolineato che proprio la Toscana è l’unica regione italiana ad ospitare attualmente impianti per la produzione di energia elettrica da geotermia.

Una prospettiva di concreto sviluppo sostenibile oggi fortemente a rischio. Come ricordato nell’ultimo numero della rivista QualEnergia dal direttore generale di CoSviG, Sergio Chiacchella, il mondo delle energie rinnovabili italiane vive nell’incertezza derivante dall’attesa – dal 2016 – del Decreto rinnovabili.

E nello schema di decreto Fer approvato dal ministero dello Sviluppo economico e dal ministero dell’Ambiente e trasmesso alla Conferenza Stato Regioni, sono contenute alcune novità che hanno provocato sconcerto e discussione. Fra queste l’esclusione dal provvedimento della produzione geotermoelettrica, compresa la geotermia convenzionale, rinviando la definizione del regime di sostegno, a un futuro decreto Fer 2 in cui dovrebbero essere disciplinati gli incentivi per fonti e tecnologie che «presentano significativi elementi di innovatività nel contesto nazionale, con costi fissi ancora elevati e tempi maggiori di sviluppo, ovvero che hanno costi elevati di esercizio».

Se, quindi, l’attuale decreto ministeriale denominato Fer 1 non sarà modificato, per il settore geotermico – e conseguentemente per l’economia delle aree geotermiche stesse – si potrebbe aprire una stagione di incertezza e difficoltà.

La geotermia, come attestato da tutti gli organismi scientifici internazionali, è una fonte energetica rinnovabile.  È un’energia caratteristica del nostro Paese, e in particolare della Toscana, la cui tecnologia l’Italia esporta come eccellenza nel mondo e che rischia di andare incontro a un rapido declino.

Le cifre che caratterizzano il comparto sono indicative: 34 centrali, quasi 6 TWh di energia elettrica prodotta annualmente, calore utilizzato direttamente in teleriscaldamenti urbani e per attività produttive, 650 occupati diretti, oltre 2 mila se si considera l’occupazione indiretta, e un valore collocabile tra 250 e 300 milioni di euro di investimenti annui.

Nonostante ciò per la sopravvivenza del settore, e per far sì che questo costituisca un volano per lo sviluppo sostenibile dei territori geotermici, il mantenimento di un regime di incentivi è indispensabile, essendo l’attività geotermoelettrica diffusa solo in un’area limitata della Toscana con conseguenti economie di scala inferiori rispetto alle altre fonti rinnovabili – implementabili quasi ovunque – , oltre a richiedere elevati investimenti iniziali e il cosiddetto “rischio minerario”, ovvero la possibilità che un pozzo, una volta trivellato, non restituisca il vapore nella quantità o nella tipologia attesa, vanificando parte o l’intero investimento.

In questo contesto è importante sottolineare che – data l’importanza della geotermia per il proprio sistema energetico ed economico, con particolare riguardo ad alcune aree vocate – la Toscana è sul punto di traguardare una nuova legge regionale sulla geotermia che regolamenterà la coltivazione della risorsa e un protocollo d’intesa con i player privati volto a ridurre fino al 98% le emissioni inquinanti e, contestualmente, favorire il reimpiego della CO2 in uscita dalle centrali in altre filiere industriali (ad esempio quella agroalimentare, florovivaistica, ecc.).

Ma anche questo processo sarebbe a rischio senza più incentivi.  Una prospettiva cui i cittadini e il territorio, a partire da quello di tutti e 17 i Comuni geotermici fino all’intera Regione Toscana, non vogliono rassegnarsi.