Il governo Conte nel segno del sovrasfruttamento ecologico: per l’Italia oggi è l’Overshoot day

Fino alla fine del 2018 saremo in deficit con l’ecosistema: «Se tutti gli abitanti della Terra consumassero le risorse come fanno gli italiani, avremmo bisogno di 2,6 pianeti»

[24 maggio 2018]

Che si creda o meno alle coincidenze è curioso notare come le prime 24 ore da premier incaricato di Giuseppe Conte si materializzino in un giorno particolare: quello del sovrasfruttamento ecologico (Overshoot day) dell’Italia. Ed è preoccupante notare come questo tema non compaia neanche in fondo all’agenda politica; mentre lo spread e il debito pubblico sono tornati al centro del dibattito, il ben più grave deficit ecologico del Paese con l’ambiente che ci dà la vita paradossalmente pare non essere elemento d’interesse.

Eppure il 24 maggio 2018 segna un giorno critico, quello in cui «in cui le risorse naturali del nostro pianeta si esaurirebbero se se tutta la popolazione mondiale avesse lo stesso stile di vita e gli stessi consumi degli italiani» per dirla con le parole del Global footprint network, l’organizzazione internazionale di ricerca ambientale guidata dal co-ideatore dell’impronta ecologica Mathis Wackernagel, che quest’anno ha lanciato in collaborazione con la Fondazione Monte dei Paschi di Siena la versione italiana del Footprint calculator per sensibilizzare la cittadinanza sul tema, consentendo di scoprire come le proprie attività quotidiane influenzino la propria impronta ecologica.

Ormai ogni anno l’Overshoot day cade sempre prima del 31 dicembre, e questo succede a partire dai primi anni ’70, quando l’umanità ha iniziato a vivere in deficit ecologico. Gli effetti nel frattempo stanno diventando sempre più evidenti in forma di deforestazione, erosione del suolo, perdita degli habitat naturali e della biodiversità, accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera e cambiamento climatico. Fenomeni ai quali contribuiamo direttamente.

Il “Giorno del sovrasfruttamento della Terra” indica infatti per ogni anno la data in cui l’umanità ha finito di consumare tutte le risorse che il nostro pianeta è in grado di produrre in quell’anno: si tratta di calcoli basati sull’indicatore ambientale detto “impronta ecologica”, che misura la domanda annuale dell’umanità di risorse naturali e può essere confrontata con la biocapacità, che a sua volta misura la capacità della Terra di rigenerare tali risorse in un anno; se ne deduce che l’Overshoot day della Terra per l’Italia è calcolato attribuendo l’impronta ecologica di un italiano medio a tutta la popolazione mondiale, e dal suo confronto con la biocapacità globale.

«Se tutti gli abitanti della Terra consumassero le risorse come fanno gli italiani, avremmo bisogno di 2,6 pianeti Terra – sintetizza Wackernagel – Ma chiaramente abbiamo solo una Terra a disposizione, e non adattarsi ai suoi limiti diventa un rischio per tutti noi. Se il nostro pianeta ha dei limiti, l’ingegno dell’uomo sembra non averne. Vivere secondo le capacita del nostro pianeta di sostenerci è tecnologicamente possibile, economicamente vantaggioso ed è la nostra unica possibilità per un futuro più florido. Costruire un futuro sostenibile per tutti deve essere la nostra priorità».

È importante sottolineare che con un valore pro capite di 4,3 ettari globali (o gha), ad oggi noi italiani abbiamo un’impronta ecologica decisamente superiore alla media mediterranea (3,2 gha pro capite) e maggiore anche a quella dei cugini spagnoli (3,8 gha pro capite), sebbene inferiore a quella dei francesi (4,7 gha pro capite). Un risultato che secondo il Global footprint network legato «principalmente al settore dei trasporti e al consumo di cibo. Agire su queste due sfere di attività quotidiane – si aggiunge – darebbe quindi le più alte possibilità di invertire la tendenza e ridurre l’impronta degli italiani».

Eppure tutto ciò non sembra costituire la principale preoccupazione del governo italiano che va formandosi, come mostra il “contratto” stipulato da M5S e Lega, che sull’ambiente dà indicazioni di massima e tra loro contraddittorie.

«È ormai evidente che le nostre società devono cambiare rotta al più presto – aggiunge Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia e membro del think tank di greenreport – Il capitale umano e il capitale naturale sono strettamente legati e gli effetti che possiamo provocare indebolendo e distruggendo il capitale naturale possono essere per tutta l’umanità devastanti erodendone le possibilità di benessere e sviluppo. Per questo il Wwf usa lo slogan save the nature, save the humans».