Il sottosegretario del Mise Crippa (M5S) annuncia per l’Italia target più bassi di quelli Ue

Il “Governo del cambiamento” volta le spalle alle energie rinnovabili

Zanchini (Legambiente): «Una scelta contro l’ambiente, le imprese e i cittadini italiani. Non era questo il cambiamento promesso dai Cinque Stelle»

[29 novembre 2018]

Durante la seconda giornata del Forum QualEnergia, organizzato a Roma da Legambiente, La Nuova Ecologia e Kyoto Club, dal “Governo del cambiamento” è arrivata una pessima notizia per tutto il mondo delle energie rinnovabili: il sottosegretario dello Sviluppo economico Davide Crippa (M5S) ha infatti annunciato un disimpegno dell’Italia su questo fronte, in netto contrasto con le dichiarazioni arrivate dal ministro Di Maio (M5S) nei mesi scorsi.

Come previsto dal regolamento Ue sulla governance dell’Unione dell’energia, entro la fine dell’anno il nostro Paese dovrà trasmettere all’Europa la bozza del proprio Piano nazionale energia e clima, il documento che dovrà spiegare come il nostro Paese intende rispettare gli obiettivi comunitari in materia al 2030: per quanto riguarda le energie rinnovabili, secondo la direttiva Red II queste dovranno soddisfare almeno il 32% dei consumi finali lordi dell’Unione europea. Come spiegato dallo stesso ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio nel luglio 2018, per il nostro Paese «raggiungere il 32% da fonti rinnovabili nei consumi finali significa che dobbiamo raddoppiare, in soli 10 anni, la produzione da rinnovabili. Passando dagli attuali 130 TWh a più di 200. Questi obiettivi, insieme al programma di decarbonizzazione, guideranno la stesura del Piano energia e clima, una bozza che sarà inviata per le valutazioni in commissione entro dicembre». Ma appena quattro mesi sono bastati a cambiare idea, a quanto sembra, e l’asticella sulle rinnovabili si è abbassata proprio nel giorno in cui la Commissione europea ha spinto sull’acceleratore proponendo una strategia di decarbonizzazione completa del Vecchio continente al 2050.

Ora per quanto riguarda le rinnovabili «siamo orientati al 30% – ha dichiarato ieri Crippa (nella foto, ndr) – perché abbiamo già contribuito a far alzare gli obiettivi di riduzione europea e perché alzando fin da subito gli obiettivi al 32% rischieremmo di avere un gap di investimenti con una perdita di competitività rispetto ad altri paesi con obiettivi diversi». Dopo aver lanciato il sasso in Europa, dunque – il ministro Di Maio a giugno 2018 chiedeva addirittura di fissare «un obiettivo vincolante pari al 35%» per il target europeo sulle rinnovabili al 2030 – il “Governo del cambiamento” ha rapidamente tirato indietro la mano.

«Una scelta contro l’ambiente, le imprese e i cittadini italiani», è l’amaro commento del vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini», che parla di «mutazione dei Cinque Stelle dall’opposizione al governo». Sul clima «non ci siamo proprio. Il sottosegretario Crippa ha annunciato che l’Italia approverà obiettivi per le rinnovabili più bassi di quelli europei. Non era questo il cambiamento promesso dai Cinque Stelle».

È invece un quadro purtroppo coerente con quanto il ministero dello Sviluppo economico sta portando avanti anche in tema di incentivi alle energie rinnovabili, con l’atteso decreto Fer 1 la cui bozza è ampiamente insoddisfacente ed esclude del tutto la geotermia – una fonte rinnovabile che il nostro Paese ha impiegato per primo a fini industriali esattamente due secoli fa, con una leadership tecnologica ancora oggi riconosciuta in tutto il mondo – dalle fonti incentivate.

Tutto questo nonostante i benefici della coltivazione sostenibile della geotermia siano stati resi anche ieri evidenti nel corso del Forum QualEnergia, che ha ospitato una sessione interamente dedicata al Futuro della geotermia in Italia: tra sfide tecnologiche e sensibilità delle comunità locali, moderato da Sergio Ferraris (direttore Qualenergia), cui hanno partecipato Emiliano Bravi (vicepresidente del CoSviG – il Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche), Loredana Torsello (dirigente CoSviG) e Loris Martignoni (primo cittadino di Pomarance) in rappresentanza dei sindaci dei Comuni geotermici toscani, che sabato 1 dicembre scenderanno in piazza a Larderello proprio per manifestare contro la decisione del governo di tagliare gli incentivi alla geotermia.