Il M5S toscano ha presentato una pdl sulla geotermia: «Non possiamo chiudere gli impianti»

Il presidente del gruppo consiliare immagina però di «prevederne al 2030 al 2040 al 2050 il superamento», e subito una «moratoria di sei mesi». Con un po' di confusione sui dati

[7 settembre 2018]

Il gruppo consiliare del M5S ha prodotto una proposta di legge in merito alla coltivazione della geotermia in Toscana, una fonte rinnovabile che soddisfa il 30,78% della domanda di elettricità regionale – dando al contempo lavoro a oltre 700 dipendenti Enel, e a circa altri mille nell’indotto –, oltre a fornire calore utile a riscaldare più di 10 mila utenti residenziali e aziende della filiera agroalimentare, floricola e dell’agriturismo, e attirando al contempo sui territori geotermici un crescente flusso di turisti (oltre 60mila quelli riferiti al 2017).

Una realtà dunque di ampia rilevanza per il territorio regionale, e sulla quale il M5S nel «primo articolo della proposta chiede una moratoria di sei mesi», come spiega nel video di presentazione dedicato al tema il presidente del gruppo consiliare Giacomo Giannarelli; una simile proposta era stata avanzata da una pdl firmata da tre consiglieri Pd nelle scorse settimane, ma un confronto più ampio in corso nel Partito democratico con il gruppo consigliare e i sindaci geotermici (e dopo una presa di distanza anche dal mondo sindacale) sembra dirigersi verso una prospettiva maggiormente costruttiva.

Il secondo punto messo in evidenza da Giannarelli riguarda invece il fatto che «chi utilizza la risorsa geotermica deve dare più soldi alla Regione Toscana», puntando a incassare il 10% del fatturato da parte dell’azienda che gestisce le centrali geotermiche (in questo caso Enel); un tema sul quale anche in questo caso risulta al lavoro la Giunta regionale già da gennaio, quando illustrava l’intenzione di «chiedere ad Enel green power un aumento del ritorno economico ai territori che ospitano gli impianti maggiore dell’attuale, passando dal 6 al 10% del fatturato ricavato dallo sfruttamento dell’energia geotermica». Per il M5S sono invece «poco meno di 12 milioni, in media, gli euro riversati ogni anno da Enel nelle casse pubbliche in virtù della concessione a operare», ovvero «meno del 3% sul totale», ma è ormai dal 2007 con l’Accordo generale sulla geotermia che ai territori geotermici vengono destinati 30 milioni di euro annui (18 direttamente nelle casse comunali e 12 nel Fondo geotermico destinato a finanziare progetti d’area), ovvero il già citato 6%.

Dichiarazioni un po’ confuse dunque, che sembrano emergere anche nel prosieguo della presentazione della proposta di legge: «Sarà premiato – afferma Giannarelli in diretta Facebook – chi investe in interventi per il reinserimento totale del fluido e del gas geotermico, chi investe nella filiera corta energetica, chi investe nel recupero del calore e dell’elettricità create da queste centrali, soprattutto il calore perché sapete che in quelle aree c’è una grande diffusione del calore. È vero che è stato fatto del teleriscaldamento, ma questo calore può essere recuperato con altre soluzione tecnico-impianstiche di basso impatto ambientale. E quindi premiamo chi fa interventi per le emissioni zero e anche chi presenta progetti per l’abbattimento o lo stoccaggio della CO2, per raggiungere quelle soglie previste dall’Europa ma anche come annunciato dal nostro ministro Costa, che prevede l’abbattimento della CO2 entro il 2030, se non ricordo male».

«Sono tutti interventi – conclude Giannarelli – che abbiamo necessità che vengano fatti nella nostra Regione se vogliamo che la geotermia rimanga per un periodo transitorio fino al suo superamento, perché al momento non possiamo chiudere gli impianti ma dobbiamo assolutamente governare questa fase di transizione fino a prevederne al 2030 al 2040 al 2050 il loro superamento, per puntare su piccoli impianti diversificati (fotovoltaico, eolico, idroelettrico, piccoli impianti geotermici) diffusi per il territorio toscano».

Opinioni legittime anche se piuttosto ondivaghe, che si scontrano però con alcuni dati di fatto. In primis la geotermia rappresenta una fonte rinnovabile e non una di transizione (come il gas da fonte fossile) verso un’economia decarbonizzata; la CO2 emessa dalle centrali è infatti naturalmente prodotta nel sottosuolo, ed è direttamente l’Ipcc – il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico nato sotto il cappello dell’Onu – a spiegare che «lo sfruttamento dell’energia geotermica non produce alcuna CO2 aggiuntiva dal sottosuolo». Non a caso proprio durante la Cop21 di Parigi, che ha partorito lo storico Accordo sul clima, è nata un’alleanza internazionale per incoraggiare nel mondo un sensibile incremento nella produzione di energia geotermica al fine di combattere il riscaldamento climatico (il che a sua volta non sminuisce però l’opportunità di lavorare per ridurre al minimo il rilascio in atmosfera di CO2 dalle centrali geotermiche). Una realtà che sembra aver convinto anche il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, espressione proprio del M5S: all’accorata domanda rivoltagli 4 giorni fa dal giornalista Riccardo Iacona nel programma Rai3 ‘Presa diretta’ «lei ci tiene alla geotermia?», il ministro ha risposto con positiva convinzione: «Beh, sono andato a dirlo in Europa!».