La Regione metterà sul piatto 30 milioni di euro, 33 il ministero dello Sviluppo economico

Il nuovo Accordo di programma per Piombino sarà firmato «tra il 16 e il 20 luglio»

Novità su occupazione, bonifiche e concessioni portuali. L'azienda "disponibile a valutare" soluzioni di filiera corta e di economia circolare finalizzate al finalizzate al riciclo

[6 luglio 2018]

Al termine di una giornata densa di incontri tra il fronte aziendale e quello istituzionale, ieri è stato approvato lo schema del nuovo Accordo di Programma per la reindustrializzazione del sito d’interesse nazionale di Piombino, che sostituirà quello sottoscritto con Aferpi nel 2014 e verrà firmato ufficialmente da Jindal South West «tra il 16 e il 20 luglio», come ha dichiarato il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.

«È un passaggio di proprietà con impegni precisi da parte delle istituzioni e del privato – argomenta Rossi – che in 18 mesi presenterà il progetto che, attraverso i forni elettrici, permetterà a Piombino di tornare a colare acciaio».

A riassumere i «diversi elementi di novità rispetto alla versione precedente» dell’Accordo di programma è il Comune di Piombino. Per quanto riguarda le risorse messe a disposizione, queste sono di «33 milioni di euro da parte del Mise, 30 della Regione Toscana sull’innovazione tecnologica, più le risorse per ricerca e sviluppo e per la formazione sulla base dei progetti che saranno presentati da Jindal. Risorse – spiega il Comune – che saranno in massima parte legate alla 2° fase del piano industriale presentato da Jsw e quindi alla realizzazione del forno elettrico. Se gli impianti per la produzione di acciaio non verranno realizzati, le risorse non saranno erogate». Anche le concessioni demaniali portuali garantite a Jindal avranno una durata inferiore rispetto al «tempo massimo di 30 anni» per quelle attualmente utilizzate dalla vecchia Lucchini, se l’azienda non metterà in atto la 2° fase del piano. Nel mentre «altre possibili aree da dare in concessione saranno sottoposte al diritto di opzione da esercitare entro 24 mesi. Se cioè in questi 24 mesi si presentasse un’altra azienda con un percorso logistico valido, l’autorità portuale potrà esercitare il diritto di opzione sulla concessione. In ogni caso il tutto sarà sottoposto a una procedura di evidenza pubblica».

«Come amministrazione comunale inoltre – ha aggiunto il vicesindaco Stefano Ferrini – abbiamo poi ribadito e confermato la scelta urbanistica di allontanamento della fabbrica dalla città secondo quello che prevede la Variante Aferpi».

Altro dato di rilievo, che «ha consentito il raggiungimento del punto di equilibrio», è la «possibilità di attivare un tavolo tecnico politico nel momento in cui, nel momento degli smantellamenti, fossero rinvenuti materiali inquinanti di cui l’attuale azienda non è responsabile.  Pur essendo obbligata ad occuparsi ugualmente della bonifica – sottolineano dal Comune – l’azienda potrà essere affiancata da un tavolo tecnico per affrontare il problema in maniera congiunta. Per il trattamento delle acque di falda inquinate, l’impianto che dovrà essere realizzato da Jsw utilizzerà le acque per i propri usi industriali».

Nessun cenno per ora invece, da quanto trapela sull’Accordo di programma, in merito alla gestione dei rifiuti derivanti dalla produzione siderurgica. In aggiunta alle milioni di tonnellate già stoccate nel perimetro della fabbrica, quando l’ex Lucchini tornerà a colare acciaio se ne produrranno inevitabilmente delle altre: tradizionalmente un forno elettrico ha un rapporto prodotto-scarto 1 contro 0,40-0,45, il che significa che nel produrre 1 milione di tonnellate d’acciaio esitano dal processo produttivo circa 400mila tonnellate di rifiuti; i forni elettrici più evoluti sono anche più sostenibili, e il rapporto si riduce a 1 contro 0,15-0,20. Il che comunque significa che per ogni tonnellata d’acciaio prodotta ci sono almeno 150mila tonnellate di nuovi rifiuti da gestire. Le cifre possono cambiare molto a seconda del tipo d’impianto, di acciaio e di additivi, ma anche rimanendo su una media di 1 contro 0,20-0,30, si capisce che i rifiuti derivanti dalla produzione siderurgica non saranno pochi. Il loro destino era già rimasto fuori dall’Accordo di programma 2014, e – stando a quanto finora traspare – potrebbero esserlo anche stavolta.

Notizie migliori arrivano dal punto di vista dell’occupazione: «C’è l’impegno a mantenere tutti i dipendenti ricercando i migliori ammortizzatori per il miglior trattamento possibile – evidenziano dal Comune – Tutto questo implica la necessità di aprire un confronto con il ministero del Lavoro, ma intanto nell’accordo di Programma è stato fissato un impegno preciso. Un altro impegno importante è quello che prevede la realizzazione delle operazioni di smantellamento con le imprese locali, da far partire nel 2019».

«Come organizzazioni sindacali riteniamo prioritaria – commentano al proposito dalle segreterie Fiom Fim Uilm Uglm – la presentazione di un piano industriale definitivo per poter effettuare tutte le valutazioni e monitorarlo tramite un preciso cronoprogramma. Il Ministero ci ha assicurato che il piano industriale ci verrá fornito in allegato all’Accordo di programma. L’altra priorità è la copertura dell’intero periodo di realizzazione del piano industriale mediante opportuni ammortizzatori sociali. Consideriamo grave, per l’ennesima volta, l’assenza del Ministero del Lavoro per ottenere le garanzie di quanto richiesto. Riteniamo positivo che le concessioni portuali saranno proporzionate alla effettiva attuazione del piano economico e finanziario, così come riteniamo positivo che i finanziamenti predisposti dalle Istituzioni siano stati altresì collegati alla fase degli smantellamenti e della costruzione dei nuovi impianti. Le preoccupazioni permangono ma allo stesso tempo riteniamo che siano stati fatti ulteriori importanti passi avanti».

AGGIORNAMENTO: Entrata in possesso dello schema di Accordo di Programma approvato ieri, la redazione ha potuto verificare come – benché non se ne faccia menzione alcuna nelle note stampa istituzionali – il punto 8 dell’Art. 8 dell’Accordo (Interventi di riconversione industriale e di sviluppo economico – impianti industriali) riporti quanto segue: “In virtù dei principi prossimità, economicità e sostenibilità, la Parte Privata si rende disponibile a valutare, per le attività di gestione anche finalizzate al riciclo dei flussi di materia connessi alla ripresa della laminazione, alle operazioni di smantellamento di impianti e manufatti, nonché quelli derivanti dall’ulteriore implementazione ciclo siderurgico, la possibilità di perseguire soluzioni di filiera corta e di economia circolare […]”. Come si evince non si tratta di un vincolo ma di una “disponibilità a valutare”, ma è un primo indizio positivo.