Il teleriscaldamento geotermico in Toscana, arma vincente per ambiente ed economia

[21 gennaio 2016]

teleriscaldamento

In Toscana il primato della geotermia, come noto, è mondiale: è qui che (a Larderello) è stata costruita più di un secolo fa la prima centrale geotermoelettrica al mondo, un record che ha dato frutti nel tempo e che permette ancora oggi all’Italia intera di essere è il primo produttore europeo in questo settore, e il sesto al mondo. È giusto però ricordare come sia toscano anche un altro primato nell’utilizzo della fonte geotermica: è qui (sempre a Larderello) che nel 1955 è nato il primo esempio di teleriscaldamento geotermico urbano in Italia. Negli anni sono poi seguiti quello di Pomarance, Monteverdi Marittimo, Castelnuovo Val di Cecina, Santa Fiora, Montieri, Radicondoli e per ultimo, in ordine temporale, Chiusdino i cui lavori sono in fase d’appalto. E per il futuro?

Il convegno organizzato ieri dal Comune di Piancastagnaio, sull’Amiata, ha rappresentato un’utile occasione per fare il punto sullo sviluppo del teleriscaldamento in Toscana. «Una tecnologia – l’ha definita Francesco Carcioffo, vicepresidente Airu (Associazione italiana riscaldamento urbano) – che consente di abbattere sensibilmente l’impatto ambientale della somministrazione di calore negli edifici, uno strumento versatile che può essere utilizzato con una molteplicità di fonti: geotermia ma anche gas naturale, biogas e/o incenerimento dei rifiuti, biomasse, ed esistono anche piccole esperienze di solare termico».

In Italia il teleriscaldamento – con la parte del leone che spetta ancora al gas naturale – raggiunge oggi circa il 4,5% della popolazione, e per ovvie esigenze derivate dal tipo di clima i principali impianti sono localizzati nel nord (Brescia, Torino, ecc.). Percentuali ancora troppo basse, che inchiodano il Paese in coda alla classifica europea, ma che potrebbero godere di una sferzata positiva – sia sotto il profilo ambientale sia sotto quello economico – da un incremento del teleriscaldamento geotermico. La Toscana, da questo punto di vista, rappresenta una realtà d’avanguardia: le aree interessate dalla geotermia sul territorio sono caratterizzate da una bassissima densità abitativa, e ciò comporta un elevato costo dell’investimento iniziale per realizzare un sistema di teleriscaldamento, ma «questo – ha spiegato Sergio Chiacchella, direttore Cosvig – è probabilmente l’unico punto critico di questa tecnologia. Una volta installata, come dimostrano gli esempi ormai consolidati sia nella zona geotermica tradizionale, sia quella dell’Amiata, i benefici superano ampiamente i costi».

Gli impianti di teleriscaldamento finora presenti in Toscana, è stato ricordato nell’incontro di Piancastagnaio, nel solo 2015 hanno consentito un risparmio di 28.000  tonnellate di petrolio equivalente (Tep) ed evitato l’immissione in atmosfera di 61.000 tonnellate di gas serra (C02 eq); questo con l’utilizzo dell’alta entalpia a seguito della produzione di energia elettrica da parte di Enel green power. Poi ci sono altre forme di uso diretto del calore della terra, dalla media e bassa entalpia fino alle sonde geotermiche e l’utilizzo delle pompe di calore. Le possibilità di ulteriori sviluppi sono ancora estremamente incoraggianti. Ad esempio, proprio a Piancastagnaio un impianto di teleriscaldamento a oggi non c’è: perché?

Il sindaco Vagaggini ha precisato: «Ci stiamo muovendo per portare il teleriscaldamento nella zona industriale, ci sono state richieste di allaccio ma in tutte le altre zone questo interesse non è stato manifestato e quindi spero che questo convegno serva a capire quali sono le reali opportunità di questo servizio». Come ha infatti illustrato Massimo Montemaggi di Enel green power, infatti, nel caso del teleriscaldamento geotermico la fonte è pressoché gratuita (un ventesimo rispetto al metano), ma l’investimento iniziale è corposo. Per questo è necessario anche l’intervento dello Stato per contribuire a rendere sostenibile l’impianto, ed economie di scala: un impianto di questo tipo è sostenibile solo se c’è un reale interesse da parte della cittadinanza, la quale d’altra parte è interessata solo se c’è un risparmio tangibile (almeno la metà) rispetto all’utilizzo delle fonti convenzionali. Condizioni che in Toscana, come dimostrano già le esperienze raccontate dai sindaci di Pomarance e di Radicondoli, esistono: quando la cittadinanza risponde con una buona adesione, i vantaggi economici, oltre che quelli ambientali, ricadono su tutta la comunità.