Al Mise un confronto sul futuro dell’acciaieria, che dà lavoro a 14mila persone

Ilva, oggi il primo tavolo di confronto tra il ministro Di Maio e le associazioni ambientaliste

Legambiente chiede di procedere alla Valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario

[19 giugno 2018]

Quella dell’Ilva di Taranto è la prima prova del nove per Luigi Di Maio nelle vesti di ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro: la cordata che si è aggiudicata tramite gara la più grande acciaieria d’Europa, Am Investco è pronta come da contratto a perfezionare l’acquisto entro il 30 giugno, ma quelli che rimangono da limare non sono dettagli. Come ricorda oggi il Sole 24 Ore, da una parte i sindacati – incontrati ieri da Di Maio – chiedono «una garanzia occupazionale per tutti i lavoratori, mentre gli schemi d’accordo discussi in questi mesi si spingono al massimo fino all’assunzione di circa 10mila addetti su un organico attuale di circa 14mila persone», dall’altra le esigenze produttive e occupazionali devono necessariamente trovare un equilibrio con quelle ambientali e sanitarie

«Il ministro Di Maio ha detto due cose importanti – osserva al proposito la leader Fiom Francesca Re David – La prima è che bisogna fare un accordo condiviso, la seconda è che non siamo in un’epoca in cui salute, ambiente e lavoro possono essere messi in contrapposizione tra di loro. Immagino che cercherà una soluzione giusta da questo punto di vista, perché chiudere significherebbe nessun investimento sul risanamento ambientale».

Proprio il profilo ambientale del rilancio industriale Ilva sarà oggi oggetto di confronto al Mise tra il ministro Di Maio, comitati di Taranto e associazioni ambientaliste come Legambiente, riuniti ancora una volta per ragionare sul futuro dello stabilimento – uniti nella richiesta che le attività industriali non arrechino nuovi danni alla salute di cittadini e lavoratori e all’ambiente: un dibattito dove il nodo dirimente, secondo l’associazione del Cigno verde, è costituito dalla valutazione sanitaria.

«In questi anni – argomenta il presidente di Legambiente Stefano Ciafani, presente al Mise insieme a Giorgio Zampetti e Leo Corvace – si sono susseguiti decreti che hanno privilegiato le ragioni dell’industria rispetto a quelle delle persone; Legambiente chiede al governo segnali concreti di una inversione di tendenza, di un equilibrio che coniughi davvero diritto alla salute, all’ambiente, al lavoro e non ritiene ammissibile attendere una valutazione che a posteriori confermi quello che già oggi sappiamo riguardo i rischi per la salute derivanti da una produzione superiore alle 6 milioni di tonnellate annue di acciaio, ottenute dal solo ciclo integrale. Lo dicono chiaramente i dati riportati nella Valutazione del danno sanitario effettuata da Arpa e Ares Puglia e dalla Asl di Taranto, che nessuno fino ad oggi ha mai confutato».

La richiesta di Legambiente è dunque quella di procedere alla Valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario riferita alla massima capacità produttiva realizzabile, pari a circa 10 milioni di tonnellate, riproponendo al contempo la necessità di un’area a caldo più piccola rispetto a quanto preventivato da Am Investco, in modo che non venga superato il limite di 6 milioni di tonnellate annue nel caso in cui rimanga l’impostazione per un ciclo integrale basato sul carbone, la attuale tecnologia produttiva.

Per il Cigno verde infatti alla nuova proprietà Ilva devono essere richiesti investimenti in favore di una importante innovazione tecnologica nel ciclo produttivo, nel segno del carbon free, capace di abbattere fortemente le emissioni inquinanti, definita come «la sola che può consentire capacità produttive più elevate nel rispetto del diritto alla salute ed all’ambiente dei cittadini di Taranto e dei lavoratori dell’Ilva. In assenza, l’alternativa è costituita da uno stabilimento ridimensionato, una scelta che ovviamente comporta la necessità di ricollocare in altre attività ecocompatibili un numero consistente di lavoratori». Una strada in ogni caso non sarebbe facile da percorrere, visto che in totale l’Ilva occupa 14mila lavoratori, in un’area dove attualmente le alternative industriali – che dunque andrebbero realizzate – non abbondano.

Da subito però sarebbero possibili interventi per migliorare l’impatto ambientale dell’acciaieria. Al proposito Legambiente chiederà nell’incontro odierno che da subito vengano date risposte concrete sul tema delle bonifiche su cui sono disponibili centinaia di milioni, rivenienti dalla transazione con la famiglia Riva: cifre consistenti per le quali vanno fornite maggiori informazioni in merito alla tipologia di intervento e ai risultati attesi insieme a un dettagliato cronoprogramma e a una quantificazione dei lavoratori che potranno essere impiegati nel risanamento delle matrici ambientali inquinate dall’Ilva. Il Cigno verde chiederà inoltre che, nelle more della copertura dei parchi minerali, vengano adottate ulteriori misure per abbattere il carico di polveri nocive che grava sulla città durante i “wind days”, a partire dall’abbassamento dei cumuli di minerale, e tempi di realizzazione più brevi per gli interventi previsti dalla la nuova Aia.

Senza dimenticare la necessità di misure che diano una risposta economica ai cittadini del quartiere Tamburi, le cui abitazioni vengono attaccate da anni dalle polveri provenienti dallo stabilimento senza che, per loro, sia prevista nessuna forma di risarcimento del danno economico subito sia per i maggiori oneri manutentivi e la svalutazione del patrimonio, che per le condizioni di vita gravemente disagiate a causa dell’inquinamento prodotto dall’Ilva.

Una soluzione secondo Legambiente potrebbe essere quella di un incremento degli importi resi disponibili per interventi alle famiglie in difficoltà economica dell’area di crisi industriale (Taranto, Statte, Massafra, Crispiano, Montemesola) attraverso la previsione di un contributo specificatamente destinato ai proprietari di immobili dei Tamburi per la riqualificazione del quartiere attraverso l’effettuazione di lavori di ristrutturazione delle facciate degli immobili.