In 4 mesi i “pescatori spazzini” di Livorno hanno pulito il mare da 16 quintali di rifiuti

La sperimentazione è quasi conclusa: Regione Toscana, Legambiente e Unicoop Firenze chiedono a Governo e Parlamento una legge nazionali che incentivi a non ributtare in acqua le plastiche pescate

[30 agosto 2018]

Sei i pescherecci coinvolti, con una media di sei chili al giorno per ogni barca: finora i “pescatori spazzini” di Livorno coinvolti al progetto Arcipelago pulito, lanciato la scorsa primavera, hanno tirato su con le loro reti 16 quintali di rifiuti, issati accidentalmente sulle proprie barche durante le battute di pesca. In media, ogni giorno il 6% del pescato è rappresentato da spazzatura, o meglio da rifiuti speciali.

Attualmente la normativa nazionale prevede che un pescatore che raccoglie questi rifiuti con le reti ne diventa poi responsabile, e ne debba dunque pagare lo smaltimento, se vuole riportarli a terra anziché lasciarli a inquinare il mare: un’occasione mancata alla quale il progetto Arcipelago pulito sta sopperendo, davanti alla coste livornesi, grazie a un protocollo d’intesa siglato a marzo tra Regione Toscana, ministero dell’Ambiente, Unicoop Firenze, Legambiente, Guarda costiera, Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Settentrionale, la società Labromare che gestisce la raccolta dei rifiuti nel porto, Revet che ricicla quanto possibile (i primi dati parlano di un 20% dei rifiuti pescati, il resto non può essere riciclato), la cooperativa Cft e i pescatori appunto.

Se infatti i primi protagonisti del progetto sono i pescatori, che hanno attrezzato le barche con appositi sacchi stivati a bordo dove raccogliere i rifiuti issati con le reti, c’è Labromare che periodicamente svuota i cassoni in porto, Cft che li trasporta e Revet che li analizza e classifica per poi destinarli al riciclo o allo smaltimento. La Guardia costiera vigila in mare sul corretto svolgimento delle operazioni, Unicoop destina al progetto, come incentivo ai pescatori, parte del ricavato del centesimo che soci e clienti pagano per legge dall’inizio del 2018 per le buste in mater-b dell’ortofrutta (ma racconta anche il progetto nei propri spazi, provando ad educare in consumatori), mentre Legambiente offre il proprio contributo in termini di esperienza scientifica e sensibilizzazione.

I risultati finora inanellati sono più che incoraggianti, ma adesso la sperimentazione toscana di sei mesi sta per concludersi e serve una legge nazionale: l’appello in particolare è rivolto al ministro Costa, che due mesi fa aveva annunciato la sua disponibilità a lavorare ad una norma in tal senso (e nel mentre la deputata LeU Rossella Muroni ha già depositato una proposta di legge in tal senso).

«L’esperimento che in questi mesi stiamo facendo ci dice che i pescatori possono dare un contributo importante per pulire il mare – spiega l’assessore alla Presidenza della Regione Toscana, Vittorio Bugli – e come Regione siamo pronti a mettere a disposizione l’esperienza fatta ed avanzare proposte normative. Fino al 20 agosto i pescatori di Livorno coinvolti hanno raccolto 1.590 chilogrammi di rifiuti e poco meno di un quarto delle plastiche raccolte sono risultate riciclabili: se moltiplichiamo questo dato per tutti i pescherecci presenti in Italia possiamo comprendere il contributo che allargare questo progetto darebbe alla salvaguardia dell’ambiente e allo sviluppo di un’economia collaborativa».