In Giappone l’energia del futuro passa da idrogeno e geotermia

Nell'isola vulcanica di Iojima in Mishima, la Kawasaki sta avviando la costruzione di un impianto dimostrativo

[11 maggio 2015]

L’utilizzo dell’idrogeno come “vettore energetico” sta divenendo sempre più allettante per l’industria, in un contesto in cui una riserva energetica può costituire la differenza e una sorta di “assicurazione” contro gli imprevisti. Il problema è costituito tuttavia dal fatto che l’idrogeno si trova naturalmente solo associato ad altri elementi e, al momento, i principali metodi di dissociazione hanno un bilancio energetico negativo: in pratica, il processo necessario a dissociare quest’elemento consuma una quantità maggiore di energia di quanta poi si riesca ad immagazzinare.

Risolvere questo problema porterebbe, auspicabilmente, alla buona parte della soluzione della questione energetica, essendo l’idrogeno l’elemento più comune dell’universo e quindi con un costo di reperimento pari a zero nelle sue forme “associate” (basti pensare all’acqua, costituita da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno).

Se questo è vero in linea teorica, nella pratica attualmente il sistema più economico per produrre questo elemento consiste nell’utilizzo di petrolio o di altri combustibili fossili. Ma sfruttando combustibili fossili si porta all’emissione di elevate quantità di CO2, le quali finiscono per aumentare il bilancio termico della terra e l’effetto serra. Ecco quindi che la vera sfida per il definitivo passaggio all’era a idrogeno, è quella di trovare metodi di produzione sostenibili, utilizzando in primis le fonti rinnovabili.

Una delle alternative possibili è costituita dalla geotermia. È recente il progetto relativo all’isola vulcanica di Iojima in Mishima, Prefettura di Kagoshima, dove Kawasaki Heavy Industries, Ltd., in collaborazione con Obayashi Corp., sta avviando le perforazione per la costruzione di un impianto dimostrativo che produca idrogeno liquido (quindi facilmente commercializzabile).

Il Monte Iodake, un vulcano attivo di 703 metri di altezza situato nella parte nord-orientale di Iojima, è stato individuato come la sede ideale per il progetto; qui il fluido geotermico ha una temperatura di 900° C  ed è disponibile senza scavare nelle profondità della terra. Il gas vulcanico verrà impiegato per generare il vapore che metterà in rotazione la turbina, producendo quindi elettricità. Tale energia servirà per il processo di dissalazione dell’acqua di mare da cui verrà poi estratto l’idrogeno che -dopo essere stato liquefatto alla temperatura di -253°C- verrà stoccato in depositato e poi trasportato in appositi contenitori con navi da carico.

Kawasaki Heavy Industries è la prima azienda giapponese ad aver sviluppato attrezzature per la produzione di idrogeno liquido. Hanno iniziato la fase preliminare del progetto nell’anno 2013 e sono ora in grado di produrre 18 tonnellate di idrogeno liquido al giorno, il che è sufficiente per l’approvvigionamento di 3.600 veicoli a celle a combustibile. Gli organizzatori delle Olimpiadi di Tokyo del 2020 stanno progettando l’uso dell’idrogeno quale vettore energetico per il centro di accoglienza per gli atleti in gara.