In Toscana abitano 143mila cittadini in povertà assoluta, i giovani i più in difficoltà

Il dato è raddoppiato dal 2008, ma rimane il più basso d’Italia dopo quello trentino. Regione e Caritas in campo

[15 novembre 2018]

I nuovi dati pubblicati nel Rapporto sulle povertà 2018 dell’Osservatorio sociale regionale mostrano una Toscana che ha retto l’impatto della crisi molto meglio del resto del Paese: la regione è infatti seconda (dati 2016) solo al Trentino in termini di famiglie in povertà assoluta, che in Toscana sono il 3,8% del totale contro una media nazionale del 7,3%. Si tratta di una performance più soddisfacente anche rispetto a quelle di  regioni con condizioni economiche generali simili se non migliori, come il Veneto (4,5%) e la Lombardia (5,5%), ma non può dirsi soddisfacente. La povertà assoluta riguarda i cittadini, non i numeri, e in Toscana sono circa 62.000 famiglie e 143.000 individui quelli che devono ogni giorno farci i conti, praticamente il doppio rispetto al pre-crisi (2008).

Per questo Caritas e Regione Toscana hanno scelto di presentare congiuntamente, oggi a Palazzo Strozzi Sacrati, i propri dossier sulla povertà: per affrontarla sul serio non si può fare a meno di un approccio plurale. «Le povertà che il Rapporto racconta – conferma Marcello Suppressa, delegato Caritas Toscana – partono infatti da situazioni di vita anche molto diverse tra di loro per approdare a scenari diversi, pur condividendo alcuni elementi comuni: quello dell’esclusione in primis e della continua precarietà».

Un’esclusione che anche in Toscana presenta sempre nuove facce. La povertà alimentare ad esempio, che in passato riguardava in maniera pressoché esclusiva la marginalità estrema, è uno dei volti più “nuovi” dei processi di impoverimento in Toscana: nel 2016 sono state circa 54.500 le famiglie toscane che per alcuni periodi dell’anno non hanno avuto il denaro per acquistare il cibo necessario – e tutto questo mentre si stima che lo spreco di cibo nella nostra regione ammonti a 388mila tonnellate/anno.

Una conferma arriva invece, purtroppo, sul fronte delle crescenti disuguaglianze tra generazioni. In Toscana ci sono 3,7 milioni di residenti (408.000 sono stranieri, l’11% della popolazione), che stanno invecchiando (1/4 sono anziani e ci sono 2 anziani per ogni giovane 0-14 anni), e la povertà è aumentata soprattutto per le famiglie con componenti in età da lavoro e con figli, mentre sembra aver risparmiato le famiglie con capofamiglia in pensione. Le tipologie familiari più colpite sono le numerose, le monogenitore, quelle con capofamiglia under 35, straniero o con titolo di studio basso. Sembrano dunque allargarsi in particolare le disuguaglianze intergenerazionali, tra coloro che hanno un reddito e una serie di sicurezze sociali in grado di proteggerli dai possibili percorsi di impoverimento (pensionati o lavoratori a tempo indeterminato di lungo corso) e coloro che, al contrario, non li hanno (giovani precari, giovani senza lavoro o in entrata nel mercato del lavoro).

Più in generale l’incidenza della povertà è massima in caso di disoccupazione, ma nel 43% delle famiglie povere il capofamiglia lavora. E come mostrano i dati Caritas il fenomeno della povertà grave è collegato, soprattutto per la componente italiana, al basso titolo di studio: oltre il 60% di essi ha un titolo di studio uguale o inferiore alla licenza media.

Di fronte a questi dati drammatici le misure messe in campo dal Governo nazionali risultano ad oggi del tutto insufficienti. Un chiaro esempio arriva dal sottofinanziato Reddito di inclusione – che dovrebbe essere soppiantato dal comunque sottofinanziato, a quanto è dato sapere, “reddito di cittadinanza” –, al quale una famiglia con Isee inferiore ai 6mila potrebbe provare ad accedere. Ma se nel 2017 in Toscana hanno attestato un Isee inferiore a 6.000 euro circa 94 mila nuclei familiari, corrispondenti al 6% della popolazione (pari a 261 mila individui), nei primi sette mesi di applicazione del Rei i 288 punti di accesso presenti sul territorio regionale hanno ricevuto 20.629 domande: il 53% sono state respinte per mancanza dei requisiti di accesso, il 2% risultano sospese, il 7% ancora in attesa di risposta.

Un quadro emergenziale di cui la Regione sta provando a farsi carico. «I temi trattati dai due Rapporti – commenta ancora l’assessore Saccardi – ci invitano a porre attenzione ad alcune dinamiche sociali, tra le quali emergono la crescita, seppur lieve, della povertà accompagnata da una costante cronicizzazione dei relativi percorsi. Appare sempre più dirompente l’emergenza lavoro e si affaccia una povertà che colpisce anche famiglie con figli e dotate di un reddito. Si assiste inoltre a una crescente difficoltà educativa e di tenuta delle famiglie». Di fronte a questa realtà la Regione ha introdotto a giugno un protocollo contro lo spreco alimentare, e a settembre un vasto Piano regionale per la lotta alla povertà, che assomma investimenti pari a 120 milioni di euro. Interventi di cui sarà indispensabile monitorare gli effetti.

L. A.