Si tratta di un impianto unico al mondo, il primo a unire geotermia e biomassa

Incendio danneggia la centrale geotermica Cornia 2, Enel: «Stop di 3-4 mesi»

Le fiamme, apparentemente poste sotto controllo stamattina grazie al decisivo contributo di un Canadair ieri «non disponibile» sono tornate a divampare sul territorio

[4 agosto 2017]

Dopo lunghe ore di lotta continua contro le fiamme, solo stamattina è stato posto sotto controllo l’incendio divampato ieri nei boschi del Comune di Pomarance, che si è esteso fino a ridurre in cenere 300 ettari di territorio e arrivando a interessare anche il Comune di Monterotondo Marittimo: non si registrano danni a persone o abitazioni, ma nella serata di ieri l’incendio ha raggiunto la centrale Enel Green Power “Cornia 2”, nel territorio comunale di Castelnuovo Val di Cecina.

Si tratta di un impianto per la produzione di energia rinnovabile unico nel suo genere, allacciato alla rete elettrica nel 2015 e ufficialmente inaugurato alla presenza delle istituzioni locali lo scorso anno: la centrale è ancora oggi l’unica al mondo a integrare geotermia e biomassa (a filiera corta) per la produzione di energia. All’originario impianto geotermico da 13 MW, Enel ha infatti aggiunto una centrale a biomasse da ulteriori 5 MW, un connubio in grado di garantire 30 GWh/anno di elettricità pulita in più, e 13.000 tonnellate annue di CO2 in meno. Investimenti da oltre 15 milioni di euro – e dall’ampia ricaduta occupazionale – bloccati dalle fiamme.

Come informa l’azienda, ieri l’impianto è stato evacuato e non ci sono stati problemi per le persone; le fiamme hanno però interessato le torri di raffreddamento dell’impianto geotermico, che sono state danneggiate prima che i Vigili del Fuoco domassero l’incendio evitando il contatto con i gruppi di produzione. Nessun danno, fortunatamente, per il modulo a biomassa.

Come conseguenza dell’incendio l’attività di produzione dell’impianto è stata interrotta e l’area è stata messa in sicurezza. Contattata dalla redazione di greenreport, oggi Enel conferma l’ingente entità dei danni. Le tre torri di raffreddamento, indispensabili al corretto funzionamento dell’impianto, dovranno essere ricostruite, con un costo ad oggi difficilmente stimabile ma che oscilla «tra le decine e le centinaia di migliaia di euro». Ai danni diretti si sommano però i – forse ancora maggiori – costi in termini di mancata produzione di energia rinnovabile, dato che la centrale geotermica “Cornia 2” non opererà per i prossimi «3 o 4 mesi».

Rimane il forte rammarico di non sapere come sarebbero andate le cose se i due Canadair della flotta nazionale, richiesti ieri dalle Soup – la sala operativa regionale della Protezione civile – ma «non disponibili», fossero giunti rapidamente sul posto, dove ieri operava già una vasta schiera di forze locali: prima tre poi cinque elicotteri del servizio antincendi regionali decollati da Pisa, Livorno e Siena, insieme a cinque squadre del volontariato Anpas di Pomarance, due squadre dell’Unione dei comuni montani della Val di Cecina (cui è stata affidata la direzione delle operazioni) e alcune squadre dei Vigili del fuoco. In tutto, circa 40 persone contro un incendio che ha divorato centinaia di ettari, con le squadre a terra che rimarranno all’opera anche per la successiva fase di bonifica. Una svolta decisiva nella lotta contro le fiamme l’ha però garantita proprio il Canadair, arrivato sul posto alle otto di stamattina e rientrato dopo due ore: «L’intervento del Canadair – testimoniano dalla Regione – ha fatto la differenza». Ieri però non c’era, e oggi servirà ancora.

Dopo un primo momento in cui la fase più critica sembrava ormai passata, nella seconda parte della mattina – tornano ad avvertire dalla Regione – l’incendio, non all’interno del perimetro della centrale, ha avuto «una ripresa. I quattro elicotteri impegnati non sono sufficienti per domare il fuoco che cova sotto la cenere dei 150 ettari di bosco bruciati ed altrettanti di campi incolti». Al Canadair già intervenuto sul posto è stato chiesto di tornare.