Inchiesta Ato Sud, Legambiente chiede un «chiarimento dei ruoli» tra gestori e controllori

Secondo gli ambientalisti un’Autorità «così vasta mal si concilia con una gestione efficiente», che è però proprio il criterio che ha portato alla rivoluzione del 2007

[17 novembre 2016]

Commentando l’inchiesta in corso sulla gara d’appalto per l’affidamento per la gestione dei rifiuti urbani  nell’Ato Toscana Sud, dalla segreteria nazionale di Legambiente Angelo Gentili dichiara che occorre  «riconsiderare, come abbiamo ribadito in altre circostanze, che la scelta di un unico Ato di proporzioni così vaste mal si concilia con una gestione uniforme ed efficiente dei rifiuti urbani. La scelta politica più corretta è quella di intervenire per aree omogenee di territori più ristretti rispetto a quello attuale, più rispondente ai bisogni delle comunità locali  e nello stesso tempo più funzionale a una corretta gestione del ciclo dei rifiuti».

Posto che l’assetto istituzionale in essere ormai da 9 anni non sembra finora aver attirato particolari strali da parte degli ambientalisti, e che l’inchiesta in corso – sulla quale si auspica venga fatta chiarezza al più presto – non riguarda affatto la logica dell’Ato in sé ma ipotizza irregolarità nella gara d’affidamento e nella successiva gestione, quanto auspicato dall’associazione si concretizzerebbe di fatto in un’inversione a U rispetto alla strategia deliberata in Toscana nel lontano 2007, con la definizione di tre Ambiti territoriali ottimali (Ato) proprio nell’ottica di uno snellimento amministrativo e di una migliore efficienza del servizio tramite la realizzazione delle economie di scala. Un processo che, come recentemente ribadito dal presidente della Regione Enrico Rossi, dovrebbe approdare infine nella costituzione di un unico ambito regionale, come del resto già avviene per il servizio idrico e come auspicato anche dalla normativa a livello nazionale. Nell’ottica della raccolta differenziata spinta finalizzata al riciclo, enti pulviscolari come potrebbero garantire efficienza nella gestione e la dotazione impiantistica necessaria? È una domanda a cui oggi è assai difficile dare risposte costruttive, in quanto il passato riferisce a un contesto molto diverso, quello in cui sono le discariche a farla da padrone sul territorio.

Riferendosi alle indagini in corso, proprio Legambiente riconosce come «questa spiacevole vicenda si è manifestata in un momento in cui è necessaria una forte spinta nelle politiche di gestione dei rifiuti  per aumentare in modo significativo sia qualitativamente sia quantitativamente la raccolta differenziata che, invece, segna un momento di difficile empasse dal quale è necessario uscire al più presto».

«La raccolta differenziata è, infatti – sottolineano da Legambiente – un’altra questione da risolvere in fretta. Costi elevati del servizio per gli utenti e dati deludenti della percentuale di raccolta differenziata dell’Ato sud Toscana, sono due indici che dovrebbero far riflettere. Soprattutto perché in numerose città d’Italia, come evidenzia il rapporto Ecosistema urbano di Legambiente, assistiamo al raggiungimento di obiettivi di eccellenza: Verbania (86%), Pordenone (85%), Mantova (77%), Macerata (73,5%)».

Dati importanti ma che poco dicono sulla qualità del raccolto e sul suo effettivo riciclo, fine ultimo della raccolta differenziata messo in evidenza proprio dalle aziende toscane. È vero anche che potenziare i servizi di raccolta differenziata conduce sì al conseguimento di prioritari obiettivi ambientali (e a risparmi economici complessivi sul medio-lungo periodo grazie al riciclo, che risparmia preziose e costose materie prime), ma anche a maggiori costi nell’immediato, che per legge devono essere coperti dalla tariffa. Sarebbe illusorio pensare che servizi più complessi comportino costi minori, e senza la possibilità di attingere alla fiscalità generale è la Tari a sobbarcarsene l’onere.

Tari che, come è utile ricordare, è definita a livello comunale. Come pubblica è l’Autorità d’ambito, espressione dei comuni del territorio, e come pure a maggioranza pubblica rimane il gestore unico. Una chiosa cui ben s’affianca il commento di Gentili, che auspica «un rapido ed efficiente svolgimento dei procedimenti e un definitivo chiarimento dei ruoli, che dovranno necessariamente restare distinti e separati, tra chi è deputato al controllo e chi invece è soggetto gestore».

L. A.