Industria, caro Tajani ma perché pure tu dimentichi il riciclo?

[9 giugno 2014]

Più di una volta su questo giornale abbiamo sottolineato anche con un certo stupore, le affermazioni e perfino le azioni intraprese dal commissario europeo all’Industria, Antonio Tajani, sul fronte del flussi di materia e sull’industria del riciclo, a più riprese indicata come leva per lo sviluppo di una nuova Europa, capace di sfruttare i suoi giacimenti urbani (le raccolte differenziate) per ridurre le importazioni di materie prime dall’estero.

Con un pizzico di delusione dunque abbiamo registrato che neppur un accenno in tal senso è stato fatto venerdì mattina da Antonio Tajani, ospite dell’assemblea generale dell’Unione industriali di Pisa, in una provincia dunque che oltretutto vanta uno strutturatissimo polo industriale del riciclo, con una decina di aziende e centinaia di lavoratori in un’area di pochi chilometri quadrati nel comune di Pontedera.

Tajani ha parlato comunque della necessità di investire nelle politiche industriali e in particolare nella manifattura, ricordando l’approvazione nel marzo scorso dell’Industrial compact, «che ha come obiettivo quello di arrivare entro il 2020 a un 20% del pil europeo prodotto dal manifatturiero». «L’Europa sa che la strada per dare un futuro ai nostri figli è questa – ha detto Tajani – e infatti nei prossimi 5 anni  saranno investiti 150 miliardi per spingere la politica industriale: basta finanziamenti a pioggia, basta contributi per le sagre, le feste e i concerti: Ora le politiche saranno tutte a sostegno delle imprese».

Tajani ha poi snocciolato altri miliardi stanziati dall’Europa per la ricerca tecnologica e per l’internazionalizzazione della piccola e media impresa. Ha raccontato con grande entusiasmo le ‘sue’ “missioni europee per la crescita”, le proposte di snellimento per l’apertura di nuove imprese (3 giorni e 100 euro), i tempi certi per la giustizia amministrativa (1 mese per ottenere le autorizzazioni). Proprio le autorizzazioni ambientali hanno dato occasione a Tajani di parlare di «inevitabile matrimonio tra politiche ambientali e politiche industriali. La lotta contro i cambiamenti climatici è una priorità – ha spiegato – ma alle imprese dobbiamo dare obiettivi raggiungibili, altrimenti facciamo un danno sia ambientale che economico, facendo scappare in Cina le imprese che laggiù inquineranno sicuramente di più che qui».

Nello specifico territoriale, il commissario europeo all’industria ha anche annunciato di aver ottenuto la proroga fino al 2019 delle emissioni di quote gratuite Co2 sia per il settore della concia, che per la chimica.