La nostra regione vanta 600 imprese trasformatrici di materie polimeriche

Industria a km zero: in Toscana la valorizzazione del «ciclo del riciclo»

Una nuova politica industriale deve incentivare la rinnovabilità della materia, così come ha fatto con l'energia rinnovabile

[3 aprile 2014]

Più di cinque anni di crisi hanno evidenziato come il manifatturiero sia indispensabile per stabilizzare le economie moderne e sottrarle alla dittatura della speculazione finanziaria. E se l’Unione europea con l’Industrial compact si è data l’obiettivo di riportare la percentuale del Pil industriale dal 15 al 20%, la Toscana ha l’opportunità di centrare questo obiettivo grazie al riciclo di materia, che nella nostra Regione è già una realtà per molti materiali, tra cui anche le plastiche eterogenee delle raccolte differenziate, che dall’estate scorsa vengono riciclate nell’impianto di Pontedera della Revet Recycling.

Il granulo ottenuto riciclando queste plastiche miste è poi utilizzato dagli stampatori di manufatti plastici, che solo nella nostra regione sono più di 600. A queste aziende era rivolto il convegno di stamani “L’industria della plastica in Toscana tra materie prime e riciclo”, che si è svolto nella sala Pegaso della Regione Toscana.

«Una nuova politica industriale basata sul riciclo di materia è all’ordine del giorno – ha spiegato il presidente di Revet e Revet Recycling Valerio Caramassi – Una nuova politica industriale deve incentivare la rinnovabilità della materia così come è avvenuto con le energie rinnovabili. Questo vale ancora di più  per le plastiche, che fino ad oggi sono andate quasi esclusivamente a recupero energetico e che invece in Toscana con investimenti in ricerca, tecnologia e impianti favoriti dalla Regione e realizzati da Revet e Revet Recycling, possono essere reintrodotte nei cicli industriali di più di 600 aziende presenti».

Le aziende toscane hanno risposto all’invito e si sono presentate al convegno assumendo un ruolo più che mai propositivo, ed evidenziando quali sono i freni alla creazione di questa filiera industriale cortissima: i costi e la qualità. E se dal punto di vista qualitativo Revet Recycling ha già  dimostrato  di poter raggiungere prestazioni pari e superiori ai materiali vergini derivati dal petrolio (non a caso manufatti di alta gamma come i particolari dell’automotive vengono già realizzati con il granulo ottenuto dal riciclo delle plastiche eterogenee delle raccolte differenziate toscane), dal punto di vista dei costi oltre al vantaggio  di non sottostare le oscillazione dei prezzi del petrolio, si guarda ai tentativi del governo di abbassare al 10% l’Iva sui prodotti realizzati con materiali riciclati.

«La Regione Toscana – ha affermato l’assessore all’Ambiente Anna Rita Bramerini – ha dedicato un grande impegno a riorganizzare l’intero sistema di gestione dei rifiuti, non solo con la promozione e innovazione della raccolta differenziata, che è un mezzo e non un fine, ma anche completando e valorizzando il ‘ciclo del riciclo’. Ciò vale in particolare per le plastiche, dove abbiamo avviato nel 2009 un’esperienza particolarmente significativa insieme a Revet Spa e Corepla, che ha trasformato un’idea in progetto e poi in un impianto effettivo, con nuovi posti di lavoro, per la realizzazione di una materia prima seconda, utilizzabile per stampare manufatti in plastica riciclata a partire dalle plastiche eterogenee (“plasmix”).Un percorso, quello del riciclo, che oltre al valore aggiunto ambientale si colloca a tutti gli effetti in una dimensione economico-industriale. Per questo ribadisco che su questi temi deve attivarsi anche il ministero dello Sviluppo economico. Questo sarebbe il segnale di una importante inversione di tendenza».