Cosa possono fare le istituzioni locali per favorirle? Una ricerca italiana

Innovazioni ambientali a misura di Pmi: una strategia per la sostenibilità a partire dai Comuni

Fanno bene all’ambiente e migliorano anche la performance economica delle aziende

[19 agosto 2016]

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Le innovazioni ambientali rappresentano un fattore chiave per il conseguimento di un’economia più verde e competitiva, e sono già molti gli studi che si sono soffermati sui fattori che ne favoriscono la realizzazione. Curiosamente, però, è ancora molto lacunosa l’indagine sui motori a scala locale e geografica che possono innescare uno sviluppo sostenibile. Non è una mancanza da poco – anche se esistono eccezioni positive come l’Amsterdam economic board, istituito dall’area metropolitana olandese – soprattutto per il contesto industriale italiano.

Notoriamente le piccole e medie imprese (Pmi) e i distretti industriali svolgono infatti un ruolo chiave all’interno di molti Paesi dell’Unione, in primis il nostro, ma è principalmente il comportamento delle grandi imprese a essere stato spesso al centro dell’attenzione: poche sono le conoscenze sulle modalità di diffusione e adozione delle innovazioni ambientali nei contesti economici caratterizzati dalla massiccia presenza di piccole e medie imprese. Un vuoto che tre accademici italiani – Davide Antonioli, Simone Borghesi e Massimiliano Mazzanti, tutti membri attivi del Centro interuniversitario Seeds (Sustainability environmental economics and dynamics studies) – hanno contribuito a colmare con il loro studio

Are regional systems greening the economy? Local spillovers, green innovations and firms’ economic performances”, recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista Economics of Innovation and New Technology.

Il loro lavoro parte dalla constatazione «dell’impressionante successo dei distretti industriali italiani» ed evidenzia la «loro capacità di imporsi come leader globali nella produzione di beni di alta qualità hanno attirato l’attenzione di numerosi esperti». L’analisi prende ad esempio in particolare il territorio dell’Emilia-Romagna, che rappresenta sia «una macroregione industriale della Ue caratterizzata da una spiccata propensione all’innovazione» sia una Regione italiana che «si classifica ai primi posti per quanto concerne il senso civico e i risultati istituzionali». Due elementi che non a caso compaiono insieme.

Analizzando dati raccolti a livello delle imprese (aziende manifatturiere con più di 20 dipendenti), lo studio approfondisce «il ruolo svolto dalle economie di agglomerazione, ossia la trasmissione di conoscenze/innovazioni, intese come un potenziale motore in grado di trainare l’adozione delle innovazioni ambientali».

Lo studio «dimostra che la produttività delle aziende aderenti alle innovazioni ambientali tende ad aumentare», ma non indugia in conclusioni affrettate. Si ammette anzi che i dati raccolti «non consentono di distinguere nettamente il ruolo» svolto da una concorrenza di fattori: «La natura delle innovazioni medesime, le quali non hanno lo scopo di incrementare la produttività per unità di produzione, ma bensì di contrastare i mali pubblici (inquinamento ed emissioni); il breve lasso di tempo che intercorre tra l’adozione delle innovazioni ambientali e la misurazione delle prestazioni economiche; la grave recessione del 2009 che esercita tuttora un influsso negativo a fronte del rapporto tra innovazione e prestazioni economiche delle aziende». È lecito e opportuno indagare più a fondo, e gli stessi autori incoraggiano la possibilità di ulteriori ricerche future.

In ogni caso, quanto emerso finora è stato sufficiente ad appurare un’importante realtà: «Quando si tratta di implementare le innovazioni ambientali – osservano Antonioli, Borghesi e Mazzanti – le imprese traggono beneficio dalla posizione geografica in un determinate territorio comunale. Tutto ciò è in linea con l’importanza storica dei “comuni” nello sviluppo economico del Nord Italia, la vera e proprio spina dorsale di un modello di capitalismo basato sui “distretti”. La diffusione a livello comunale tende a essere predominante rispetto agli altri fattori geografici e al settore di appartenenza. Infatti, l’adozione di innovazioni ambientali si verifica principalmente all’interno del territorio comunale».