Il ministro Galletti: «Stiamo affrontando dal primo giorno la questione»

Inquinamento atmosferico, il governo italiano risponde all’ultimatum Ue

Ma la legislatura è iniziata nel 2013, e la normativa comunitaria in materia (mai rispettata) risale al 2005

[28 aprile 2017]

Di fronte a quello che dalla Commissione europea dichiarano essere «l’ultimo avvertimento» all’Italia sul fronte dell’inquinamento atmosferico prima delle sanzioni per non aver rispettato le norme comunitarie in materia, il ministro dell’Ambiente italiano replica che il governo sta «affrontando dal primo giorno la questione dei superamenti nei livelli di inquinanti nelle nostre città del bacino padano, ma anche di altre aree italiane a preoccuparci non è la prospettiva di una sanzione europea, ma innanzitutto il rischio che corrono la salute dei cittadini e la qualità dell’ambiente. Abbiamo già definito con le Regioni padane un accordo che sarà implementato con nuovi interventi concordati e coordinati e siglato in giugno in occasione del G7 Ambiente a Bologna. A livello nazionale – aggiunge il ministro Galletti – abbiamo in atto interventi per migliorare l’efficienza energetica degli edifici privati e pubblici e quindi per ridurre le emissioni civili, interventi per la mobilità sostenibile pubblica e privata con particolare riferimento a quella elettrica e ciclabile. Su questi impegni abbiamo investito risorse e il giusto sforzo di coesione istituzionale perché sappiamo tutti che lo smog non si combatte da un giorno all’altro, ma solo con misure strutturali e coordinate sul territorio che a lungo purtroppo sono mancate».

Eppure il problema non è certo recente. L’Italia non rispetta la normativa Ue sull’inquinamento atmosferico dal 2005, e anche l’attuale legislatura – iniziata ormai 4 anni fa, nel 2013 – non ha fatto abbastanza per risolvere il problema, secondo l’Unione europea.

«La salvaguardia della salute dei cittadini italiani – commentano dal Wwf – dovrebbe essere la prima preoccupazione di governi nazionali, regionali e locali, mentre mancano ancora serie politiche di sistema per affrontarne e abbatterne le cause, dal traffico all’energia e al riscaldamento. È necessario un provvedimento quadro che assegni target e compiti alle singole amministrazioni: un provvedimento concepito, da subito, in modo integrato con le politiche di decarbonizzazione che presentano un ventaglio di soluzioni che portano validi co-benefici anche per l’inquinamento (dall’uso delle fonti pulite e rinnovabili, alla elettrificazione dei trasporti, all’efficienza energetica negli edifici che diminuisce drasticamente le necessità di riscaldamento, ecc). È sempre più urgente un Piano trasporti e ambiente che affronti in modo organico la riorganizzazione e il ripensamento della mobilità, urbana e non, delle persone e delle merci, affrontando contestualmente il problema dell’inquinamento dell’aria e la necessità di decarbonizzare il settore. Vanno anche previsti obblighi e sanzioni adeguate per chi si ostina a usare combustibili e sistemi inquinanti».

«Non è possibile che sindaci e presidenti di regione – rincarano i portavoce di Green Italia Annalisa Corrado e Carmine Maturo – facciano la danza della pioggia per non essere costretti a imporre misure emergenziali e palliative come il blocco orario della circolazione: occorrono invece i treni per i pendolari e i nuovi autobus a basso impatto ambientale (metano, idrogeno, elettrici). Ma il fondo per il trasporto pubblico locale nel testo della Manovra appena approdata in Parlamento viene stabilizzato (4,7 miliardi euro per il 2017 e 4,9 euro per gli anni dal 2018), e dunque addirittura diminuisce rispetto al 2009, quando le risorse erano pari a 6.2 miliardi di euro»