Inquinamento, la Cina punta a città “senza fumi” entro il 2020 grazie alla geotermia

La multinazionale statale Sinopec possiede già oggi impianti geotermici in 16 province cinesi

[15 maggio 2017]

Il colosso petrolifero Sinopec, controllato dal governo cinese e incluso nella top five nella classifica delle compagnie più importanti al mondo stilata da Fortune, punta a migliorare la qualità dell’aria respirata in Cina grazie allo sviluppo della geotermia.

Come documenta l’Agence France-Presse (Afp), Sinopec – che negli ultimi anni ha subito la caduta dei prezzi petroliferi a livello globale e un “rallentamento” dell’economia cinese – ha siglato già dal 2009 una joint venture con la società islandese Arctic Green Energy, investendo 400 milioni di yuan (circa 82 milioni di dollari) solo per i 400mila abitanti di Xiong, nella provincia di Hebei, realizzando oltre 70 pozzi geotermici per il riscaldamento degli edifici.

A livello nazionale Sinopec possiede già impianti geotermici in 16 province cinesi: un “patrimonio” che consente di riscaldare circa 40 milioni di mq di case e fabbriche evitando l’emissione di circa 3 milioni di tonnellate di CO2..

Così, in una Cina in cui i 2/3 dell’energia elettrica è prodotta con centrali alimentate a carbone, nel distretto di Xiong c’è un’oasi “green” in cui quasi tutte le case sono riscaldate tramite l’energia geotermica.

Nonostante i progressi fatti, i margini di sviluppo rimangono tuttavia elevati: ad oggi appena lo 0,5% dei consumi energetici cinesi vengono soddisfatti tramite la fonte geotermica, percentuale destinata a crescere rapidamente. Entro il 2020 la Sinopec ha infatti espresso la volontà di realizzare 20 città “senza fumi” in Cina, allineandosi con l’ambizione del governo volta a ridurre in modo significativo l’inquinamento atmosferico nei centri urbani.