La parte centrale tiene guidata da Firenze, mentre la costa soffre maggiormente

Ires-Cgil, rallenta la ripresa Toscana: rischi da Trump e dalle politiche del governo nazionale

Nel mentre i depositi bancari delle famiglie toscane hanno toccato quota 65 miliardi di euro, ma i prestiti non risalgono

[8 agosto 2018]

La Toscana, regione fortemente vocata all’export e dunque profondamente condizionata dal suo andamento, sta, iniziando a risentire degli elementi di incertezza del quadro economico internazionale. Come emerge dal Focus Ires sull’economia regionale, presentato ieri dalla Cgil Toscana e dall’Ires Toscana, le politiche neoprotezionistiche portate avanti dal presidente Usa Donald Trump a colpi di dazi – e le conseguenti misure di rappresaglia dei partner commerciali – potrebbero «far deragliare il treno della ripresa regionale e portare ad una revisione al ribasso delle stime di crescita». Un quadro al quale si aggiungono le incertezze legate alle «nuove misure di legge in campo economico-lavoristico del governo nazionale». Fattori che, insieme, secondo le stime di Prometeia portano «a riconsiderare negativamente le previsioni di crescita dell’economia toscana per il 2018 attestandole ad un più modesto 1% rispetto al precedente +1,3%».

«L’economia toscana viaggia a due velocità – dettaglia Dalida Angelini, segretaria generale Cgil Toscana – La parte centrale tiene, guidata dall’area metropolitana di Firenze; la costa soffre maggiormente, c’è un rischio di desertificazione industriale mentre commercio e turismo da soli non bastano». Lo testimonia il fatto che nel primo trimestre del 2018 le persone disoccupate si riducono in maniera consistente (-9%) ma – spiegano dalla Cgil – territorialmente difforme. Al tempo stesso si registra una decelerazione del tasso di crescita occupazionale riferito al primo trimestre 2018 sul primo trimestre 2017, dal + 2,6% al +0,8%. Numeri che tra l’altro è necessario incrociare con quelli relativi alla qualità del lavoro: secondo l’analisi elaborata da Ires-Cgil, al 2017 risulterebbero circa 66mila unità di lavoro in meno nei confronti del 2008 (-4%), a differenza degli occupati residenti che al contrario sono l’1,5% al di sopra del valore pre-crisi: il divario tra la dinamica delle unità di lavoro (stimata a partire dal livellamento delle ore lavorate in termini di occupati equivalenti a tempo pieno) e quella degli occupati è spiegato sia nei termini di una maggior sensibilità al ciclo da parte delle unità di lavoro e, soprattutto, sia dall’effetto del deterioramento della qualità del lavoro, risentendo del peso dei contratti a termine (con durata sempre più ridotta) e del part – time involontario

«Tuttavia – continua Angelini – ci sono grandi potenzialità che vanno fatte sviluppare, a partire dal tema dei porti e anche da quello della nautica, settore in cui il lavoro è molto terziarizzato e ci sarebbe bisogno di incrementare un ragionamento di politiche industriali per un lavoro di qualità. È vero che cala la Cassa integrazione, ma ciò deriva molto dal fatto che varie aziende hanno chiuso o terminato gli ammortizzatori. Insomma, l’economia toscana non deve essere lasciata alle dinamiche nazionali e internazionali, altrimenti crescono le diseguaglianze; è necessario che tutti gli attori istituzionali e sociali di pensare di come svolgere tutti insieme un ruolo con l’obiettivo di creare lavoro e lavoro di qualità». L’appello è dunque quello di una politica rivolta allo sviluppo sostenibile, che oltre alla dimensione ambientale coinvolge quella sociale e quella economica.

Un processo che riguarda in primis una migliore redistribuzione delle risorse già oggi disponibili, a partire da una loro migliore allocazione da parte del circuito bancario. Un fronte dove sembra ci sia ancora molto da lavorare: nonostante le sofferenze bancarie siano diminuite di -6,2 miliardi rispetto al picco massimo raggiunto, e che i depositi delle famiglie toscane continuino crescere con ritmi sostenuti puntando a raggiungere, forse già entro l’anno, la quota dei 65 miliardi di euro – a dicembre del 2011 erano 45 –, gli impieghi (ovvero i prestiti) da parte delle banche hanno solo rallentato la loro discesa nel corso dell’ultimo anno. A crescere in ogni provincia toscana è solo il credito al consumo, mentre gli investimenti tendono ancora a frenare.

L. A.