Istat, dalla partecipate a controllo pubblico 54 miliardi di valore aggiunto

I settori più rilevanti sono quelli che incrociano la sostenibilità: acqua, energia, rifiuti

[23 ottobre 2017]

Scadrà tra pochi giorni (il 31 ottobre) il termine ultimo imposto dalla riforma Madia alle amministrazioni pubbliche per comunicare al Tesoro il piano di razionalizzazione delle proprie partecipate pubbliche, ovvero tutte quelle realtà (società di capitali, associazioni, fondazioni, fondazioni di partecipazione, consorzi di diritto pubblico) partecipate o controllate da una pubblica amministrazione che – questo pare essere la teoria sottostante la riforma – siano spesso e solo fonte di sprechi.

Una retorica che – al di là dei risultati della riforma Madia, ancora da conseguire – ha finito per contaminare la realtà, sommergendo insieme al marcio il molto di positivo che le partecipate pubbliche hanno già mostrato di poter garantire al Paese. Per riequilibrare il piatto della bilancia è utile consultare il report Le partecipate pubbliche in Italia pubblicato oggi dall’Istat, all’interno del quale si osserva come le 6.859 imprese attive a partecipazione pubblica (su 9.655) totali siano non solo in grado di dar lavoro a 848.707 addetti (il 96,2% degli addetti di tutte le partecipate), ma anche di garantire elevata produttività in termini di valore aggiunto per addetto, e risultati economici positivi.

I dati raccolti da Istat (aggiornati al 2015) mostrano che «complessivamente, al netto delle attività finanziarie e assicurative, le imprese a controllo pubblico generano oltre 54 miliardi di valore aggiunto (il 9,8% di quello prodotto dalle imprese dell’industria e dei servizi)», con risultati particolarmente importanti in settori che incrociano in profondità sostenibilità economica, ambientale e sociale: «I settori più rilevanti sono quelli della Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata (63,8% del valore aggiunto dell’intero settore di riferimento) e della Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di trattamento dei rifiuti e risanamento (61,8% del valore aggiunto dell’intero settore di riferimento)».

Posto che è direttamente il governo – o meglio il ministero dell’Economia e delle finanze – il «soggetto controllante di maggiore rilevanza in termini di occupazione, con il 55,7% di addetti delle imprese a controllo pubblico», i dipendenti delle partecipate pubbliche mostrano inoltre – anche vista la composizione settoriale e dimensionale delle aziende controllate dalla Pa – livelli di «produttività del lavoro (misurata dal valore aggiunto per addetto) molto elevati e superiori a quelli riferiti al totale delle imprese: il valore aggiunto per addetto è di 88.281 euro contro 59.228 euro».

Dati utili a mostrare una volta di più come la partecipazione pubblica, se è vero che non garantisce affatto la buona riuscita dell’impresa, allo stesso tempo di certo non la ostacola. Soprattutto se si parla di servizi pubblici essenziali: a fare la differenza è la chiarezza della mission, insieme all’efficacia e all’efficienza messe in campo per perseguirla.

L. A.