Tra i 25-34enni si contano ufficialmente 2.664.000 disoccupati e inoccupati

Istat, per giovani e donne il lavoro in Italia è sempre più un miraggio

I soldi per investimenti sostenibili ci sarebbero: la sola Bce in poco più di un anno e mezzo ha iniettato liquidità per 990,807 miliardi di euro

[31 agosto 2016]

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Mentre nell’area euro il tasso di disoccupazione rilevato a luglio – secondo i dati diffusi oggi da Eurostat – rimase stabile rispetto al mese precedente al 10,1% (confrontato col 10,8% rilevato l’anno scorso), l’Italia risulta fare meglio della media: tasso di disoccupazione all’11,4%, certifica l’Istat, in calo di 0,1 punti percentuali su giugno. A guardare meglio i dati, però, c’è poco da gioire. Il nostro Paese rimane al quinto posto per la disoccupazione più alta in tutta l’Ue, e a preoccupare maggiormente è l’impatto della mancanza di lavoro concentrata su donne e giovani generazioni, che torna a peggiorare.

A luglio è infatti diminuito il numero dei disoccupati, ma anche quello degli occupati, con un tasso di inattività – il quale individua i cosiddetti “scoraggiati” – che al contrario è in crescita al 35,2%. Un aumento, spiega l’Istat, che «riguarda le donne a fronte di una sostanziale stabilità degli uomini. Il tasso di inattività maschile, pari al 25,0%, rimane invariato rispetto a giugno, mentre quello femminile si attesta al 45,2%, in aumento di 0,3 punti percentuali».

Poi ci sono i giovani. «A luglio il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati), è pari al 39,2%, in aumento di 2,0 punti percentuali rispetto al mese precedente» e al livello più alto dall’agosto 2015. In questa fascia d’età, molti non lavorano però perché ricompresi all’interno di un percorso di studi, tanto che l’Istat precisa: «L’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari al 10,4% (cioè poco più di un giovane su 10 è disoccupato)». Anche in questo caso, comunque, l’incidenza di disoccupati «risulta in aumento di 0,4 punti percentuali rispetto a giugno».

Salendo di un gradino nelle classi d’età, è possibile individuare come una delle fasce in assoluto più sofferenti sia quella dei giovani adulti, che vivono anni fondamentali per la loro indipendenza ed emancipazione dalla famiglia, affacciandosi compiutamente nella vita sociale. O almeno, questi sono gli auspici. I numeri mostrano al contrario difficoltà acute, con un tasso di occupazione per i 25-34enni in calo (-0,4%) e un tasso di inattività in aumento (+0,1%), per un totale di 2.664.000 tra disoccupati e inoccupati ufficialmente contabilizzati tra i 25 e i 34 anni, a fronte di 4.091.000 occupati nella stessa fascia d’età. Un disastro non solo per il presente, ma anche per il prossimo futuro di un Paese con squilibri demografici sempre più accentuati.

Redistribuzione della ricchezza e nuovi investimenti – pubblici, finché quelli privati, bloccati dall’incertezza dominante, non torneranno – continuano ad apparire l’unica soluzione ragionevole per uscire da questa trappola che ci stiamo auto-costruendo. Dove investire? Ancora in piena crisi finanziaria globale (nel 2011), l’Unep evidenziò che sarebbero stati sufficienti investimenti pari al 2% del Pil annuo mondiale per riconvertire in tempo utile alla sostenibilità la nostra economia. Nel mondo, significa investimenti pari a 1.500 – 2.000 miliardi di dollari l’anno. Troppi? Attivando il propri programma di Quantitative easing (Qe) a partire dal gennaio 2015, la Bce – da sola! – ha iniettato liquidità nel sistema finanziario europeo pari a 990,807 miliardi di euro, acquistando bond governativi per tentare di sopperire a una politica fiscale degli Stati e dell’Ue a dir poco inconsistente. Col passare dei mesi, l’amaro dubbio che questi soldi sarebbero stati più proficuamente indirizzati se volti a realizzare direttamente investimenti verdi su suolo europeo, sta sempre più diventando certezza.