In crescita anche gli investimenti delle piccole e medie (+5,3%)

Istat, le grandi imprese italiane investono il +32,1% in più nella protezione dell’ambiente

«Nel 2015 si stima che la spesa per investimenti ambientali realizzata dalle imprese dell’industria in senso stretto sia pari a 1.405 milioni di euro»

[18 dicembre 2017]

Secondo il rapporto su Gli investimenti per la protezione dell’ambiente delle imprese industriali pubblicato oggi dall’Istat, dopo «consistenti flessioni» registrate nei due anni precedenti, nel 2015 gli «investimenti per la protezione dell’ambiente delle imprese industriali aumentano in misura significativa (+25,8% rispetto all’anno precedente)», in particolar modo quando le imprese sono di grandi dimensioni. In tal caso la crescita registrata nel 2015 ammonta al +32,1%, mentre si ferma al +5,3% in media per le imprese medio-piccole.

Sia chiaro che, purtroppo, non si tratta – in termini assoluti – di cifre gigantesche. L’Istat stima che la spesa per investimenti ambientali realizzata dalle imprese dell’industria ammonti a poco più di 1 miliardo di euro (1.405 milioni di euro), ma la crescita evidenziata tra il 2014 e il 2015 rappresenta un segnale incoraggiante: è infatti relativa a un periodo di forte crisi economica, durante il quale gli investimenti fissi lordi complessivi del settore industriale si contraggono del 2,5%. «Di conseguenza – osservano dall’Istat – aumenta il peso relativo degli investimenti ambientali passando dal 3,2% del 2014 al 4,1%».

Ma quali imprese investono di più per la protezione dell’ambiente, e in quali campi? Per rispondere al primo quesito, l’ampiezza dell’impresa è un indicatore assai rilevante. «Le imprese con 250 addetti e oltre svolgono un ruolo preminente per la spesa ambientale. Con 1.127 milioni di euro esse realizzano l’80,3% degli investimenti ambientali complessivi; inoltre effettuano il 78,7% degli investimenti end-of-pipe (quelli che puntano ad abbattere l’inquinamento dopo che questo è stato generato, ndr) e l’84,0% degli investimenti a tecnologia integrata (quelli che prevengono o riducono alla fonte l’inquinamento generato dal processo produttivo, ndr)». Nel complesso, dunque, le imprese industriali italiane «continuano ad effettuare investimenti per rimuovere l’inquinamento dopo che questo è stato prodotto, anziché integrare i propri impianti con tecnologie più “pulite” che contribuiscono a proteggere l’ambiente dagli effetti negativi del processo produttivo».

Guardando invece al perché degli investimenti effettuati, l’Istat dettaglia che «nel 2015 oltre i due terzi della spesa per investimenti ambientali è realizzata nelle attività di protezione e recupero del suolo e delle acque di falda e superficiali, nell’abbattimento del rumore, nella protezione del paesaggio e protezione dalle radiazioni e per le attività di ricerca e sviluppo finalizzate alla protezione dell’ambiente (36,5% del totale) e nella gestione delle acque reflue (33,7%)». Voce quest’ultima in crescita rispetto al 2014 (+4,6%), mentre al contempo «si rileva una nuova diminuzione della quota della spesa destinata alla gestione dei rifiuti (2,4 punti percentuali)».

L. A.