Istat: riforme o no, il Pil italiano cresce la metà di quello della zona euro

Secondo le stime dell’Istituto anche il tasso di disoccupazione rimarrà pressoché stabile nel 2017

[22 novembre 2016]

Se non verrà approvato quel «ponte costituzionale verso il nulla», come il Financial Times ha ribattezzato le riforme del governo Renzi, si potrà inaugurare «una sequenza di eventi che metterebbe in dubbio l’appartenenza dell’Italia alla zona euro». Parola, ancora una volta, del Financial Times. Due giudizi diametralmente opposti a distanza di neanche due mesi l’uno dall’alto dalla stessa, autorevole testata, non contribuiscono a fare pulizia nello schizofrenico dibattito in corso. Fortunatamente maggiore chiarezza – almeno per quanto riguarda gli impatti economici delle riforme – arriva dal documento Le prospettive per l’economia italiana nel 2016-2017.

Nel testo si specifica che «le previsioni incorporano le misure descritte nel disegno di legge sul Bilancio di previsione dello Stato», mentre all’impatto economico della riforma costituzionale neanche si accenna esplicitamente. Che conti zero? Comunque la si guardi, il risultato finale rimane poco incoraggiante.

Nell’anno in corso l’Istat nota come l’evoluzione dell’economia internazionale sia stata caratterizzata «da un ritmo di espansione moderato», con il Pil mondiale che si stima segnerà un +3% nel 2016. Nello stesso periodo la crescita nell’area euro viene fissata a circa la metà, +1,6%. Quella dell’Italia è dimezzata ulteriormente: «Il Pil – scrive l’Istat – è previsto aumentare dello 0,8% nel 2016 e dello 0,9% nel 2017». Ovvero, ancora molto meno rispetto alla crescita del Pil prevista per il prossimo anno nell’area euro (+1,5%). Anche il tasso di disoccupazione atteso in Italia non cambierà di molto, passando dall’11,5% del 2016 all’11,3% del 2017; percentuali che naturalmente sarebbero molto più alte guardando a specifiche fasce di popolazione, come i giovani e/o le donne.

Positiva invece la chiosa dell’Istat sui componenti della crescita economica: Sebbene con un andamento intermittente, nel corso del 2016 si sono rafforzati i segnali di ripresa del processo di accumulazione del capitale […] Per il 2016, si prevede una progressiva accelerazione della crescita degli investimenti (+2,0%) trainata principalmente dalla componente delle macchine e attrezzature cui si accompagnerà la graduale ripresa del ciclo delle costruzioni. Il processo di accumulazione del capitale è previsto rafforzarsi nel 2017 (+2,7%) e contribuire in misura più rilevante all’incremento della domanda interna».

Passi avanti, sebbene per colmare il crollo degli investimenti italiani dall’inizio della crisi – una contrazione stimata dalla Cgia in -29,8% – servirà ancora molto. Sulla sostenibilità di quelli che verranno non è invece data possibilità di fare previsioni. Anche nell’ultima legge di Bilancio, principale strumento di politica fiscale nazionale, escluso il passaggio sugli ecobonus edilizi l’attenzione all’economia verde è pari a zero. Qualche investimento arriverà, quale che sia.

L. A.