I dati presentati da Iss, ministero della Salute e Organizzazione mondiale della sanità

In Italia la salute umana è già oggi messa a rischio dai cambiamenti climatici

Sicurezza alimentare e servizi igienico sanitari a rischio, ondate di calore, focolai di malattie veicolati da insetti, infezioni delle vie aeree: impatti che non è più possibile trascurare

[7 marzo 2018]

La salute umana è direttamente correlata a quella dell’ambiente in cui viviamo, e non c’è dunque da stupirsi se oggi i pericoli legati all’aria, all’acqua e alle sostanze chimiche uccidono circa 12,6 milioni di persone all’anno. Ma che ruolo giocano in questa partita i cambiamenti climatici, e quali sono gli impatti che possiamo attenderci per un Paese in particolare, nel caso specifico l’Italia? Si tratta di una domanda molto complessa, cui per la prima volta è stata presentata ieri una risposta a conclusione del progetto Cambiamenti climatici e salute nella vision “Planetary Health”.

L’Istituto superiore di sanità, il ministero della Salute e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) hanno infatti organizzato a Roma un workshop per spiegare lo stato dell’arte della ricerca, e presentare il primo rapporto Climate and health country profile for Italy: un lavoro multidisciplinare supportato dall’Oms e dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc), e realizzato grazie al coinvolgimento di oltre 40 esperti scientifici, con la partecipazione del ministero dell’Ambiente e di istituzioni come la Fondazione Cmcc e Cnr-Irsa.

Sono tre gli scenari presi in considerazione. Il primo avverte che, con alte concentrazioni di CO2 e assenza di politiche di mitigazione, stima che i cambiamenti climatici «incrementi di temperatura media sull’intera penisola nell’ordine di 4°C per l’ultimo trentennio del XXI secolo (2071-2100)», con un aumento delle precipitazioni intense ma al contempo una diminuzione dei cumuli di precipitazione (soprattutto al meridione); nel secondo scenario l’incremento di temperatura si attesta a +2/3 °C, mentre il terzo – definito come «molto ottimista» dal Cmcc – inquadra un contesto in cui venga pienamente rispettato l’Accordo di Parigi, ovvero con un incremento della temperatura media globale non superiore ai +1,5 °C rispetto all’era preindustriale.

Un approccio dunque a tutto tondo, dal quale è emerso che in ogni caso «l’Italia è un laboratorio vivente sui cambiamenti climatici e ambientali: i dati – spiegano dal Cnr – indicano un’intensificazione delle minacce per la salute sulla nostra popolazione, se non verranno intraprese azioni specifiche di prevenzione e risposta con driver sanitario». L’elenco degli impatti sanitari (diretti e non) dei cambiamenti climatici sulla salute degli italiani, snocciolato dal Cnr, è in effetti impressionante per vastità e varietà. E l’analisi parte da elementi “storici”, non futuribili.

Nel 2013 circa un terzo delle regioni italiane ha chiesto al governo la dichiarazione di stato di emergenza a causa della scarsità di acqua, con crisi idropotabili in città come Roma, mai interessate prima nella loro storia – talvolta millenaria – da tali fenomeni, mettendo «così in pericolo uno dei fondamenti della prevenzione sanitaria collettiva quale è l’accesso all’acqua e a servizi igienico-sanitari sicuri». Al contempo, un «recente studio internazionale indica l’Italia tra i paesi al mondo a più alto rischio di mortalità per ondate di calore. Stiamo anche di recente sperimentando l’instaurarsi di focolai di malattie veicolate da insetti e zanzare come West Nile e Chikungunya in alcune parti d’Italia, e cresce l’evidenza che il rischio di insorgenza di questo tipo di patologie sia in crescita. Ci sono prove concrete di pericoli per i volumi e la qualità delle produzioni agricole, per la sicurezza alimentare, per l’equilibrio degli ecosistemi terrestri, la biodiversità, le migrazioni».

Senza dimenticare l’inquinamento atmosferico, ovvero «uno dei fattori su cui i cambiamenti climatici incidono più pericolosamente», che è già da tempo a livelli di allarme «nella maggior parte delle principali città italiane. Ciò comporta un aumento di infezioni delle vie aree, di malattie cardio-vascolari e ictus, bronco pneumopatie cronico ostruttive e tumori, specialmente a carico delle popolazioni più vulnerabili e dei bambini: abbiamo ogni anno in Italia più di 30mila morti riconducibili a inquinamento atmosferico (ma altri autorevoli studi suggeriscono cifre arrivano a 66mila e 90mila decessi prematuri a seconda degli inquinanti osservati, ndr)». Preoccupano al contempo «gli effetti dei cambiamenti climatici nell’ambiente marino, che incidono seriamente sugli ecosistemi acquatici e sulla biodiversità». Ad esempio «l’innalzamento del livello dei mari e le alterazioni idrodinamiche negli acquiferi superficiali e sotterranei stanno causando massive intrusioni saline nelle falde di acque dolci. Tali impatti, uniti a forti pressioni antropiche costiere, hanno conseguenze difficilmente prevedibili sui rischi socio-sanitari correlati all’esposizione e all’utilizzo del mare nel nostro paese».

Elementi che conducono tutti a un’unica, inevitabile valutazione: «È insomma chiaro il fatto che – concludono dal Cnr – il settore sanitario deve agire con decisione: i responsabili delle politiche sanitarie, il mondo della ricerca, le autorità ambientali e di settori diversi, sono chiamati a lavorare insieme, a livello prossimale e distale, in una vision di decenni, per prevenire e combattere problemi di straordinaria complessità e estensione che stanno già avendo effetti nel nostro Paese».