Aliquota agevolata per ristrutturazioni e efficienza energetica, penalizzato il consumo di suolo

Iva al 4%, nello Sblocca Italia spunta una palestra di green economy?

«Una vera e propria bomba» che sarebbe determinante anche per riciclo e riparazione, ma qui è ancora una fantasia

[21 ottobre 2014]

All’interno dello Sblocca Italia, decreto contestatissimo (con ottime ragioni) da parte ambientalista, si inserisce a sorpresa una norma di grande rilievo per uno sviluppo sostenibile dell’edilizia a volumi zero: Iva ribassata dal 10 al 4% per le ristrutturazioni e l’efficientamento energetico della struttura.

Il colpo di coda è arrivato all’interno della commissione Ambiente della Camera presieduta da Ermete Realacci, dove lo Sblocca Italia ha terminato il suo iter prima di approdare in aula. Il cambiamento nel testo, che secondo il quotidiano di Confindustria si annuncia come «una vera e propria bomba a larghissimo impatto sull’edilizia privata» e sarà finanziato da «un contemporaneo aumento dell’Iva per le nuove costruzioni prima casa vendute direttamente dalle imprese, che passa dal 4 al dieci».

Una buona notizia, per due ordini di motivi. Il primo è che si rafforza una gestione responsabile del territorio, disincentivando la corsa a nuove colate di cemento su quelle aree (poche) finora rimaste indenne dalla costruzione di nuove case che nessuno compra. Il secondo, non trascurabile vantaggio è che in via indiretta si potenzia ulteriormente una norma – quella dell’ecobonus – che insieme alle varie edizioni del Conto energia (tutte più o meno efficienti) si è dimostrata un’arma affilatissima per la creazione di nuovi posti di lavoro nonché di buona crescita economica: come ama ricordare Realacci, nel solo 2013 gli sgravi fiscali per le ristrutturazioni e l’ecobonus hanno prodotto 19 miliardi di investimenti, garantendo oltre 280mila posti di lavoro, tra diretti e indotto.

Il terzo e ultimo segnale che giunge dalla modifica allo Sblocca Italia è invece ambivalente. Da una parte dimostra che scelte di politica economica e industriale sono ancora possibili in questo Paese, e che addirittura è possibile prenderne di giuste. D’altra parte, ci ricorda come green economy in Italia sia ancora oggi pressoché sinonimo di energia, e poco altro.

Nel corso del convegno ‘Non bruciamo il made in Italy’ di inizio ottobre il ministro all’Ambiente, Gian Luca Galletti, si lasciò sfuggire un desiderata che dal mondo dell’ambientalismo, delle industrie verdi (nonché dalle nostre pagine) carsicamente torna indietro senza risposta: «Mi piacerebbe – parole di Galletti – che su determinati prodotti riciclati l’Iva fosse agevolata al 4%». A conferma di come finora questa si sia dimostrata soltanto una fantasia lo stesso ministro aggiunse rapidamente che la “sua” idea non fosse allo studio del governo. Difatti, niente del genere è stato inserito né nella legge di Stabilità, né nello Sblocca Italia, né nel Collegato ambientale.

Eppure, oltre all’evidenza scientifica e agli indirizzi europei che impongono (imporrebbero) di valorizzare un utilizzo più efficiente della materia e il riciclo, come nel caso delle ristrutturazioni finalizzate all’efficientamento energetico, anche in questo caso ci sono solidi indizi che arrivano dall’economia reale a suggerire come l’Iva agevolata potrebbe indirizzare l’economia nostrana.

I consumi italiani stanno cambiando, ci ricorda sul Corriere Economia Paolo Ciocca, del servizio studi Bnl – Gruppo BNP Paribas. Pur in piena deflazione «scopriamo che non tutti i prezzi scendono, ve ne sono anche alcuni che continuano a crescere. Ad esempio, mentre un massiccio ricorso ai saldi aiuta a spingere verso il basso i prezzi degli indumenti e delle scarpe, si assiste ad un aumento dei costi per la riparazione degli abiti. Un fenomeno che va oltre l’abbigliamento: i costi per riparare gli elettrodomestici, i mobili, gli arredi e i mezzi di trasporto aumentano di circa il 2% […] Nonostante si tratti di una piccola parte di un fenomeno più articolato, questi dati ci raccontano di un cambiamento nelle nostre abitudini».

Favorire questo tipo di spese rispetto al consumismo dilagante – grazie all’Iva agevolata – è una sensata politica ecologista ed economica, nonché una nostra storica proposta. Idem per la promozione per quei beni prodotti con materie prime seconde derivate da riciclo, grazie alla quale potremmo inoltre conquistare una fetta consistente di mercato e garantirci competitività di fronte ai nostri partner internazionali in un settore industriale, quello del riciclo, sempre più fondamentale di fronte a risorse naturali scarse.

Guardando alla novità inserita nello Sblocca Italia con ottimismo – e al netto del fatto che il testo di legge deve ancora essere definitivamente approvato, con seri dubbi per le coperture da parte del Bilancio di Montecitorio – la speranza è che possa allargarsi a ricomprendere gli altri settori della green economy appena elencati. Può essere una buona palestra, anche per verificare la risposta dell’Europa di fronte a un’aliquota Iva che – a oggi – potrebbe essere additata come contraria rispetto alla normativa comunitaria in merito. Il fondamentale tassello mancante continua però ad essere quello della volontà politica: come dimostra la commissione Ambiente della Camera, anche i miracoli possono accadere.