Jindal e Arvedi, passi avanti per l’acciaio a Piombino

Ieri la firma del preaccordo tra il gruppo indiano e Aferpi, oggi l’apertura per impedire il trasferimento dei 60 lavoratori legati alla partita Ilva

[2 marzo 2018]

Dopo mesi col fiato sospeso, negli ultimi due giorni Piombino ha potuto tornare a respirare un po’ di speranza per quanto riguarda due asset fondamentali per il territorio: l’acciaieria ex Lucchini e la Magona. Con la firma dell’algerino Issad Rebrab, ieri è diventato pienamente operativo il preaccordo per la cessione dell’intero capitale di Aferpi e di Piombino Logistic e la maggioranza delle azioni di GSI Lucchini alla Laptev Finance PVT Ldt, una società indipendente ma collegata al gruppo JSW, la Jindal South West dell’indiano Sajjan Jindal. E oggi si è appena concluso – sempre nelle sale del ministero dello Sviluppo economico – un incontro che potrebbe rappresentare uno spartiacque per la Magona: «Il Governo – spiegano in una nota congiunta i sindacati Fim, Fiom, Uilm Livorno – ha riconosciuto che la questione posta dello stabilimento Magona sta dentro la soluzione del problema di Taranto Ilva e che ritiene opportuno riconvocare il tavolo alla presenza di Arvedi per la discussione del loro piano industriale».

Per quanto riguarda l’acciaieria ex Lucchini (e presto, probabilmente, ex Aferpi), con la firma dell’accordo preliminare ci sono adesso sei settimane a disposizione del gruppo indiano per compiere le necessarie verifiche a Piombino e per presentare un piano industriale e finanziario per poi arrivare alla stipula dell’atto di acquisto definitivo. Figure chiave nella trattativa si sono rivelate il ministro Calenda e il presidente della Regione Enrico Rossi, i quali hanno preso impegni di fare nei confronti del progetto che presenterà Jindal ciò che era stato a suo tempo garantito una volta approvato quello di Rebrab. Si tratta di finanziamenti subordinati ad interventi per l’innovazione, alla riduzione dell’impatto ambientale e per una riconversione ecologica della siderurgia. In che modi, però, è ancora tutto da vedere: dipenderà dal piano industriale. «È una tappa nuova – ha spiegato Rossi – si chiude un periodo lungo di difficoltà e di incertezze. Possiamo guardare con più speranza al futuro», con il presidente della Regione che non ha voluto confermare la notizia della cifra di 75 milioni di euro che il gruppo indiano sarebbe disposto a pagare per lo stabilimento: «Le cifre riguardano le aziende, noi abbiamo dato una mano a risolvere questo accordo prendendo l’impegno di mettere a disposizione finanziamenti per l’innovazione e per ridurre l’impatto ambientale puntando ad avere una riconversione ecologica della siderurgia». Fondamentale sarà anche la partita delle bonifiche, tema sul quale però non sono state ancora spese dichiarazioni ufficiali da parte dei presenti al Mise. «L’intesa che dovrà essere perfezionata dopo una due diligence di 6 settimane, ossia la verifica dei dati del bilancio e lo stato degli impianti dell’ex Aferpi, è comunque un primo passo importante che ci permette, come auspichiamo – aggiunge su Facebook il sindaco di Piombino Massimo Giuliani – di scongiurare la strada di un nuovo commissariamento. Poi sarà la volta del piano industriale che dovrà garantire la sostenibilità ambientale oltre che la tenuta occupazionale e poi la sua concreta attuazione».

Ed è sempre grazie alla regia delle istituzioni che i primi passi avanti si registrano anche per la Magona, circa lo spostamento del reparto verniciatura a Genova da parte di Arcelor Mittal con il passaggio dell’azienda piombinese ad Arvedi, e del relativo trasferimento di 60 lavoratori piombinesi. «I nostri lavoratori e sindacati – dichiara al proposito Giuliani, presente anche oggi al ministero dello Sviluppo economico – hanno rappresentato in maniera chiara e ferma le ragioni sociali, industriali e tecniche, per cui non è accettabile che la vicenda Taranto passi sopra i lavoratori di Piombino. Il ministro è stato come sempre ineccepibile, indicando la necessità di riconvocare un tavolo nei primi giorni della settimana questa volta con Arvedi. Le questioni sul tappeto sono infatti due la questione sociale con la necessità di impedire il trasferimento di 60 lavoratori dalla fabbrica piombinese, e la questione industriale. Si tratta infatti di lavoratori altamente specializzati e la verniciatura rappresenta circa il 25/30 per cento di produzione. In presenza dunque di un piano industriale e occupazionale valido, e in caso di interesse in questo senso da parte di Arvedi, il governo potrebbe anche valutare la possibilità di sostenere investimenti per realizzare un nuovo reparto di verniciatura a Piombino. Si tratta di una proposta da valutare e che dimostra l’impegno da parte di tutti i soggetti istituzionali, governo in primis, nel sostenere i territori».