La Cina punta a migliorare il trattamento dei rifiuti urbani

Interramento e incenerimento per la crescente massa di "rifiuti familiari". E il riciclo?

[6 febbraio 2017]

L’agenzia ufficiale cinese Xinhua ha annunciato che «la Cina ha fissato una serie di obiettivi per promuovere un sistema efficace di regolamentazione sul trattamento dei rifiuti familiari entro il 2020, al fine di far fronte a un forte aumento dei rifiuti familiari nelle città». Una categoria che rappresenta pressappoco i nostri “rifiuti urbani”.

Secondo il piano pubblicato recentemente dalla Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma, «entro il 2020, il trattamento inoffensivo dei rifiuti familiari dovrà coprire tutte le municipalità direttamente amministrate dal governo centrale, le municipalità con uno status di pianificazione indipendente e le capitali delle province. Le altre città e borghi conosceranno un trattamento inoffensivo dei rifiuti familiari compreso tra il  70% e il 95%».

Sorvolando sul fatto che bisognerebbe capire cosa sia il “trattamento inoffensivo” dei rifiuti rispetto a quello evidentemente “offensivo” attualmente in uso, i precedenti dati del ministero cinese della Casa e dello sviluppo urbano e rurale evidenziavano che, nel 2015, in Cina il trattamento dei rifiuti solidi urbani aveva raggiunto il 94,1%.

Xinhua ricorda che «le città cinesi in rapida crescita fanno fronte a un importante volume di rifiuti familiari e le misure di trattamento, tra le quali l’interramento e l’incenerimento, hanno sempre più attirato l’attenzione pubblica riguardo all’inquinamento dell’aria e del suolo».

Nel novembre 2016, proprio per rispondere alle preoccupazioni dell’opinione pubblica – che a volte si trasformano in vere e proprie proteste – il governo cinese hanno pubblicato una linea guida riguardante il trattamento di rifiuti attraverso l’incenerimento e si sono impegnate a rafforzare il regolamento per la selezione dei siti dove costruire nuovi inceneritori.

Secondo queste linee guida governative, «questi impianti devono rispondere a delle norme esigenti, non rappresentare nessun pericolo ed essere rispettosi dell’ambiente. I progetti esistenti che non riescono a rispondere alle norme devono essere chiusi».

Il che rappresenta certamente un passo avanti, ma marca al contempo le differenze con la strategia ad oggi promossa su suolo europeo: se in Cina interramento e incenerimento sembrano mostrarsi come opzioni equivalenti, nel Vecchio Continente è già chiara – o dovrebbe esserlo – una gerarchia più dettagliata. Per gestire in modo efficiente il ciclo integrato dei rifiuti il recupero di energia (la termovalorizzazione) è necessario, ma è da preferirgli il recupero di materia (il riciclo). Solo in via residuale la scelta ricade sulla discarica.

Un’analogia sembra invece unire Europa e Cina. Entrambe sembrano dedicare maggiore attenzione alla gestione dei rifiuti urbani, sebbene siano i rifiuti speciali (quelli derivanti da attività produttive, commerciali, di servizi) a costituire la stragrande maggioranza dei rifiuti totali. Un paradosso che nel caso della Cina, non a caso ribattezzata “la fabbrica del mondo”, assume dimensioni ciclopiche.