Il focus del Pew Charitable Trust sulle rinnovabili

La Cina (ri)vince la gara dell’energia pulita: l’Italia scende dal sesto all’undicesimo posto

L’energia pulita vale 250 miliardi di dollari all’anno nel mondo

[4 aprile 2014]

Negli ultimi cinque anni, il Pew Charitable Trust ha monitorato le tendenze di investimento e di finanziamento nelle economie più importanti del mondo e nel suo nuovo rapporto Who’s Winning the Clean Energy Race? 2013 sottolinea che «durante questo periodo, l’industria dell’energia pulita è stata scossa dalla recessione globale, da ampi cambiamenti nei mercati energetici e dall’incertezza che circonda le politiche internazionali in materia di energia pulita e cambiamento climatico. Ma nonostante queste sfide, il settore dell’energia pulita è ormai una componente da 250 miliardi di dollari all’anno dell’economia mondiale».

Il rapporto Pew evidenzia: «Anche se globalmente i clean energy investment in fonti rinnovabili, biocarburanti, smart energy e stoccaggio di energia sono scesi dell’11% nel 2013 (a 254.000 milioni dollari), una serie di sviluppi indicano un futuro promettente per l’energia pulita. Primo, i prezzi delle tecnologie di punta come l’eolico e il solare sono scesi costantemente per decenni; sono sempre più competitivi se confrontati con le fonti di energia convenzionali vecchie di secoli, ma finanziariamente più volatili. Secondo, i produttori di energia pulita, progredendo, hanno efficacemente resistito a forti pressioni competitive, consolidamenti e cambiamenti politici. Nel 2013 la fiducia degli investitori sul futuro a lungo termine dell’energia rinnovabile si è stata rafforzata nei clean energy stock indexes, che sono aumentati  notevolmente nel corso dell’anno. Terzo, i mercati dei Paesi in via di sviluppo in rapida crescita stanno prosperando; queste economie vedono la generazione distribuita come un’opportunità per evitare investimenti in sistemi di trasmissione costosi, paragonabile alla diffusione dei telefoni cellulari, confrontata con le costose infrastrutture di rete fissa. Anche nei contracting markets dell’Europa e delle Americhe, dove è stata  colpita l’industria in generale, i policymakers hanno ricalibrato, piuttosto che abbandonato, le politiche per l’energia pulita».

La scheda di approfondimento del rapporto sugli investimenti nelle energie rinnovabili in Italia, però, non è buona: «L’Italia ha registrato un ulteriore calo del 75%, dopo un calo di oltre il 50% nel 2012. Gli investimenti nel settore sono scesi drasticamente, quando le tariffe feed-in sono state ridotte come parte delle iniziative globali di austerità del governo. Nel 2013, le tariffe feed-in e il finanziamento pari a 3,6 miliardi dollari sono effettivamente terminate, mentre il Paese è sceso dal sesto all’undicesimo posto tra i G-20. Quasi tutti gli investimenti in energia pulita sono stati per le tecnologie solari, ossia 3,1 miliardi dollari. In tutto, nel 2013 sono stati realizzati 2 gigawatts di solare, meno di un quarto dei livelli installazione realizzati nel 2011. Eppure, in Italia ci sono 18,1 GW di solare installato, il terzo dato più alto del G-20, una combinazione di prezzi elettrici elevati al dettaglio e disponibilità rooftop. Incentivi al solare  dovrebbero assicurare la continuità della distribuzione nel prossimo anno. L’Italia ha 8 GW di capacità eolica installata, con l’aggiunta di 300 megawatt nel 2013». Il piccolo idroelettrico, invece, raggiunge i 4,6 GW.

Tornando ai dati globali e alla domanda su chi abbia vinto la gara delle rinnovabili, il Pew Charitable Trusts risponde che per il secondo anno consecutivo la Cina ha superato gli Stati Uniti in investimenti annui di energia pulita, attirando 54,2 miliardi dollari rispetto ai 36,7 miliardi dollari negli Usa. Se gli americani non vogliono farsi sorpassare da altre economie emergenti, dovranno fare di più per rimanere leader nell’industria dell’energia pulita.

Quindi la Cina,  anche se nel 2013 gli investimenti nelle energie pulite sono diminuiti del 6%, a 54,2 miliardi di dollari, resta leader proprio grazie all’eolico, che ha attratto 28 miliardi dollari e installato oltre 14 gigawatt in più. Ma il 2013 ha fatto emergere la Cina grande mercato solare: i finanziamenti per 22,6 miliardi dollari sono un record mondiale, e anche i 12,1 GW di fotovoltaico installati nel 2013 sono un bel passo per centrare gli ambiziosi obiettivi del piano quinquennale per il 2015.

Il rapporto Pew definisce la Cina «un importante hub per la finanza, la produzione e la distribuzione del solare», e evidenzia che «in considerazione della sua capacità di crescita negli ultimi anni, tra cui più di 30 GW nel 2013, la Cina si avvicina a 200 GW di capacità installata di energia pulita e dovrebbe superare tale soglia nel 2014. Nel mentre le preoccupazioni riguardo alla qualità dell’aria intensificano gli obiettivi delle autorità cinesi, che hanno fissato l’aggiunta di 18 GW di eolico e di 14 GW di energia solare nel 2014. Il Paese sta anche accelerando l’installazione di ultra-high voltage transmission capabilities, che facilitano l’integrazione delle fonti rinnovabili».

Gli Usa, comunque, sono in pieno boom per quanto riguarda l’energia solare, con 4,7 GW installati nel 2013: un aumento del 30% sul  2012. Nel 90% degli Usa, nel 2013 sono aumentati i posti di lavoro nell’industria fotovoltaica, e i pannelli solari sui tetti degli americani sono diventati così popolari che ogni 4 minuti viene installato un impianto fotovoltaico.

Ma in totale negli Usa gli investimenti in energia pulita sono diminuiti del 9% rispetto al 2012, calando a 36,7 miliardi dollari. Ma la cosa è in gran parte dovuta al rifiuto dei repubblicani di estendere la durata della Production tax credit (Ptc) per incentivare la costruzione di impianti eolici negli Stati Uniti: così, l’installazione di pale eoliche è diminuita nel 2012-2013.