Accordo con Benin, Burkina Faso, Ciad e Mali

La Cina si compra il cotone africano

Land grabbing o aiuto allo sviluppo?

[5 dicembre 2013]

Proprio mentre in Mali arriva il primo contingente cinese di mantenimento della pace composto da  135 soldati, a sostegno della Mission intégrée des Nations Unies pour la stabilisation au Mali (Minusma) l’agenzia ufficiale cinese Xinhua annuncia che la Cina ha definito un nuovo programma di cooperazione con Benin, Burkina Faso, Ciad e Mali , i quattro maggiori paesi africani produttori di cotone ( C4).

L’intesa è stata firmata ai margini del nono meeting del ministri dell’Organizzazione mondiale per il commercio (Wto) in corso a Bali, in Indonesia.  Così Pechino ed i 4 poverissimi  Paesi africani rafforzato il loro rapporto di collaborazione istituito già nel 2011.

Il governo cinese si è impegnato a sostenere la produzione di cotone dei C4, garantendo assistenza finanziaria e tecnica per il miglioramento delle infrastrutture, delle strategie di produzione e della formazione del personale impiegato in questo settore; sono previste anche joint-venture tra aziende locali e società cinesi. Secondo il ministro del commercio cinese Gao Hucheng, «L’accordo rappresenta un nuovo riferimento per la cooperazione Sud-Sud». In realtà la Cina entra mani e piedi nel terreno di caccia di francesi ed americani e  mette le mani  sul 15% delle esportazioni  cotone del mondo e Benin, Burkina Faso, Ciad e Mali saranno i fornitori dell’industria tessile cinese.

La Cina si sta muovendo in tutto il Sahel ed ormai lo fa senza utilizzare dollari o euro: ha appena offerto  250 milioni di yuan (circa 20,5 miliardi di franchi Fcfa) al Niger per finanziare progetti prioritari, in base ad un accordo firmato il 4 dicembre a Niamey dalla ministro degli esteri nigerino Sani Mariama Moussa, e dall’ambasciatore cinese in Niger, Shi Hu. Nel 2013 la Cina aveva già finanziato progetti come quelli  per rifornire di acqua la città di Zinder ( 25 miliardi di Fcfa), la costruzione di un hotel a 4 stelle a  Niamey e dell’ospedale  della capitale del Niger destinato a diventare uno dei più moderni dell’Africa Occidentale.

La Moussa ha sottolineato che «Questo accordo interviene nel momento in cui il governo nigerino avvia la messa in opera effettiva del suo Programme de Développement économique et social (Pdes) 2012-2015 e potrà permettere così di realizzare delle infrastrutture idrauliche, per la salute, dei ponti e ben’altro».

Il 2 dicembre, intervenendo ad Addis Abeba, in Etiopia,  al summit africano sui mercati in forte crescita, Wang Yong, vice.presidente del China-Africa Development Fund (Cdaf) aveva ricordato agli africani i numeri dell’aiuto cinese: «Il Cadf  ha già investito in più di 70 progetti in Africa ed accelererà le sue attività di investimento sul continente africano, soprattutto nei settori dell’industria, delle infrastrutture e dell’agricoltura.

I grandi progetti cinesi finanziati dal Cdaf sono esattamente 72 in una trentina di paesi diversi e riguardano anche la realizzazione di  parchi industriali e lo sviluppo delle risorse minerarie od agricole, come nel caso del cotone dei C4.

a �� mr௮�� si il diportismo e la cantieristica), meno inquinato e dunque più amichevole verso i turismi e l’agricoltura.

 

L’obiettivo condiviso e’ operare, anche usando con intelligenza gli ammortizzatori sociali e le risorse destinate alla formazione professionale, per ridurre al minimo o evitare i costi sociali di un simile processo di riconversione, coinvolgendo i sindacati e le associazioni di

categoria.

Alla firma delle intese, indispensabili per mobilitare le risorse, seguirà la fase progettuale e l’attuazione degli interventi pubblici e di quelli privati.

La nostra comunità territoriale e’ davanti ad un banco di prova difficile, ma non eludibile: non ci è dato rinunciare alla sfida, si può solo affrontarla. E’ necessario, in questo percorso, non smarrire la compattezza fiera e nobile che ha distinto la battaglia di questi

mesi. Quella dei lavoratori, degli sportivi, degli studenti, dei commercianti, di tutti quelli che camminando fianco a fianco con il sindacato, fermandosi o dormendo nel Rivellino, imprimendo su magliette e striscioni i mantra che hanno unito e vinto: “Piombino non deve chiudere”, ” Piombino come una squadra”, hanno dato una dimostrazione esemplare di appartenenza e di civiltà che mi inorgoglisce come cittadino, e non potrò dimenticare. Abbiamo portato Piombino all’attenzione dell’Europa e del Governo nazionale,

Trascorriamo le prossime festività con la serenità di chi sta in campo, da’ il massimo e non si arrende per se’ per gli altri, con la forza visionaria di chi vuole abitare il futuro.