Un tesoro per lo sviluppo sostenibile, che ora rischia di rimanere sottoterra

La geotermia italiana vale (almeno) quanto 500 milioni di tonnellate di petrolio

Il paradosso del Governo sulla fonte rinnovabile: due anni fa le Linee guida per la coltivazione sostenibile, adesso lo stop agli incentivi

[29 novembre 2018]

L’intero comparto della geotermia italiana sta vivendo giorni di profonda incertezza a causa dello schema di decreto Fer 1 elaborato dal ministero dello Sviluppo economico (Mise) che, per la prima volta, elimina gli incentivi finora garantiti a questa fonte come alle altre rinnovabili. Una prospettiva non giustificata da alcun dato ambientale disponibile, che rischia di condannare a morte un’industria secolare nata proprio in Italia, mentre paradossalmente la maggioranza gialloverde ha scelto di non toccare i 16,2 miliardi di euro in sussidi ambientalmente dannosi che ogni anno il nostro Paese finanzia. Eppure appena due anni fa era proprio il ministero dello Sviluppo economico a spiegare come sia possibile (e conveniente) coltivare le abbondanti risorse geotermiche presenti nel nostro Paese, come mostrano le Linee guida per l’utilizzazione della risorsa geotermica a media e alta entalpia – ovvero quella attualmente idonea a produrre sia elettricità sia calore –, ancora consultabili sul sito del Mise.

«Riteniamo che questo documento possieda – spiegava allora Franco Terlizzese, direttore generale del ministero – i requisiti necessari per rivelarsi utile ed interessante per le applicazioni pratiche, in quanto costituisce una sintesi equilibrata delle esigenze operative e delle imprescindibili necessità di tutela assoluta della salute e dell’ambiente». Com’è possibile leggere sulle Linee guida, la «possibilità di utilizzo dell’energia geotermica assume in questi tempi un interesse particolare, trattandosi di una risorsa naturale “rinnovabile” che consente, a seconda delle sue caratteristiche, non solo di ricavare calore per riscaldamento e per molti altri usi diretti, ma anche produrre energia elettrica».

Di più: riprendendo le istanze prodotte dal Parlamento, le Linee guida riportano che la geotermia «è una forma di energia naturale che trova origine dal calore della terra e, tra le energie rinnovabili, ha un valore aggiunto che condivide soltanto con l’idroelettrico: la continuità della produzione»; la geotermia, quindi, può «essere intesa come un elemento importante per la “green economy” e un sostegno significativo per sviluppare politiche energetiche “low carbon”»; lo sviluppo corretto della geotermia «porta con sé inoltre non solo benefici ambientali, contribuendo in maniera importante alla lotta contro i cambiamenti climatici, ma offre anche importanti occasioni per la creazione di nuovi posti di lavoro».

Di fronte a questa realtà è ancor più paradossale che lo stesso ministero che ha prodotto queste Linee guida stia rischiando adesso, evidentemente per ragioni del tutto politiche e non per preoccupazioni tecniche, di gettare alle ortiche un motore di sviluppo sostenibile tanto vasto per il nostro Paese. Come ricorda infatti lo stesso Mise nelle Linee guida, secondo «i dati forniti dall’Unione geotermica italiana (Ugi), le risorse geotermiche su terraferma del territorio italiano potenzialmente estraibili da profondità fino a 5 km sono dell’ordine di 21 exajoule (21×1018 joule, corrispondenti a circa 500 Mtep, ovvero 500 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio)», in altri termini circa 3 volte tutta l’energia primaria consumata in Italia nell’intero 2015 (pari a 171,289 Mtep). E vale la pena ricordare che, secondo le più aggiornate analisi fornite dall’Ugi, i 500 Mtep sono il minimo stimato: il massimo arriva alla stratosferica cifra di circa 104^4 MTep. Un vero e proprio tesoro per lo sviluppo sostenibile, che rischia di rimanere sottoterra.

L. A.