Come la geotermia è riuscita a trasformare la Valle del diavolo nel paradiso delle rinnovabili

In due secoli la coltivazione di questa risorsa rinnovabile ha permesso di trasformare una fetta di Toscana dal paesaggio lunare, che ha ispirato l’inferno di Dante, in un’area dove il progresso dell’energia pulita è di portata globale

[6 novembre 2017]

Montecerboli, un piccolo borgo nel Comune di Pomarance adiacente a Larderello – pressappoco al centro della Toscana –, un tempo era quanto di più vicino si potesse immaginare alla porta d’accesso verso l’inferno. Il suo stesso nome continua a richiamare quello di Cerbero, il cane a tre teste che secondo la mitologia greca presidiava l’ingresso all’Ade. Le emissioni naturali causate dalla geotermia che ancora sono presenti nell’area sottoforma di soffioni boraciferi o fumarole ne dominavano il paesaggio, lasciando filtrare dal sottosuolo getti di vapore capaci di raggiungere i 160 °C, misti a gas contenenti ammoniaca e acido borico. Quanto bastò per rendere il paesaggio lunare, brulla la vegetazione e a Dante per trarne ispirazione e descrivere il suo Inferno.

Oggi lo stesso territorio è ancora noto come la Valle del diavolo, ma è d’ispirazione per qualcos’altro. «Larderello è il luogo più adatto per parlare di rinnovabili e di condizioni per la produzione di energia sostenibile – ha esordito il sindaco di Pomarance Loris Martignoni, accogliendo gli oltre 100 giornalisti arrivati da tutto il mondo per il XIV Forum internazionale dell’informazione per la salvaguardia della natura organizzato da Greenaccord e conclusosi ieri – perché qui è il centro mondiale della geotermia. Pomarance è il Comune con la più alta produzione di energia geotermica al mondo, e vi si produce il 40% di tutta quella toscana. Non solo la coltivazione della geotermia è nata qui, ma il know-how che ruota attorno a questa tecnologia viene ancora esportato ovunque nel globo».

L’avvio dell’industria boracifera per mano del conte Francesco De Larderel nel 1818 e ancor più la produzione di energia elettrica da geotermia nel 1904 con il principe Ginori hanno consentito a Larderello di cambiare la storia, in primis la propria. La coltivazione dell’energia geotermica ha permesso di concentrare e controllare quelle emissioni – CO2, arsenico, mercurio, H2S – che naturalmente filtravano abbondanti dal sottosuolo all’atmosfera, riducendone gli impatti attraverso abbattitori industriali. Oggi a Larderello sono tornati gli alberi, e con loro i cittadini.

«La geotermia – argomenta Martignoni – diventa fonte di lavoro e possibilità di vivere questo territorio, che si pensava difficilmente abitabile», la casa del diavolo. Oggi la geotermia dà lavoro, elettricità, calore diretto: 7 dei 9 paesi del Comune di Pomarance sono raggiunti dal teleriscaldamento geotermico, che permette di riscaldare un appartamento a costi che vanno dalla metà a un quarto rispetto a quanto accadrebbe con le fonti fossili. La geotermia permette inoltre di diversificare l’economia locale, alimentando una filiera agroalimentare sostenibile (i cui leader fanno parte della Ccer, la Comunità del cibo a energie rinnovabili) e un afflusso turistico che ha ormai sfondato il muro delle 60mila presenze annue all’interno di tutti i Comuni geotermici toscani. «La geotermia ha dato a noi abitanti di questi territori non solo un’importante occasione per risparmi economici, ma per migliorare la qualità di vita», argomenta Martignoni. Un’evoluzione che ha permesso di trasformare la Valle del diavolo in un case history per lo sviluppo sostenibile a livello internazionale, e che dopo due secoli conserva ancora la possibilità di stupire ancora.