Nei giorni scorsi sono tornati picchi d’inquinamento atmosferico

La lotta contro l’emergenza smog in Toscana inizia dal riscaldamento delle nostre case

Arpat: «Il 70% del PM10 primario è prodotto dagli impianti di combustione non industriali, e cioè dal riscaldamento domestico»

[27 dicembre 2017]

Come ormai ogni fine anno, torna in Italia – Toscana compresa – l’incubo smog; di vera e propria “emergenza” per la bassa qualità dell’aria è ormai difficile anche parlare, essendo il dato assai ricorrente. Esemplare il caso di Firenze, dove negli scorsi giorni i valori di Pm10 rilevati dalle centraline attive hanno raggiunto picchi preoccupanti: a fronte di un limite di legge fissato in 50 microgrammi per metro cubo, sono stati 91 quelli rilevati a Natale in via de Bassi e 93 a Boboli, mentre a Scandicci (117) e Signa (131) il limite di legge è stato più che doppiato.

La pioggia che in queste ore sta lavando il cielo toscano contribuirà in modo sensibile ad abbattere gli inquinanti presenti nell’aria che respiriamo, ma per combattere davvero inquinamento e “emergenza” smog è indispensabile tornare ai dati di fondo. Ovvero, nonostante la qualità dell’aria toscana sia in tendenziale miglioramento, permangono alcune criticità in gran parte legate ai principali fattori di emissione per gli inquinanti atmosferici diffusi sul territorio regionale: mobilità e riscaldamento degli edifici, come recentemente documentato da Arpat.

Per quanto riguarda quest’ultimo elemento in particolare, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana ricorda che all’interno della nostra regione ben «il 70% del PM10 primario è prodotto dagli impianti di combustione non industriali, e cioè dal riscaldamento domestico. Le emissioni che a livello regionale sono imputabili al riscaldamento sono totalmente attribuibili alla combustione di legna e prodotti simili: in particolare più del 99% delle emissioni di polveri da riscaldamento domestico/terziario derivano dalla combustione di legna, di cui l’84% dalla combustione in caminetti aperti e stufe tradizionali (fonte Irse 2010)».

A incidere maggiormente nel computo sono i metodi di riscaldamento più tradizionali: a parità di calore prodotto, infatti, «un terzo delle polveri emesse dalla combustione di legna in caminetto aperto». Come sottolinea l’Arpat, in generale «i moderni apparecchi a pellet e cippato sono significativamente più efficienti e producono emissioni inferiori rispetto ai caminetti e alle stufe tradizionali a legna, ma la maggior parte della combustione della biomassa sembra aver luogo -ancora oggi- in impianti principalmente inefficienti ed inquinanti».

Come migliorare? Da una parte, le buone pratiche che il singolo utente può intraprendere nella gestione del proprio riscaldamento domestico sono importanti: per ridurre l’inquinamento da polveri fini è necessario assicurare un corretto funzionamento e una corretta manutenzione di tutti gli impianti, evitando inoltre di bruciare rifiuti o altri prodotti non consoni.

Dall’altra, un ruolo determinante è quello esercitato dai Piani di azione comunale (Pac) per ridurre l’inquinamento atmosferico nel proprio territorio, per il quali la Regione Toscana ha proposto ai Comuni alcune misure relative proprio al riscaldamento: ad esempio con l’erogazione di incentivi volti alla chiusura degli esistenti camini aperti, con «la promozione del teleriscaldamento per il riscaldamento degli edifici» oppure «la promozione – dove tecnicamente realizzabile – dell’uso della geotermia a bassa entalpia per la climatizzazione degli edifici pubblici e privati».

L. A.