La mitigazione degli impatti ambientali della geotermia e i suoi sviluppi tecnologici

Anche per una fonte energetica rinnovabile e potenzialmente pulita è necessario lavorare alla riduzione degli impatti

[22 dicembre 2017]

Lo sviluppo di sistemi energetici sempre più sostenibili costituisce una sfida tecnologica con la quale gli operatori del settore devono confrontarsi, tenendo conto anche degli aspetti economici ad essi legati.

La geotermia è una fonte energetica rinnovabile, potenzialmente pulita e che garantisce continuità di fornitura nel tempo. Tuttavia, come qualsiasi altra attività, il suo utilizzo può avere interazioni sui differenti comparti ambientali, più o meno impattanti a seconda delle differenti configurazioni impiantistiche e delle condizioni operative.

Oltre alle campagne di monitoraggio ambientale e sulla salute dei cittadini, importanti per la comprensione e prevenzione di criticità ambientali, gli sviluppi tecnologici hanno portato soluzioni volte a garantire la sostenibilità delle varie fasi di sviluppo ed esercizio degli impianti geotermici.

Ad esempio, nelle centrali geotermoelettriche toscane, oltre ai sistemi per ridurre l’emissione atmosferica di aerosol, sono stati installati sistemi per l’abbattimento di mercurio ed idrogeno solforato (Amis) contenuti nei gas incondensabili a valle delle turbine e del condensatore, mentre una corretta modellistica dei serbatoi geotermici e la reiniezione dei fluidi permettono un utilizzo sostenibile della risorsa, prevenendo subsidenza e microsismicità.

Relativamente alle frontiere tecnologiche per la mitigazione degli impatti ambientali,  sono molti i progetti volti a ridurre le emissioni in atmosfera delle centrali geotermoelettriche.

In alcune aree la reiniezione degli incondensabili attraverso i cicli binari è una soluzione affermata da ormai diversi anni, ma nel caso di fluidi con elevata percentuale di gas, la sostenibilità economica e tecnica costituisce un fattore limitante lo sviluppo di tali tecnologie.

In alcuni progetti pilota si punta ad utilizzare la CO2, uno dei principali gas contenuti nei fluidi geotermici, come fluido di lavoro per trasferire il calore dal sottosuolo alla superficie.

In Islanda è stato avviato un impianto in grado di assorbire e fissare l’anidride carbonica presente in atmosfera come minerali di carbonato, mentre in Croazia la Commissione Europea ha finanziato un impianto che estrae dal sottosuolo acqua calda e metano e, dopo aver prodotto elettricità e calore per usi diretti, reinietta i fluidi esausti e la CO2 prodotta.

La Regione Toscana ha infine finanziato un progetto volto a sviluppare materiali polimerici nanocompositi e biodegradabili, in grado di ridurre le perdite di fluidi durante la fase di perforazione, esercitando un’azione sigillante nelle cavità delle pareti dei pozzi.

Il progetto vuole poi ridurre la quantità di agenti chimici durante il lavaggio dei pozzi.

Lo sviluppo e la sfida tecnologica per la minimizzazione degli impatti ambientali della geotermia deve tener conto anche della sostenibilità economica, in modo da garantire la convenienza e la competitività di queste soluzioni sul mercato, rispetto ad altre tipologie di impianto più impattanti.

Ne è un esempio la call lanciata alcune settimane fa da Enel Green Power, per ricevere proposte di sviluppo di sistemi che massimizzino l’abbattimento dell’idrogeno solforato a costi più competitivi rispetto all’attuale tecnologia Amis.

di Sergio Chiacchella, direttore generale CoSviG