La nuova crescita mondiale sarà in Africa: 4,5 trilioni di dollari di Pil entro il 2025

Ma il continente dovrà affrontare enormi sfide ambientali, energetiche e sociali

[11 febbraio 2016]

Cina Africa ambiente

Secondo il rapporto “Mega Trends in Africa – The Last Growth Frontier” pubblicato da Frost & Sullivan, «Urbanizzazione, mobilità, infrastrutture, risorse naturali, investimenti nelle telecomunicazioni e commercio interregionale sono solo alcune delle opportunità ancora non sfruttate che rendono l’Africa l’ultima frontiera della crescita. Il continente è destinato a diventare la seconda regione in più rapida espansione da qui al 2025, con un prodotto interno lordo (PilL) di 4,5 trilioni di dollari».

Gli analisti di  Frost & Sullivan  ed alytri esperti sono convinti che «L’Africa è l’unico continente con il potenziale di raggiungere una crescita economica a due cifre nel prossimo decennio. Si prevede che quasi metà della popolazione del continente vivrà nelle grandi città e che il 58% della popolazione sarà in età lavorativa (15–64) nel 2025. Se questa tendenza continuerà per i prossimi 20 anni, l’Africa avrà la quota di popolazione attiva più elevata, superando sia la Cina che l’India».

Hendrik Malan, direttore di Frost & Sullivan Africa, evidenzia che «Al momento, i tassi di crescita promessi dall’Africa sono secondi solo a quelli del Sud-est asiatico. Il grosso vantaggio che ha l’Africa, che ci si creda o meno, è la mancanza di infrastrutture e la mancanza di sistemi legacy, poiché la nostra capacità di scavalcare le tecnologie e riuscire ad ottenere tale crescita molto più rapidamente, ad esempio, di quanto sia stato possibile in Sud-est asiatico, è significativamente superiore».

Insomma, il capitalismo internazionale si appresta a sfruttare tutte le possibilità – e le falle – della approssimativa governance africana per imporre un modello di sviluppo che salti diverse delle tappe che abbiamo percorso, magari passando subito dalla povertà alla green economy e al Bitcoin, ma il puzzo di neocolonialismo aleggia nell’aia e nelle intenzioni, a cominciare dal linguaggio che somiglia molto a quello dei tempi della conquista del West o della ricerca dell’Eldorado, che non portarono certo fortuna ai nativi americani.

Infatti il rapporto di Frost & Sullivan rivela alcune di quelle che potrebbero essere le maggiori tendenze  per l’Africa e non tutte sono positive. La crescita rapida dell’Africa e la disponibilità di così tanta forza lavoro giovane sembrano destinate a cambiare il volto del Continente, che vedrà raddoppiare la sua popolazione, e non sempre in maniera ambientalmente e socialmente sostenibile, con conseguenze non prevedibili sulle sue risorse naturali, minerarie ed energetiche e inasprendo i conflitti per le risorse già in atto.

Ecco i mega trends individuati dal rapporto:

L’Africa ha un enorme potenziale di mercato per le imprese che operano nello spazio della moneta digitale e stiamo già vedendo il lancio di piattaforme Bitcoin per facilitare tali trasferimenti. Con più di 40 miliardi di dollari trasferiti annualmente e valute digitali in grado di ridurre i costi di trasferimento di oltre 1/4, è solo una questione di tempo prima che le valute digitali vengano ampiamente adottate.

Le vendite online aumenteranno significativamente nei prossimi 5 anni e rappresenteranno quasi il 7% del totale delle vendite al dettaglio in Africa nel 2025. Nigeria, Sudafrica, Egitto e Kenya stanno emergendo come i migliori mercati per le vendite online in Africa.

La domanda di energia aumenterà fino a 930,4 Mtep nel 2025, che è più del doppio della domanda attuale. Il settore minerario e dei minerali rappresenterà la fetta più rilevante di consumatori di energia da qui al 2025. L’Africa crescerà dall’attuale stadio iniziale fino a diventare un hub emergente per le energie rinnovabili, con un solido tasso di crescita annuale composto (CAGR) dell’8% entro il 2025.

È probabile che i volumi commerciali del continente africano triplicheranno entro il 2030. Si stima che l’Africa orientale registrerà la crescita maggiore dei volumi commerciali, grazie al miglioramento delle infrastrutture dei trasporti. Si prevede che la proposta Area di Libero Scambio (T-ALS) tra Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale (SADC), Mercato comune dell’Africa orientale e meridionale (COMESA) e Comunità dell’Africa orientale (EAC) darà slancio alle importazioni in media del 60% entro il 2020.