La nuova economia climatica globale: 26 trilioni di dollari e 65 milioni posti di lavoro in più

La non azione porterebbe a perdite superiori ai 320 miliardi di dollari all’anno e a più di 140 milioni di migranti climatici entro il 2030

[5 settembre 2018]

In previsione del Global Climate Action Summit che si terrà a San Francisco dal 12 al 14 settembre, la Global Commission on the New Climate Economy ha pubblicato il nuovo rapportoUnlocking the Inclusive Growth Story of the 21st Century” che dimostra che un’azione climatica più incisiva, in linea con l’accordo di Parigi, apporterebbe all’economia mondiale un enorme vantaggio economico, Secondo la Commissione Globale presieduta dall’ex presidente messicano Felipe Calderon «Stiamo sottostimando in modo significativo i benefici di una crescita più pulita e più intelligente dal punto di vista climatico. Un’azione audace sul clima potrebbe fornire almeno 26 trilioni di dollari in benefici economici entro il 2030, rispetto al business.as-usual».

Il rapporto, presentato a New York del segretario generale dell’Onu António Guterres, rileva che «nell’ultimo decennio ci sono stati enormi progressi tecnologici e di mercato che hanno guidato il passaggio a una nuova economia climatica» ed evidenzia che assisteremo a «reali benefici in termini di nuovi posti di lavoro, risparmi economici, competitività e opportunità di mercato, e un miglioramento del benessere per le persone in tutto il mondo».

La principale autrice del rapporto, Helen Mountford, direttrice programma New Climate Economy, ha evidenziato che «lo scopo di questo rapporto è dimostrare come accelerare il passaggio a questo nuovo percorso di crescita. Descrive i vantaggi di farlo, le sfide che ci attendono e gli evidenti acceleratori o le azioni che possono essere intraprese per raccogliere pienamente i frutti di una crescita più forte, più pulita e più equa». Infatti, il rapporto presenta le opportunità in 5 sistemi economici chiave: energia, città, cibo e utilizzo del suolo, acqua e industria e dimostra che un’azione ambiziosa che riguardi questi sistemi potrebbe portare guadagni economici netti rispetto al business-as-usual: entro il 2030, un’azione più incisiva per il clima potrebbe produrre oltre 65 milioni di nuovi posti di lavoro low carbon, equivalenti all’intera forza lavoro attuale del Regno Unito e dell’Egitto messi insieme; evitare oltre 700.000 morti premature per inquinamento atmosferico rispetto ad una situazione business-as-usual;  attraverso la riforma delle sovvenzioni ai combustibili fossili e l’aumento del prezzo del carbonio si potrebbero generare circa 2,8 trilioni di dollari di entrate pubbliche all’anno, equivalenti all’odierno Pil dell’India; In Europa, un più efficace carbon pricing e l’eliminazione delle sovvenzioni ai combustibili fossili potrebbero ridurre la spesa sanitaria pubblica di circa 7,2 miliardi di dollari tra il 2018 e il 2030. Inoltre, l’aumento degli spostamenti in bicicletta nelle città europee potrebbe prevenire 10.000 decessi prematuri all’anno.

Sharan Burrow, segretaria generale dell’International Trade Union Confederation ha avvertito che «questa transizione low carbon deve essere gestita per garantire che per i lavoratori interessati e le loro comunità sia una transizione giusta. Allo stesso modo, le opportunità derivanti dall’urbanizzazione e da uno sviluppo più pulito dell’industria, delle infrastrutture, dei trasporti e dei servizi devono garantire posti di lavoro e prosperità condivisa. Ci vorranno dialogo, fiducia e trasparenza».

Lord Nicholas Stern, co-presidente della Global Commission ha detto che «ora possiamo vedere che questa nuova storia della crescita racchiude dinamiche molto potenti: innovazione, apprendimento per agire ed economie di scala. Inoltre, ci offre la combinazione molto attraente di città in cui possiamo spostarci, respirare ed essere produttivi; infrastrutture sostenibili che non sono solo pulite ed efficienti, ma che resistono anche a condizioni climatiche estreme sempre più frequenti e gravi; ecosistemi che sono più produttivi, robusti e resilienti. Gli attuali modelli economici non riescono a catturare né le potenti dinamiche che le qualità molto attraenti delle nuove tecnologie e strutture. Quindi sappiamo che stiamo sottovalutando enormemente i benefici di questa nuova storia della crescita. Inoltre, diventano sempre più chiaro che i rischi del danno causato dai cambiamenti climatici sono immensi e che i punti di non ritorno e le irreversibilità si avvicinano sempre di più».

Lo studio non analizza solo i benefici di una più forte azione climatica ma anche i costi della non azione climatica  comporterebbe perdite economiche annuali ben superiori ai 320 miliardi di dollari causati nel 2017 dai cambiamenti climatici  e porterebbe ad oltre 140 milioni di migranti climatici entro il 2050. Anche per questo la Global Commission chiede ai governi, alle imprese e ai leader economici  di dare urgentemente priorità alle azioni su quattro fronti nei prossimi 2-3 anni: Intensificare il lavoro sui prezzi del carbonio e passare alla divulgazione obbligatoria dei rischi finanziari legati al clima; Accelerare gli investimenti in infrastrutture sostenibili; Sfruttare il potere del settore privato e liberare l’innovazione;  Costruire un approccio centrato sulla persona che condivida i guadagni in modo equo e garantisca che la transizione sia giusta.

Caio Koch-Weser, presidente dell’European Climate Foundation, ricorda che «la storia del clima è fondamentalmente economica. Se agiamo con coraggio adesso, vedremo una maggiore produttività, una maggiore inclusione sociale e economie più resilienti. I ministri delle finanze dovrebbero prestare particolare attenzione al messaggio principale di questo rapporto: l’azione per il clima è la storia della  crescita del XXI secolo».

Calderon ha concluso: «Questo è più di un semplice rapporto. È un manifesto su come possiamo trasformare in realtà una crescita migliore e un clima migliore. E’ tempo di legiferare, innovare, governare e investire in modo decisivo verso un mondo più giusto, più sicuro, più sostenibile».