Al contempo crescono i depositi bancari delle famiglie, a quota 59 miliardi di euro

La nuova normalità della povertà in Toscana

L’assessore Saccardi: «Fenomeno che ormai non riguarda solo una parte circoscritta della popolazione, si estende in un processo di graduale normalizzazione»

[16 giugno 2017]

A partire dal 2008, il sommarsi di anni di pesante crisi economica ha portato a una massificazione del problema della povertà in Italia, prima doloroso ma più marginale: a livello nazionale si è passati dal 3,1% di poveri assoluti durante l’era pre-recessione al 6,1% documentato al 2015, un dato praticamente raddoppiato che secondo l’Istat riguarda ormai 4 milioni 598 mila individui. Numeri che crescono drasticamente guardando alla povertà relativa (che colpisce 8 milioni 307 mila cittadini italiani, il 13,7% della popolazione nazionale) e ancor più al rischio di diventare poveri, che ancora secondo l’Istituto nazionale di statistica opprime un quarto delle famiglie italiane.

Un quadro disastroso, che pone la Toscana in una situazione migliore rispetto al contesto nazionale. Secondo il report Le povertà in Toscana, primo rapporto anno 2017, presentato ieri dalla Regione e prodotto attraverso il suo Osservatorio sociale – che ha coordinato un gruppo di ricerca formato da Anci Toscana, Università di Siena ed Irpet – la povertà assoluta si ferma in Toscana al 3,2% riguardando 199mila persone (o 53mila famiglie), mentre quella relativa tocca il 5% delle famiglie toscane.

Numeri che pure non dicono tutto: la povertà è ormai un fenomeno sempre più complesso, multidimensionale, che purtroppo – sottolineano dalla Regione –  interessa strati decisamente più ampi della popolazione rispetto al passato, compresa la cosiddetta “fascia grigia” dei ceti medi impoveriti.

«Si è cercato di definire il fenomeno nel territorio toscano con gli indicatori disponibili, seppur – spiega l’assessore al Diritto alla salute, Stefania Saccardi – coi limiti delle difficoltà metodologiche che continuano a persistere rispetto all’effettiva misurazione di un tema multidimesionale e in trasformazione quale è quello della povertà. Con questo rapporto si intende porre l’attenzione su un fenomeno che ormai non riguarda solo una parte circoscritta della popolazione, ma che, nel quadro di una difficile crisi economica, si estende a diverse categorie di cittadini in un processo di graduale normalizzazione».

Recentemente, dal governo nazionale qualcosa s’è mosso con l’introduzione del Rei, quel Reddito di inclusione la cui attuale dote finanziaria gli permette però di rivolgersi solo a 1/3 dei poveri assoluti italiani. È dunque un esercizio d’ottimismo quello prodotto da Irpet, che stima i «possibili beneficiari» del Rei in Toscana intorno alle 49,8 mila famiglie (pari a 143 mila individui, da fonte Inps), molte delle quali con alta probabilità non vedranno a breve il becco d’un quattrino.

Forse anche per questo la Regione, aggiunge l’assessore Saccardi, sta «pensando a un piano complessivo contro la povertà». Le previsioni economiche, difatti, suggeriscono ampia cautela. Secondo il focus sull’economia toscana pubblicato nei giorni scorsi dall’Ires Cgil lo «scenario che l’economia della Toscana propone nel primo scorcio di questo 2017 è ancora fortemente caratterizzato da segnali contraddittori. Prosegue, per il quarto anno consecutivo, una dinamica della crescita regionale che sostanzialmente conferma il dato dello scorso anno (+0,8%, + 0,9%)», ancora incapace di colmare la distanza che separa il territorio dalla situazione pre-crisi, con «pesanti differenziali negli indicatori fondamentali: -5% di prodotto interno, -7,3% di domanda interna e addirittura -29,4% in termini di investimenti». Le prospettive economiche per il prossimo futuro rimangono modeste: «Per l’economia toscana nel 2017 rallenterebbero i consumi mentre dovrebbero riprendere ad espandersi le esportazioni, seppure non ai ritmi degli anni passati, insieme a una conferma del lento e graduale recupero degli investimenti».

Seppur anche in questo caso meno acuto rispetto al contesto nazionale, rimane lacerante il problema della disuguaglianza, ben testimoniato – al di là dei classici indicatori, e nelle disparità di ricchezza ancor più che in quelle di reddito – dall’andamento dei depositi di conto corrente delle famiglie consumatrici, che «in Toscana raggiungono la cifra record di 59 miliardi di euro a dicembre 2016». Incoraggiare il loro impiego da parte del sistema creditizio toscano verso investimenti (ambientalmente, socialmente ed economicamente) sostenibili rimane un passo difficile ma fondamentale per ricucire un tessuto sociale ormai sfilacciato, anche nella rossa Toscana.