L’audizione in Senato del ministro dell’Ambiente

La prossima emergenza rifiuti? In Sicilia: dalle discariche autonomia residua di 6 mesi

[30 settembre 2016]

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Napoli, Roma, Sicilia: l’emergenza rifiuti in Italia è una fiera itinerante, con l’inquietante caratteristica di non fermarsi mai. In compenso, non di rado se ne possono descrivere in anticipo le tappe. Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, relazionando al Senato sulla gestione dei rifiuti nella Capitale, in Sicilia e in Puglia, si è soffermato non a caso sulle criticità aperte nella più grande regione Italiana.

Rimanendo alla sola dimensione dei rifiuti urbani – che in Italia in media sono appena un quarto degli speciali – il ministro ha ricordato che sono state 2.342.219 le tonnellate prodotte in Sicilia nel 2014 (ultimo anno rilevato), a fronte di 292.972 tonnellate di rifiuti raccolti in modo differenziato: «Tale quantità rappresenta – precisa Galletti – solo il 12,5 % del totale dei rifiuti prodotti, valore molto al di sotto dell’obbligo di legge del 65%». Una percentuale che rispetto all’anno precedente non è aumentata ma anzi è calata ulteriormente dello 0,7%.

Sul territorio siciliano la gestione dei rifiuti è monopolizzata dalle discariche. «Le quantità di rifiuto indifferenziato prodotte nel 2014 ammontano a 2.049.247 tonnellate. Questi rappresentano una quota pari all’89 % dei rifiuti urbani prodotti in Regione. Di tali quantità – dettaglia il ministro –  solo 349.774 tonnellate sono state inviate, secondo modalità ordinarie, agli impianti di trattamento meccanico-biologico (TMB) prima di essere inviate al successivo smaltimento. La restante quota, pari a 1.003.302 tonnellate, è stata quindi smaltita in deroga alle prescrizioni, ricorrendo a forme speciali di gestione dei rifiuti attraverso Ordinanze del Presidente della Regione ai sensi dell’articolo 191 del d.lgs. n. 152 del 2006 […] Lo smaltimento dei rifiuti avviene esclusivamente tramite conferimento in discarica».

Uno dei problemi delle discariche, che dovrebbero essere anello necessario ma residuale nel ciclo integrato di gestione dei rifiuti, è che prima o poi finiscono. E secondo il ministro Galletti «la capacità residua di trattamento in discarica, agli attuali livelli di smaltimento, garantisce l’autonomia regionale solo per 6 mesi».

Una crisi che secondo il ministero è possibile risolvere solo presentando «un programma di azioni per l’immediata realizzazione della rete impiantistica in grado di trattare i rifiuti prodotti in Regione nel rispetto della normativa europea», impianti che sembrano venire tradotti innanzitutto in termovalorizzatori. Altre tipologie sono già presenti sul territorio: 15 gli impianti di compostaggio, «molti dei quali risultano non operativi per mancanza di materiale da trattare» a causa della scarsa raccolta differenziata.

A fronte di un simile scenario la necessità di impianti di termovalorizzazione sembra effettivamente indifferibile, ma da sola non potrà certo sanare la gestione dei rifiuti. Finché conferirli in discarica sarà più conveniente che dirigerli a recupero di materia, e finché a sua volta bruciarli sarà più economico rispetto all’avvio al riciclo (riciclo cui poi dovrà essere garantito un mercato di sbocco, per non vanificarne gli sforzi), i rifiuti prenderanno sempre la strada sbagliata.

Una strada che al momento non può che continuare a guardare fuori confine. Non a caso, tre le priorità indicate dal ministero per la Sicilia ci sono «procedure di gara internazionali per lo smaltimento/recupero dei rifiuti in altri stati membri o in altre Regioni». Con tanti saluti ai principi di prossimità e di sostenibilità.

L. A.