La Sinistra diventa davvero green? Il “grande piano verde” di Liberi e Uguali

L’ambiente, la scuola e la ricerca come risorse indispensabili per il lavoro che cambia e un nuovo welfare universale

[8 gennaio 2018]

Ieri Rossella Muroni, che sembra essere il volto nuovo (e giovane e bello) di Liberi e Uguali, ha presentato le linee programmatiche della nuova formazione della sinistra guidata da Pietro Grasso e, almeno questa volta – pur con qualche concessione alle diverse anime di Leu – l’ambiente e l’economia ecologica sembrano aver finalmente trovato cittadinanza a sinistra.

La ex presidente di Legambiente ha infatti riassunto in 16 pagine (integralmente disponibili in allegato, ndr) le linee guida programmatiche che Liberi e Uguali ha redatto nelle assemblee tematiche che hanno preceduto l’assemblea nazionale, che ha approvato la relazione. Si tratta di un documento nel quale l’ambiente ha un grande spazio e che contamina anche le altre tematiche, un ambiente visto come motore di una società più giusta e pulita. Non a caso Grasso ha fatto suo uno slogan del capo del Partito laburista britannico Jeremy Corbyn: “Per i molti e non per i pochi”.

La Muroni ha presentato quello che ha definito «il nostro grande piano verde» e ha sottolineato che «nella grande transizione che abbiamo di fronte, fatta di cambiamenti climatici, robot, nuove disuguaglianze e flussi migratori, dobbiamo di nuovo rendere l’Italia un luogo di capace di anticipare e accelerare le trasformazioni. Il settore strategico, capace di intervenire su tutte le dimensioni della transizione, è la conversione ecologica dell’economia​. E’ il nostro Green New Deal​, un piano coordinato di interventi che apra la strada alle potenzialità della nostra imprenditoria migliore, oggi ancora soffocata da norme inadeguate e che garantisca un forte saldo attivo sul piano occupazionale con lavoratori orgogliosi di partecipare al miglioramento del nostro mondo. ​Non un settore, ma la sfida enorme, assieme alle altre grandi nazioni che hanno scelto questa strada, di creare una nuova prospettiva di sviluppo sostenibile finanziando investimenti in energia pulita e rinnovabile, rigenerando le nostre città attraverso l’efficienza energetica che produce risparmi reali per tutti muovendo nella direzione di un’economia circolare che superi discariche e inceneritori (lasciando però aperto l’interrogativo sul come “chiudere il cerchio” dell’economia circolare, dato che anche dall’industria del riciclo esitano scarti, e che – ad esempio – non tutti i beni prodotti sono attualmente riciclabili, ndr) e che ci porti fuori dal medioevo della gestione dei rifiuti, scartando la logica delle grandi opere per dedicarci alla riqualificazione e messa in sicurezza del territorio. Tra le leve da introdurre vi è sicuramente la razionalizzazione delle imposte sull’energia con la carbon tax. Un piano capace di liberarci dal vincolo energetico che crea relazioni internazionali pericolose e che può consentirci di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici anche in quei luoghi del mondo dove hanno conseguenze devastanti».

Quella a cui pensa Leu è «un’Italia capace di marciare senza le fonti fossili. Un’Italia che viaggia a trazione rinnovabile e grazie all’efficienza energetica. Un’Italia che contrasta il consumo del suolo con un’azione di governo che parli anche di riqualificazione e messa in sicurezza del territorio. Non è una chimera, ma un futuro prossimo possibile e auspicabile. Basta partire con il piede giusto, mettere in campo un piano clima ed energia che porti nel 2030 a un paese Carbon-free. Un piano capace di ridurre la CO2 e di creare nuova occupazione. In linea con la Strategia energetica nazionale, ma con target più ambiziosi ed obiettivi al 2030 coerenti con l’Accordo di Parigi. Uno sviluppo più spinto ma rispettoso del territorio e del paesaggio che punti sulle fonti rinnovabili e sull’efficienza energetica sia nel vettore elettrico che in quello termico, raggiungendo così risultati ben più significativi in termini di risparmio di combustibili – così si fermano le guerre del petrolio! – con un conseguente risparmio di risorse pari a 5,5 Mld di euro all’anno, oltre a un aumento dei posti di lavoro nei settori emergenti dell’energia e dell’innovazione tecnologica pari a 2,7 milioni, tra permanenti e temporanei».

E’ così che, secondo la Muroni, fonti rinnovabili ed efficienza energetica diventano la chiave con cui ripensare i settori dell’edilizia, dei trasporti, dell’industria e dell’agricoltura: «Per questo abbiamo bisogno di un deciso cambio di passo della politica. L’Italia ha tutto l’interesse a essere in prima linea nella sfida della sostenibilità, con vantaggio per le imprese e per i cittadini. Grazie alle tecnologie già disponibili possiamo immaginare un futuro senza fossili. La decarbonizzazione non è solo l’unica strada possibile per combattere i cambiamenti climatici, ma è anche una grande opportunità di modernizzazione e sviluppo del paese».

Ma le linee programmatiche di Liberi e Uguali non dimenticano la natura: «Impegnarsi per il benessere animale assieme all’ampliamento e il rilancio del sistema dei parchi e delle aree naturali protette, significa investire nelle vere migliori risorse a tutela del nostro territorio che già oggi difendono la biodiversità e creano reddito, occupazione, vita migliore e più felice».

Quella che propone la nuova formazione della sinistra è «un’economia civile che possa essere la leva di un cambiamento profondo per uscire dalla crisi creando valore e lavoro; costruendo un nuovo mercato ecologico, giusto e condiviso; rilanciando la partecipazione dei cittadini; promuovendo nuovi percorsi e nuovi spazi di democrazia. Una nuova economia capace di superare l’odierna organizzazione dei mercati e la dicotomia “profit- non profit”, dunque aperta al ruolo fondamentale della cittadinanza attiva e delle imprese responsabili. Un’economia civile che possa essere la leva di un cambiamento profondo per uscire dalla crisi creando valore e lavoro; costruendo un nuovo mercato ecologico, giusto e condiviso; rilanciando la partecipazione dei cittadini; promuovendo nuovi percorsi e nuovi spazi di democrazia. Una nuova economia capace di superare l’odierna organizzazione dei mercati e la dicotomia “profit- non profit”, dunque aperta al ruolo fondamentale della cittadinanza attiva e delle imprese responsabili».

La Muroni ha fatto l’esempio della recentissima polemica (che sembra ormai già sgonfiata sui social network) sui  sacchetti biodegradabili: «Era un’occasione facilissima per attuare un altro passo avanti verso la salvaguardia del nostro ambiente e la consapevolezza dei cittadini. E invece, per l’incompetenza del Governo – che bastava ci lasciasse portare una retina da casa – abbiamo assistito a 3 giorni di guerriglia violenta sui social media con rabbia e accuse che rappresentano una linfa velenosa per la tenuta della comunità che siamo. Ecco, questo è un esempio delle sciocchezze che ci impegniamo ad evitare».

La massima preoccupazione di Liberi e Uguali resta comunque il lavoro, «quello buono», dicendo basta al ricatto della precarietà e cancellando il Job act, consapevoli che «tutto questo, però, non fermerà la quarta rivoluzione industriale dove le intelligenze artificiali spazzeranno via interi settori professionali. Conoscere e capire le nuove frontiere e le potenzialità dell’information technology servirà a gestire questo passaggio epocale e trasformare molte delle minacce in nuove opportunità – ha detto la coordinatrice della campagna elettorale di Leu – Ma soprattutto vogliamo creare nuovo lavoro, impegnandoci a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana ​e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.  E’ bello vero? Lo conoscete tutti è l’articolo tre della nostra Costituzione. Quello su cui si fonda il nostro progetto politico. Puntare al “pieno sviluppo della persona umana” è la più grande ambizione che possiamo avere. E’ così moderno, così visionario, così concreto. E’ davvero il nostro faro. Quelle due parole, “di fatto” ci sono perché le ha fatte inserire Teresa Mattei durante i lavori della Costituente, indicando una reale ed effettiva parità tra generi che deve realizzarsi anche nei salari».

E quindi grande attenzione alla lotta alla povertà – non ai poveri –,  al  welfare per tutte e per tutti, alla sanità pubblica, all’eguaglianza dei diritti e alla gestione dei flussi  migratori, alla cultura e soprattutto alla scuola e alla ricerca, definite «la prima cosa».