La sostenibilità della geotermia vista dal Cnr

A 200 anni dalla nascita dell’industria geotermica in Toscana e nel mondo, il Consiglio nazionale delle ricerche ha ospitato a Pisa una tavola rotonda per mettere a fuoco l’esigenza e la possibilità di uno sviluppo sostenibile condiviso coi territori

[11 maggio 2018]

In occasione dei 200 anni dell’attività industriale geotermica in Toscana e a Larderello in particolare, l’Istituto di geoscienze e georisorse del Consiglio nazionale delle ricerche (Igg-Cnr) e Enel green power, hanno organizzato il 7 e 8 maggio un evento celebrativo sulla geotermia, con il patrocinio dell’Unione geotermica italiana (Ugi), del Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche (CoSviG), del Consiglio europeo per l’energia geotermica (Egec) e di Rete geotermica, oltre alla partecipazione della Dgs-Unmig del ministero dello Sviluppo economico.

La prima giornata, occupata interamente da un convegno a porte aperte nell’auditorium dell’Area della ricerca del Cnr di Pisa, si è chiusa con una tavola rotonda di alto livello che ha dato modo di discutere e approfondire il tema dell’uso sostenibile della geotermia: ad animarla – con la moderazione del geologo Mario Tozzi (Cnr) – sono stati Alessandro Sbrana (Università di Pisa), Romano Giglioli (Università di Pisa), Adele Manzella (presidente Ugi), Loredana Torsello (CoSviG), Aurelio Cupelli (Rete geotermica) e Riccardo Basosi (Università di Siena).

Due i principali temi emersi dal confronto: da una parte l’urgente bisogno di una maggiore e migliore comunicazione sulla geotermia, e dall’altra la necessità di sviluppare questa fonte rinnovabile in modo condiviso coi territori, promuovendo le tecnologie migliori all’interno di un contesto complesso che richiede di incrociare numerosi fattori (domanda di energia attuale e futura, decarbonizzazione, impatti emissivi, consumo di suolo, vocazioni territoriali, etc).

Ad esempio, secondo Giglioli e Sbrana se la necessità avvertita è quella di incrementare sensibilmente la quota di energia elettrica rinnovabile prodotta – e la fonte che maggiormente caratterizza la Toscana è indubbiamente la geotermia, già oggi in grado di soddisfare il 30,78% del fabbisogno elettrico regionale –, anche la coltivazione di risorse geotermiche ad alta entalpia (ovvero con temperature superiori ai 180 °C) dovrà continuare a svilupparsi; questo naturalmente non significa che le tecnologie che permettono un azzeramento delle emissioni liquide e gassose (come negli impianti a ciclo binario, che possono produrre energia elettrica con risorse geotermiche a media entalpia) non siano adatte al contesto toscano, ma che impiegarle al fine di produrre elevati quantitativi di elettricità potrebbe comportare un elevato numero di impianti – con conseguente incremento del consumo di suolo.

Pure, nessun detrimento sugli indubbi vantaggi insiti nell’azzeramento totale delle emissioni promesso dagli impianti binari, tanto che lo stesso Basosi ha sottolineato di credere molto nello sviluppo, anche in Toscana, di queste tecnologie: «Il mondo della ricerca ha una grande responsabilità – ha evidenziato l’accademico senese – se la geotermia diventerà più pulita sarà anche socialmente più accettabile».

I miglioramenti finora conseguiti dagli impianti già presenti in Toscana (si pensi all’introduzione degli abbattitori AMIS) dovrebbero rassicurare sul positivo sviluppo delle tecnologie nel corso degli anni, ma spesso non appaiono adeguatamente percepiti.

Riguardo ai legami tra salute e geotermia, ad esempio, tutte le indagini finora concluse in Toscana (in particolare le due coordinate dall’Agenzia regionale di sanità) non hanno trovato evidenze di causalità tra la produzione di energia elettrica da geotermia e un aumento nei tassi di mortalità (anche il frequentemente citato studio del 2014 firmato da Basosi e Bravi non mostra «alcuna evidenza di rischi per la salute umana dovuti all’energia geotermica», anche perché né Basosi né Bravi affrontano il tema). Tassi di mortalità che tra l’altro presentano andamenti storicamente diversi tra l’area geotermica tradizionale e quella amiatina, uniche aree toscane ove siano presenti impianti di produzione geotermoelettrica: nel primo caso i tassi di mortalità sono ancora più bassi rispetto alla media toscana, tra le migliori al mondo, mentre, nel  caso amiatino, pur registrandosi valori sopra la media si è osservata negli ultimi anni una regressione.

In quanti sono correttamente a conoscenza di queste realtà, emerse dagli studi scientifici finora condotti?

«A mio avviso – ha osservato Manzella, presidente Ugi oltre che Prima ricercatrice del Cnr, recentemente intervistata da greenreport.it proprio su questi temi – la comunicazione sulla geotermia pecca perché unidirezionale, noi geotermici parliamo ai cittadini ma ascoltiamo poco il territorio: stiamo migliorando ma dobbiamo continuare. Pecchiamo poi di comunicazione all’interno della comunità geotermica, quando invece occorrono messaggi unitari»; esigenza messa in evidenza anche da Cupelli. Appare infatti diffusa tra i relatori la necessità di una più ampia capacità di fare sistema tra gli attori che a vario livello si occupano di geotermia sul territorio. Territorio che a sua volta chiede più condivisione, un’esigenza che trova già importanti leve a sua disposizione.

«CoSviG – ha commentato nel merito Loredana Torsello, responsabile dei Progetti internazionali del Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche – è una società consortile il cui capitale è detenuto interamente dai Comuni delle aree geotermiche toscane, e conta una esperienza trentennale nella gestione di progetti ed iniziative derivati dall’impiego dei contributi economici risultanti della produzione geotermica. Oggi il Consorzio, come braccio operativo degli enti locali soci e della Regione Toscana svolge un ruolo ancora più attivo nelle iniziative volte allo sviluppo socio-economico e rispondenti ai criteri di sostenibilità, in equilibrio fra qualità della vita, conservazione e valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale e nuove tecnologie».

Un modello che ha trovato nuova linfa nell’Accordo generale sulla geotermia del 2007, siglato al fine di avvantaggiare le popolazioni locali (ai 16 Comuni geotermici toscani vengono destinati annualmente oltre 30 milioni di euro) ma anche per migliorare l’impatto ambientale delle attività industriali.

«Fare buona comunicazione su questi temi – ha aggiunto Torsello – è fondamentale ma oggi estremamente difficoltoso, negli ultimi anni sono cambiati sia il contesto sia gli strumenti. È un lavoro quotidiano che va speso sui territori, portando i cittadini su un terreno di condivisione degli interessi, e da questo punto di vista lo sviluppo in loco degli usi diretti del calore geotermico è molto utile».

«Mi trovo molto d’accordo con Torsello – ha concluso Basosi – occorre un approccio complesso, tenendo presente che l’unica energia del tutto pulita è quella che non viene utilizzata; tutte le altre, rinnovabili comprese, hanno qualche impatto. Ed è vero che c’è un aumento nella sensibilità maturata dai cittadini su questi temi. D’altra parte, il paradosso che vede forse un eccesso di comitati Nimby proprio adesso che la produzione di energia si fa man mano più pulita costituisce una maggiore pressione su ricercatori, aziende e finanziatori nello sforzo di sviluppare soluzioni tecnologiche migliori. Personalmente credo che non si possa fare a meno della tecnologia geotermica: abbiamo bisogno della geotermia, che forse tra le rinnovabili è ad oggi la fonte meno sviluppata, e credo valga la pena impiegarla nel modo più pulito possibile».